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Alto Adige

Sanità, la Repubblica autonoma colpisce ancora: ignorata la legge nazionale per l’assunzione degli specializzandi

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La Repubblica autonoma della Sanità colpisce ancora. E lo fa con il consueto modus “autonormante” che ignora le leggi dello Stato italiano.

Una sistematico e ostinato misuso delle competenze istituzionali di cui aveva scritto, solo qualche giorno fa, proprio La Voce di Bolzano in “Formazione medico specialistica: la Repubblica autonoma della Sanità contro il governo di Roma”.

Parliamo questa volta della firma di una dichiarazione congiunta nell’ambito di un convegno che si è tenuto ieri (8 gennaio) a Bolzano. Sottoscrizione con la quale prende avvio ufficialmente la formazione specialistica presso i reparti ospedalieri ed i servizi sanitari altoatesini in base al modello formativo austriaco.

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Come da dispaccio, la dichiarazione è stata firmata, per quanto riguarda la provincia di Bolzano, dal presidente, Arno Kompatscher, dall’assessora competente Martha Stocker, dal direttore generale dell’Azienda sanitaria, Florian Zerzer, e da Monica Oberrauch, presidente dell’Ordine dei medici dell’Alto Adige.

Da parte austriaca, il documento era già invece stato sottoscritto dal presidente dell’Ordine dei medici austriaco, Thomas Szekeres, dal presidente dell’Ordine del Tirolo, Artur Wechselberger e ieri dal direttore dell’Ordine dei medici austriaco, Johannes Zahrl.

Il tutto passato come regolare, anche se da ciò che è rilevabile giuridicamente, il contrasto normativo tra la nuova Legge di Bilancio, le cui direttive sono in vigore dal 1 gennaio 2019, e quanto concordato ieri dalle parti è piuttosto evidente: la nuova legge nazionale, con la sua previsione di assunzione degli specializzandi dall’ultimo anno in poi, delegittima di fatto la Legge Provinciale Omnibus, nonché l’odierno accordo sottoscritto sulla formazione specialistica dei medici, presentato come dato di fatto dall’Ordine di riferimento, dai vertici della Provincia autonoma di Bolzano e da quelli dell’Azienda sanitaria altoatesina.

Senza contare che, in maniera ufficiosa, (vedi denuncia da parte della nostra testata nell’articolo “Formazione medici a Bolzano regolata dal diritto austriaco. M5S: “Disposizione inaccettabile”) la formazione specialistica svolta negli ospedali della Provincia di Bolzano risultava già regolata dal diritto austriaco.

Tale regolamentazione era prevista dall’Ordinamento “Ärzte-Ausbildungsordnung” ÄAO del 2006, che comprende le direttive per i contenuti formativi nonché i periodi di formazione delle singole materie di specializzazione.

Informazione inizialmente visibile sul sito dell’Ordine dei medici dell’Alto Adige all’indirizzo ordinemedici.bz.it, e successivamente oscurata ma documentata qui: “Formazione medici regolata da diritto austriaco: Ordine altoatesino oscura la pagina di internet”.

Ciò che nell’ufficialità passa dunque per un “risultato positivo delle intense trattative che si sono condotte assieme al presidente della Provincia, Arno Kompatscher, con il Ministero della salute e quello dell’istruzione, con il Ministero federale austriaco del lavoro, delle politiche sociali, della salute e della tutela dei consumatori, con gli Ordini dei medici austriaco ed altoatesino, così come con le rappresentanze dei primari altoatesini”, corrisponderebbe solo parzialmente al vero.

Quello che parte ora in Alto Adige, sulla base della formazione specialistica austriaca è un modello con carattere europeo che pone la nostra provincia all’avanguardia in questo settore”, ha affermato soddisfatta l’assessora Martha Stocker.

Lungi dal voler discutere sull’intrinseco e indiscutibile valore dei progetti di collaborazione per la formazione internazionale in qualsiasi ambito, anche quanto affermato dell’assessore provinciale alla Sanità Stocker nasconde sottili ed equivoci limiti di senso.

La Provincia si è, nella contingenza, premurata di assicurare che «La formazione viene realizzata in base al modello formativo medico-specialistico austriaco, nell’ambito di un inquadramento giuridico riconosciuto dal ministero della salute sulla base di una precisa nota verbale tra Austria ed Italia».

Una precisa nota verbale, che tuttavia non permette nel contenuto della concessione (se non di un’approvazione solo formale) la possibilità da parte dell’Azienda sanitaria altoatesina di assumere specializzandi al primo anno.

Se questo avverrà, le eventuali assunzioni mancheranno della necessaria autorizzazione da parte del Ministero della Sanità.

La stessa presidente dell’ordine dei medici Oberrauch non avrebbe alcun titolo, in linea di principio, non solo per firmare, ma neppure per discutere tali argomenti a livello istituzionale (in particolare per quanto riportato all’art. 3 del D. Lgs. 233 del 1946 nonché dalla più recente Legge n. 3 del 2018).

Resta poi il nodo del “doppio binario” o della discriminazione, già denunciato dal sindacato altoatesino dei medici Anaao: anche se potessero essere assunti, per gli specializzandi provenienti dalla vicina Austria sarebbero previsti stipendi superiori ai 3000 euro mensili, con contratto di assunzione a tempo determinato già dal primo anno, mentre per gli specializzandi provenienti dalle università italiane non si andrebbe oltre i 1700 euro (senza contare il fatto che gli specializzandi del resto d’Italia non potrebbero in ogni caso essere presi in carico prima dall’ultimo anno di specializzazione).

«In base alla delibera di assunzione prenderemo le nostre decisioni», ha dichiarato in ogni caso il vicepresidente di Anaao Claudio Volanti.

Ciò che rimane incomprensibile è il principio in base al quale l’Azienda sanitaria locale possa decidere, per di più con una semplice delibera in contrasto con la legge nazionale, a favore di assunzioni non autorizzate e addirittura potenzialmente discriminatorie, se anche fossero legali, di medici specializzandi.

L’emendamento del governo è contenuto nell’attuale legge finanziaria. La legge esiste. E dice tutt’altro.

Il dichiarato intento dell’Azienda sanitaria altoatesina di assumere personale in formazione specialistica a tempo determinato per ottenere una sorta di fidelizzazione al fine di assicurarsi una più lunga permanenza di “specializzandi numerosi e motivati” in provincia di Bolzano sarebbe, oltre che comprensibile, addirittura nobile.

Con il solo limite che l’attuale normativa non lo permette.

Dopo l’ennesimo atto di “autonomismo” amministrativo di Bolzano, ora toccherà a Roma rispondere.

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