Alto Adige
Più partnership per la sostenibilità
Due milioni di organizzazioni in tutto il mondo si occupano di sostenibilità. Anche nel contesto altoatesino questo tema è diventato centrale. Però spesso se ne tratta in ambienti poco interconnessi.
Quali passi dobbiamo fare per ottenere una maggiore connessione e un orientamento comune? Questa domanda è stata posta dalla Rete dell’Alto Adige per la Sostenibilità, in collaborazione con il Centro Pace, in una tavola rotonda con Klaus Egger, incaricato speciale per la sostenibilità dell’amministrazione provinciale altoatesina, affiancato da Jutta Wieser e Benno Kapelari, come esperti facilitatori di dialogo.
Invece di confrontarsi in un classico dibattito, trenta partner della Rete dell’Alto Adige per la Sostenibilità si sono riuniti il 6 ottobre nella Biblioteca Comunale di Bolzano per un incontro diverso dal solito. Nell’intento di un’esplorazione condivisa, ogni voce nella stanza ha avuto ascolto.
Il tema era: a che punto siamo per il raggiungimento dell’obiettivo n° 17 delle Nazioni Unite: la promozione del partenariato globale per uno sviluppo sostenibile?
“Nel teatro abbiamo bisogno, ancor più del proprio talento, della capacità di ascoltarci e di darci spazio a vicenda“, ha spiegato Eva Kuen di PERFAS (Performing Artists South Tyrol), da recente partner di Rete. Questa attenzione reciproca è ciò che dà origine al movimento e alla creatività. Abbiamo bisogno di diversità e di uno sguardo sull’altro anche sul palcoscenico della sostenibilità.
Matteo Graiff, Direttore Generale del Südtiroler Jugendring, ha aggiunto all’ascolto la capacità di fare un passo indietro per la causa comune. La sostenibilità è ormai abbastanza visibile. Ora è il momento di accantonare le nostre visioni e di metterci al servizio del futuro.
Ciò richiede una forte visione per l’Alto Adige, che Johannes Engl, rappresentante dell’Economia del Bene Comune e del Patto per il Futuro, non riesce ancora a vedere. Altrettanto importanti sono nuovi formati di incontro, come il dialogo, l’Open Space, il World Café o il fishbowl.
Studio Comune, FacilitaLab e la cooperativa sociale Blufink già propongono questi formati, incluso all‘Urban Play Agenda 2030 o il prossimo Ideensalon il 22 ottobre a Merano.
La moderazione stessa ha messo in rilievo la forza delle emozioni. „Solo chi si sente bene, può essere un dono per gli altri“, ha segnalato Benno Kapelari. Jutta Wieser ha aggiunto la centrale importanza di affrontare emozioni difficili: „Non malgrado o senza la paura, ma solo al suo fianco diventeremo sostenibili.“
Ancora ci muoviamo in contesti di potere patriarcali e intellettuali, hanno insistito alcune donne nel cerchio. A questo si oppongono numerosi eventi sul calendario future.bz.it: la conferenza “Sfruttamento senza frontiere” e la Marcia delle Donne, entrambe il 15 ottobre a Bolzano, le tre serate sul „Colonialismo – il passato ancora presente“ e i Berlin Change Days a Silandro che tematizzano gli Inner Development Goals. L’importanza di questi obiettivi di sostenibilità “interna” è stata sottolineata da Brigitte Villaronga di BASIS e Mariano Paris del Circolo per il Clima di Velturno.
I contributi nel cerchio sembravano una danza di parole. Nel cerchio interno una sedia, frequentemente usata dai partecipanti, era dedicata alle verità scomode. Quindi era inclusa una delle forze più importanti: il coraggio di esprimere in modo rispettoso le conflittualità, per giungere ad una sostenibilità sinceramente autentica.
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