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Schwazer in tribunale a Bolzano, duro scontro tra difesa e accusa. Ora è tutto nelle mani del gip

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E’ ottimista Alex Schwazer a poche ore dalla chiusura dell’udienza nell’ambito del processo per frode sportiva presso il tribunale di Bolzano, dove davanti al gip Walter Pelino si è tenuto l’incidente probatorio.

Un’udienza durante la quale è stata esaminata la perizia dei Carabinieri del Ris che potrebbe scagionare l’ex marciatore altoatesino dall’accusa di doping.

I campioni di urina analizzati dopo il prelievo alla 50 chilometri delle Olimpiadi presenterebbero delle anomalie, tra le quali un’eccessiva concentrazione di DNA che non sarebbe compatibile con il suo prevedibile e naturale deterioramento nel tempo all’interno delle provette.

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In sintesi, per il comandante dei Ris Giampietro Lago, il concentrato di Dna presente nelle provette prelevate alla vigilia dei giochi di Rio del 2016 e che portarono alla una squalifica per otto anni del campione azzurro, è ancora troppo alto rispetto ai due anni trascorsi, data la teoria secondo la quale esso è destinato a diminuire rapidamente nel tempo.

L’ipotesi sostenuta dalla difesa di Schwazer è quella dunque di una manipolazione volontaria, un principio che si è duramente scontrato con le tesi dell’accusa, ovvero il legale dell’agenzia antidoping mondiale, la Wada, che riafferma l’assoluta regolarità delle analisi effettuate sui campioni di urina prelevati all’ex marciatore, sottolineando la non scientificità della perizia presentata dai Ris.

Sono tre anni che aspetto, posso aspettare ancora sei o sette mesi. Siamo a un passo decisivo, non molleremo“, ha detto fiducioso Schwazer.

 

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