Politica
Bocchin, Vox Italia: “La scuola di oggi e la digitalizzazione dei nostri figli”
“Quando si pensa ad una riforma scolastica sarebbe bene definire quale sia lo scopo dei cambiamenti, e quale modello di studente si vuole formare“.
Così Michele Bocchin di Vox Italia Alto Adige che prosegue:
“Ad oggi il sistema risulta essere opprimente e concorrenziale, i più deboli vivono l’esperienza scolastica schiacciati dal sistema dei voti, abituati sin da piccoli ad inghiottire il boccone amaro in un sistema che li giudica quotidianamente; sarebbe utile chiedersi quale sia la valenza pedagogica di un’insufficienza e se questa sia utile o meno al miglioramento dello studente.
Sarebbe anche utile chiedersi se sia giusto obbligare un bambino di sette anni a stare seduto composti al banco, lo stesso bambino che probabilmente fa colazione con il tablet in mano. Ebbene in questi anni secondo il progetto dell’attuale governo assisteremo ad una digitalizzazione della scuola.
Inevitabilmente studenti di ogni età saranno costretti alla solitudine della loro stanza, con il viso del proprio insegnante “filtrato” da un monitor.
Esisterà sempre meno la scuola come spazio sociale, il rapporto con il corpo docenti sarà sempre più appannato, le interazioni fra compagni e compagne di classe limitate, il tempo dedicato al vivere una vita reale sarà ridotto.
Questo aggrava su una situazione già esasperata, le maggiori attività sociali ed autoteliche vengono già vissute in spazi digitali; dai social media, ai giochi, e sono pochi i ragazzi che passano il proprio tempo con attività che promuovano ideali come salute e cultura.
Chi pensa che la scuola inizi, finisca e venga cadenzata dal rintocco delle campanelle si sbaglia, la scuola parte dal risveglio, ed è composta da tutti quei rituali che accompagnano fino al ritorno a casa.
La scuola è fatta dal cortile e dai corridoi, dalle interazioni che ci sono in una classe al poter stare vicino al proprio insegnante preferito. Lo studente si trova in uno spazio ricco di stimoli e che sarebbe sconsiderato ridurre ad un luogo ove si immagazzinano informazioni.
Il pericolo della digitalizzazione scolastica è di formare cittadini sempre meno empatici, collaborativi ed adatti a vivere la collettività“.
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