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Alto Adige

Aiuti coronavirus, sostegno per 17.726 imprese

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Quando la crisi del coronavirus ha iniziato a riverberare i suoi effetti sull’economia dell’Alto Adige, a metà aprile la Provincia di Bolzano ha creato le basi per sostenere le piccole imprese locali nella crisi e per attenuare le conseguenze per le attività di piccole dimensioni. Una modifica a questo scopo è stata inserita nella legge per il supporto all’economia, per introdurre la “possibilità di un sostegno specifico in situazioni di emergenza e di crisi“.

In questo modo la Giunta provinciale ha confermato il proprio sostegno all’economia in difficoltà. “Un aiuto immediato” mirato per soggetti e situazioni più critiche, ha commentato l’assessore provinciale all’economia.

Un contributo fino a 1.000 euro per 17.726 piccole imprese in Alto Adige

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Concretamente il provvedimento ha portato 15.158 piccole imprese fino a 5 dipendenti a ricevere una sovvenzione una tantum da 3.000 a 10.000 euro. “Era importante adottare questa misura per sostenere le numerose piccole imprese sane della nostra provincia e per limitare i danni, ma anche per mettere al sicuro i posti di lavoro” ha sottolineato il titolare provinciale della delega all’economia.

L’assessore provinciale al turismo ha spiegato: “Il turismo è il settore che è stato colpito per primo e in modo molto duro dalla crisi del coronavirus. Per molte delle piccole imprese alberghiere e del settore ricettivo, questo sussidio è stato di grande importanza per coprire i costi di gestione. Abbiamo così garantito liquidità immediata alle piccole imprese“.

96 milioni di euro di contributi erogati

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Il termine per la presentazione della domanda era il 30 settembre. Entro quella data i liberi professionisti e i lavoratori autonomi, le imprese individuali, ma anche le società dei settori dell’industria, del commercio, dei servizi, dell’artigianato, del turismo e dell’agricoltura hanno potuto presentare online le loro domande per questa sovvenzione una tantum. I dati delle domande presentate sono stati ora raccolti e sintetizzati dalla Ripartizione provinciale economia: l’importo totale delle sovvenzioni erogate è di 96 milioni.

Nell’intero periodo sono state presentate complessivamente 17.726 domande. Il contributo una tantum è già stato versato a 15.158 richiedenti. Negli ultimi mesi, la Ripartizione provinciale economia ha esaminato tutte le richieste.

Le domande ricevute a settembre saranno evase in ottobre, dopo che saranno stati messi a disposizione ulteriori fondi con le variazioni al bilancio di previsione che andranno in Consiglio a ottobre” spiega la direttrice di Ripartizione Manuela Defant che aggiunge: “Per molte piccole imprese, la situazione era grave. I costi come le fatture o gli affitti degli edifici sono rimasti da pagare, a fronte dell’assenza di ricavi. Le sovvenzioni una tantum fino a 10.000 euro servono alle piccole imprese in buona salute per superare le gravi strozzature di liquidità“.

Assegnazione settoriale dei contributi per colmare il deficit di liquidità

In termini di ripartizione per settori, il numero più alto di domande si è registrato nel settore dell’artigianato con 5.408 domande, seguito dai servizi con 4.103 domande, dal turismo con 3.905 e dal commercio con 3.094 domande. Dall’agricoltura sono arrivate 1.101 domande. Il numero più basso di richieste è venuto dal settore industriale (115 domande). Negli ultimi mesi, la Ripartizione provinciale economia ha trattato migliaia di domande online. I ricorrenti hanno dovuto provare le difficoltà finanziarie causate dalla crisi del coronavirus.

Per farlo, le 17.726 piccole imprese hanno dovuto dimostrare di aver subito un calo significativo del fatturato di almeno il 50% avendo iniziato l’attività prima del 23 febbraio 2020. Anche il reddito imponibile realizzato nell’ultimo esercizio disponibile e il raggiungimento di un fatturato minimo di 10.000 euro sono stati criteri determinanti per poter beneficiare dei contributi.

Ai richiedenti che hanno iniziato la loro attività nel 2019 non è stata richiesta la prova di una diminuzione del fatturato. Tuttavia, dovevano aver realizzato un fatturato di almeno 1.000 euro in media per mese di attività entro la fine di febbraio 2020.

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