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Le nostre storie

Monica, angioletto in prima linea combatte il Coronavirus con il sorriso

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Mi sento più a mio agio a stare con i pazienti che ad andare a fare la spesa, mai più!”.

Così scrive Monica Paulati sul suo profilo Fb. Profilo seguito da amici ed amiche che ogni giorno leggono i suoi post ironici che, da sempre, sdrammatizzano situazioni di vita quotidiane.

Adesso un po’ di più. Perchè Monica, angioletto di nome e di fatto, è speciale. Il suo modo di ironizzare anche sulle questioni serie, fa pesare meno il momento che stiamo vivendo e fa sentire tutti un po’ più tranquilli. Un po’ perchè il suo sorriso da forza ma anche perchè è infermiera in anestesia e in prima linea con chi ha contratto questo virus tremendo.

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Monica, oggi si ritrova a lavorare in condizioni diverse da quelle a cui è abituata, deve indossare protezioni speciali molto scomode, intubare un paziente e collegarlo al respiratore, monitorare costantemente i parametri vitali durante un intervento e essere pronta a rianimare, se la situazione dovesse precipitare.

Sull’attenti e pronta a tutto in questo momento di emergenza in cui decisione, sangue freddo e competenza possono permetterle di salvare vite e anche stare vicino a chi invece non ce la fa. Un lavoro che ama e che non cambierebbe per nulla al mondo.

Nei suoi post su Facebook scrive lettere d’amore a suo figlio, con il quale limita il contatto a casa, ma senza esagerare: “Io e lui stiamo lontano pur stando vicini. Anche se qualche abbraccio e bacio, ci sta“, dice.

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Anche da questa tragedia, riesco ad insegnare a mio figlio qualcosa: cosa vuol dire la privazione della libertà, quindi che nella vita si dovrà sempre comportare onestamente, perché la galera é peggio della quarantena; il rispetto della vita altrui e propria, perché sa che i nonni rischierebbero troppo con questo virus quindi ha capito che la quarantena non é un dispetto a lui, ma un gesto d’amore per non toglierli i suoi affetti;

che gli amici anche se non li vedi, ci sono sempre, per una volta si può dire viva la playstation; che il tempo che non dedico a lui, non é tempo perso. le prime cosa che mi chiede quando rientro a casa sono : com’è andata al lavoro e se sono stanca? – poi aggiunge un dolcissimo “ti amo”.

Qualche giorno fa cercava una macchina per il caffè e il mondo web si è mobilitato per fargliela avere. Sia mai che questa eroina e i suoi colleghi restino senza caffeina! O senza potersi fare un toast. Già sono stati senza mascherine… e via alla campagna per la raccolta fondi per la Croce Rossa, per poter comprare dispositivi di sicurezza, che costano troppi soldi. Potessimo inviare baci e abbracci, verrebbero sommersi d’amore.

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Monica indossa mascherine e cuffiette colorate e prepara pane e prosciutto per i suoi colleghi “con i quali si litiga ma con i quali ci si vuole bene” e le persone nei commenti sotto alle sue foto, non si risparmiano con parole di apprezzamento: “bellissima persona, una grande, unica, tosta, un esempio per tutti, come madre come figlia come infermiera come guerriera, sempre con il sorriso anche quando vorrebbe piangere”.

Macchè piangere!!! – risponde lei – Noi siamo donne fortissime, ricordatelo sempre“.

Anche per questa intervista, non si è risparmiata sulla simpatia. Quando le ho chiesto se potevo farle qualche domanda, mi ha risposto” basta che non mi chiedi il peso”!

Monica, come è la tua vita a casa?

A casa vivo praticamente in camera, perché mio padre è altamente a rischio se prende il covid-19. Quindi cerco di stare a casa il meno possibile, e comunque, tra lavoro e croce rossa ho davvero poco tempo.

Cosa vorresti urlare a gran voce?

A voce alta vorrei solo urlare che nel nostro piccolo siamo utili tutti e tutte le categorie lavorative.

Chi riesce a rubarti un sorriso anche quando è dura?

Il sorriso me lo rubo da sola, visto che sono molto auto ironica e molto positiva. Poi chiaramente c’è mio figlio.

Quale sarà la prima cosa che farai quando tutto questo passerà?

Quando passerà tutto andrò in ferie, spero. Ho promesso a mio figlio un viaggio.

Monica e tutti i suoi colleghi che lavorano in ospedale, sono gli eroi dei nostri giorni, per lo sforzo sovrumano che stanno facendo per far fronte a questa urgenza. Ma, finita l’emergenza, dobbiamo ricordarci che gli anestesisti, i rianimatori e gli infermieri, sono eroi 365 giorni l’anno, perchè lottano tutti i giorni per salvare pazienti in condizioni critiche.

Sono tutti figli e figlie, madri e padri che combattono il diffondersi dell’epidemia. Donne e uomini che da settimane lavorano giorno e notte per arginare le conseguenze di un virus altamente contagioso. Arrivano a fine sera stanchi, sconfortati quando i malati non rispondono alle terapie, ma entusiasti perché consapevoli di aver contribuito a salvare vite umane.

Speriamo tutto questo insegni alla politica che è fondamentale spendere soldi nel sistema sanitario, piuttosto che buttarli in inutili scaldacollo e speriamo anche che alla fine, non siano sempre e solo i medici ad essere ricompensati.

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