Società
1 maggio, vescovo Muser: “Valorizzare il lavoro e coloro che lavorano”
Il 1° maggio, Festa del lavoro, si fa anche memoria di San Giuseppe lavoratore. È nel lavoro che la persona può realizzarsi, sviluppare la sua personalità e dare il suo contributo alla crescita della società: per questo il vescovo Ivo Muser e la Commissione diocesana per i problemi sociali e il lavoro sottolineano il valore del lavoro e il valore di coloro che lavorano. E come “lavoro” non si deve intendere solo quello retribuito.
Di seguito il testo integrale della nota del vescovo e della Commissione diocesana per i problemi sociali e il lavoro.
“Il lavoro è un fattore essenziale della vita – nonostante i carichi e le fatiche che comporta. Il lavoro non ha solo un prezzo ma è un valore inalienabile, perché dietro ci sono l’uomo e la donna nella loro interezza e dignità di persone. Tuttavia, secondo la comprensione odierna della dottrina sociale della Chiesa, il lavoro deve anche soddisfare alcune condizioni, che possono essere descritte dalle caratteristiche di libero, creativo, corresponsabile e solidale.
Il valore del lavoro e il valore di chi lavora
Il tempo di lavoro è un tempo di vita prezioso. Un lavoro motivante soddisfa ogni essere umano. Spesso il lavoro fornisce anche la sicurezza di un reddito e quindi di solito anche la possibilità di un certo grado di benessere. Allo stesso tempo il lavoro è anche parte integrante dell’identità umana e accanto a quella individuale ha sempre una dimensione sociale per la sua stretta correlazione con il bene comune.
“Lavoro“ non è soltanto lavoro retribuito
Il diritto al lavoro è sancito dalla Costituzione in molti Paesi. Il grande equivoco è che in molti casi è riferito solo al lavoro retribuito. Ma il lavoro è molto di più. Quasi i due terzi del tempo di lavoro sono svolti gratuitamente, in occupazioni che sono estremamente importanti per il benessere dell’individuo e per il bene comune, anche sul piano economico.
La maggior parte del lavoro per il quale non sono previsti né un compenso né un’assicurazione per la vecchiaia riguarda l’area della gestione domestica, della cura e dell’educazione (care work). Il valore psicologico, sociale ed economico del lavoro in autonomia per lo più non è riconosciuto. È il lavoro che uno fa per se stesso, per esempio la costruzione e manutenzione della propria casa, il giardinaggio e gli hobby. Anche l’aiuto al vicinato è lavoro.
Allo stesso modo si pensa troppo poco alle svariate attività di volontariato. Anche se questo lavoro non è pagato e non conta per l’assicurazione di vecchiaia, è spesso un impegno duro che non può essere valutato mai abbastanza per il volontario stesso e per la società.
L’Anno di San Giuseppe
Con la Lettera apostolica “Patris corde” Papa Francesco ha proclamato un “Anno di San Giuseppe” che durerà fino all’8 dicembre 2021 e in cui siamo invitati alla riflessione particolare sul Santo e a lasciarci ispirare dal suo esempio. Il falegname Giuseppe rappresenta il lavoro, che è diventato una questione sociale urgente in questo momento. “La crisi del nostro tempo, che è crisi economica, sociale, culturale e spirituale, può rappresentare per tutti un appello a riscoprire il valore, l’importanza e la necessità del lavoro…“
La fede di San Giuseppe non cerca scorciatoie, ma incontra ciò che incontra “ad occhi aperti”. Chi chiude gli occhi e il cuore e si mostra indifferente al bisogno e all’ingiustizia ignora anche il Vangelo”.
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