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Benessere e Salute

Celiachia: presto anche in Alto Adige acquisto prodotti senza glutine con la tessera sanitaria?

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Dall’entrata in vigore delle nuove Linee guida per l’erogazione di prodotti senza glutine (Delibere della Provincia di Bolzano 62/2019 e 131/2019) dello scorso 1° luglio, la situazione per l’acquisto di prodotti senza glutine da parte di tutti i celiaci è peggiorata in modo significativo, principalmente a causa della riduzione del valore del buoni mensili, in particolare per le donne, nonché per la procedura di gestione cartacea, burocratica e obsoleta, per l’acquisto di prodotti senza glutine.

Secondo l’Assessore provinciale Thomas Widmann sui limiti di spesa non esiste un margine di manovra legale per allineare gli importi tra uomini e donne, poiché le disposizioni si basano su studi scientifici.

Dopo diversi incontri dell’Associazione Italiana Celiachia Alto Adige con l’assessorato, la Provincia ha creato un gruppo di lavoro con l’obiettivo, dopo vari tentativi falliti negli ultimi anni, di implementare a breve la digitalizza- zione del valore del buono.

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Siamo riusciti a convincere l’amministrazione provinciale che l’implementazione verso una digitalizzazione dei buoni secondo i modelli in uso già in altre regioni ha senso ed è necessaria – sottolinea Stefano Patton, Presidente di AIC Alto Adige – . Questo è l’unico modo in cui possiamo compensare la riduzione dei contributi, perché sarà possibile acquistare prodotti senza glutine anche nel libero mercato“.

Lombardia Informatica ha recentemente presentato un sistema digitale che è stato implementato con successo nella regione Lombardia, rendendo l‘acquisto facile e semplice con l’utilizzo della tessera sanitaria – sia nelle farmacie e nei negozi convenzionali, ma anche nei supermercati.

Il progetto è stato anche approvato dai rappresentanti dell’Azienda Sanitaria Alto Adige e dell’Associazione dei farmacisti.

Secondo il dott. Ortler, direttore ufficiale dell’Ufficio di controllo sanitario questo modello soddisfa i requisiti at- tuali, in particolare per attuare una soluzione nel prossimo futuro.

Alla fine di ottobre avrà luogo un altro incontro in cui verranno decise le fasi successive. I prerequisiti tecnici sono che il progetto può essere implementato dalla provincia entro il prossimo anno.

Salute

Amministrazione di sostegno: introdotta un’equa indennità

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È stata approvata dalla Giunta provinciale, nel corso della seduta di martedì 19 novembre, sulla base di una delibera proposta dall’assessora Waltraud Deeg, l’introduzione di un “Contributo per l’equa indennità per l’amministrazione di sostegno“.

L’indennità è prevista nel caso in cui la persona assistita sia priva di mezzi di sostentamento.

Il tetto massimo annuo dell’indennità, che sarà attribuita all’amministratore di sostegno a partire dal 1° gennaio 2020, ha un importo di 1.200 euro e sarà introdotta come nuova prestazione sociale di carattere economico.

L’indennità ha lo scopo di rimborsare i costi che altrimenti sarebbero a carico dell’amministratore.

L’importo non va inteso come il pagamento del servizio svolto dall’amministratore di sostegno, rappresenta invece un rimborso per le spese sostenute. La prestazione dell’amministratore volontario va comunque ben al di là dell’importo previsto dall’indennizzo e come tale è insostituibile”, sottolinea l’assessore Deeg.

L’amministrazione di sostegno, una forma di tutela giuridica per le persone prive in tutto o in parte dell’autonomia, è stata introdotta in Italia nel 2004.

Prima dell’introduzione di questo istituto esisteva per queste persone solo la possibilità di richiedere l’interdizione o l’inabilitazione.

Dal 2009 la Provincia ha istituito l’elenco provinciale degli amministratori di sostegno volontari. 

Si tratta di un registro di volontari che si rendono disponibili a diventare amministratori di sostegno per persone estranee al proprio nucleo familiare.

Ogni anno, inoltre, vengono organizzati corsi di formazione ed aggiornamento gratuiti riguardanti l’’“Amministrazione di sostegno”, nel contempo vengono attivate regolarmente iniziative d’informazione, aggiornamento e sensibilizzazione per promuovere l’utilizzo di questo istituto giuridico.

Sinora 133 persone sono iscritte nell’elenco provinciale degli amministratori di sostegno volontari e si occupano di persone che a causa di malattia o di altre limitazioni non sono più, o solo in parte, in grado di occuparsi autonomamente dei propri interessi.

Per ulteriori informazioni sulla figura dell’amministratore di sostegno gli interessati possono consultare la pagina web dell’Associazione per l’amministrazione di sostegno.

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Benessere e Salute

Parente o caregiver? L’aiuto della psicologia per chi si occupa di propri cari affetti da demenza

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Con l’aumentare dell’età media della popolazione, un fenomeno con cui si avrà sempre più a che fare sarà la demenza senile, a cui spesso ci si riferisce con il nome di Alzheimer. In realtà la demenza di Alzheimer è solamente una tipologia di demenza, la più comune, che in Italia affligge all’incirca 1 milione di persone (secondo l’OMS).

Attorno a questi anziani ruota però un intero universo di persone, di cui però si parla meno. Questi caregivers (letterlamente: coloro che forniscono le cure) sono circa 3 milioni, coinvolti direttamente o indirettamente nella cura di persone affette da demenza.

