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Widmann indagato per gli “scaldacollo” e la Provincia vieta le mascherine con la valvola

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Duro colpo per la sanità altoatesina, l’assessore Thomas Widmann è indagato per la questione degli “scaldacollo”. 

Sembra infatti, che gli scaldacollo acquistati dalla Provincia alcune settimane fa e distribuiti gratuitamente alla popolazione siano stati acquistati dalla ditta Texmarkt, di proprietà di Christoph Widmann, cugino dell’assessore. I suddetti “scaldacollo” sono costati la bellezza di 700mila euro, e ieri i Carabinieri si sono presentati negli uffici dell’assessore per richiedere i documenti e fare luce sulla questione.

La faccenda ha preso piede quando alcuni membri del Movimento 5 Stelle hanno presentato un esposto in procura per chiedere delucidazioni sulla questione, sottolineando la sua parentela con il proprietario dell’azienda.

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L’assessore Widmann ha subito respinto le accuse, che in questo caso sarebbero di “turbativa d’asta”, vista la mancanza di una apposita gara d’appalto per l’acquisto degli scaldacollo con queste parole: “Sono convinto che il pubblico ministero avrebbe dovuto capire immediatamente, con un’indagine approfondita, che non c’è nulla alla base di questa accusa. Purtroppo, non è la prima volta che faccio questa esperienza con le autorità statali. Quasi nessun aiuto quando serve, difficoltà burocratiche quando si cercano soluzioni rapide. E poi si viene messi alla gogna. Ma il loro sforzo sarà – come vedremo presto – vano. Sarebbe meglio utilizzarlo altrove”. Ha concluso.

Se le ipotesi di reato dovessero rivelarsi fondate per la Sanità altoatesina sarebbe un secondo duro colpo, vista anche la questione delle mascherine comprate dal direttore generale dell’Azienda Sanitaria Florian Zerzer dalla Cina e bocciate dall’INAIL (con la conseguente iscrizione al registro degli indagati di Zerzer stesso).

Ma c’è un’altra questione da sottolineare: e cioè che mentre la provincia regala “scaldacollo” che non proteggono dal Coronavirus vieta tramite apposita Legge Provinciale (N. 4 del 8 maggio 2020) le mascherine con la valvola.

Infatti, andando a leggere la stessa al capitolo 1 dell’allegato A al paragrafo 5 troviamo testuali parole: “Come protezioni delle vie respiratorie sono utilizzate mascherine chirurgiche monouso o, in alternativa, mascherine in tessuto lavabile e riutilizzabile, comprese quelle realizzate in proprio, che, se indossate correttamente, assicurano la copertura della bocca e del naso. Possono altresì essere utilizzate idonee visiere protettive o protezioni equivalenti. Le mascherine devono essere tutte senza valvola”.

Il divieto di usare questo tipo di mascherine è in parte giustificato, poiché nel caso le indossi un positivo o asintomatico si vedrebbero aumentare i positivi, in quanto chi indossa queste mascherine è protetto ma non lo sono gli altri. Quindi la domanda da farsi è la seguente: perché quando c’era da scrivere la legge sulle misure anti-Covid sono arrivati a”cogliere il pelo nell’uovo” pur di garantire la sicurezza dei cittadini e poi distribuiscono gratuitamente migliaia di “scaldacollo” (la cui poca efficacia è stata ampiamente dimostrata)?

Abbiamo visto come molti esponenti della politica locale (tra cui Widmann stesso) hanno indossato questo scaldacollo, facendo passare il messaggio che fornisca un qualche tipo di protezione, anche se non è così. Se l’attenzione posta nello scrivere la legge provinciale fosse stata posta allo stesso modo nella gestione della questione “scaldacollo” forse oggi non ci troveremmo nella situazione in cui siamo.

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