Spesso, infatti, sono i parenti o il partner della persona demente che investono tempo, energia ed affetto nel prendersene cura, attendendo con pazienza un sostegno da enti pubblici o privati del settore, in grado di occuparsi a tutto tondo di anziani non autosufficienti.

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Prendersi cura di una persona cara affetta da demenza non è però intuitivo e non è sempre facile capire come comportarsi e che cosa fare.

Vale la pena mettere in evidenza come anche la psicologia può dare un aiuto concreto sotto diversi aspetti, per far fronte ad una situazione sconosciuta e disorientante come quella di un parente che inizia a non essere più indipendente come una volta.

Un primo importante strumento in questi contesti è sicuramente il sostegno psicologico, attraverso dei colloqui che possono essere sia individuali che di gruppo. L’obiettivo principale è rinforzare il benessere di chi si occupa del malato, offrendo strategie per gestire i cambiamenti che una malattia come la demenza porta con sé; si possono ad esempio organizzare degli incontri con il caregiver principale, coinvolgendo al contempo anche la famiglia dell’anziano.

Le dinamiche psicologiche innescate da un caro che inizia a soffrire di una patologia dementigena possono essere diverse e coinvolgere, in modo più o meno diretto, tutti coloro che circondano il malato come ad esempio il partner o, in modo più ampio, l’intera famiglia.

La problematica psicologica principale di cui si parla è quindi lo stress, che si propone sotto varie forme: dalla difficoltà nel conciliare la propria vita personale, familiare e lavorativa con il nuovo compito di prendersi cura di una persona prima indipendente, allo stress emotivo, dato dal vedere una persona cara in difficoltà.

Questo tipo di disturbi infatti, soprattutto negli stadi più avanzati, possono anche portare dei cambiamenti profondi nella personalità dell’anziano, tanto che i propri cari possono faticare a riconoscerlo e gestirlo.

In tutto questo, lo psicologo può sostenere il singolo o la famiglia, ascoltando con empatia ed agevolando la ricerca di soluzioni ottimali per vivere con maggiore serenità questa situazione. Naturalmente, il sostegno psicologico può essere d’aiuto anche al soggetto colpito dalla patologia che, specialmente nelle fasi iniziali della malattia, avrà bisogno di un appoggio nell’accettare di dipendere da qualcuno e lasciarsi aiutare.

Un altro tipo di aiuto in questi casi ci viene dato dalla neuropsicologia, che interviene principalmente nella diagnosi e nella prevenzione delle demenze. Attraverso appositi test, i neuropsicologi riescono a determinare la tipologia ed il livello di gravità della patologia dementigena. Entrambe queste informazioni sono estremamente utili per poi pianificare gli interventi successivi.

Sono infatti sempre più diffusi studi scientifici che hanno come principale obiettivo creare dei training neuropsicologici (dei veri e propri allenamenti per la mente), atti a preservare le abilità cognitive residue del paziente demente, rallentando il decorso della malattia e permettendo di conservare più a lungo la propria indipendenza.

Inoltre, un numero sempre più grande di studi dimostra che l’arma migliore contro le demenze è la prevenzione. La prevenzione consiste, da un punto di vista neuroscientifico e psicologico, nel tenere allenato il nostro cervello con compiti diversificati, come continuare ad imparare cose nuove.

Inoltre, sono sempre più diffusi eventi organizzati da professionisti dove, attraverso attività di gruppo, si svolgono a training cognitivi e giochi per allenare il cervello.

Non si può però evitare di nominare altri fattori protettivi che possono diminuire il rischio di demenza (ma non solo): una dieta equilibrata, esercizio fisico regolare e un consumo moderato di alcool, contribuiscono ad avere un cervello e una mente più sana, come anche evitare di fumare e prendersi cura del proprio sistema cardiocircolatorio.

Un ulteriore aspetto curato dalla psicologia nel campo delle patologie dementigene, è la psicoeducazione: con questo termine si intende la diffusione di informazioni chiare e attendibili, che mirano a rendere consapevoli le persone delle caratteristiche proprie dei disturbi come l’Alzheimer.

Le conoscenze fornite attraverso questi interventi, porterà i pazienti e le persone a loro vicine a comportarsi in modo più adeguato, reagendo alle richieste che emergono nello svolgere questo compito in modo appropriato.

La psicoeducazione può anche aiutare a gestire la paura e l’incertezza per il futuro che la malattia porta con sé, puntando a migliorare la qualità della vita di tutti i soggetti coinvolti.

 

Il contributo per La Voce di Bolzano è della Dr.ssa Lisa Andreatta, specialista in tecniche psicologiche.

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Benessere e Salute

Conservanti: è possibile farne a meno?

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I conservanti ostacolano la crescita di batteri e altri microorganismi; essi vengono aggiunti agli alimenti per prolungare la loro durata di conservazione.

Ciò sembrerà pratico, eppure i consumatori stanno diventando sempre più scettici sull’impiego di conservanti.

Attualmente nell’UE è autorizzato l’utilizzo di 43 conservanti negli alimenti, ad alcuni di essi si attribuisce la causa di reazioni pseudo-allergiche, disturbi digestivi, mal di testa e altri sintomi.

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L’industria alimentare sostiene che l’aggiunta di sostanze conservanti sia necessaria e renda gli alimenti più sicuri.

Ma è possibile farne a meno?

Il settore del biologico dimostra che si può in gran parte rinunciare all’utilizzo di sostanze conservanti” spiega Silke Raffeiner, nutrizionista presso il Centro Tutela Consumatori Utenti.

“Per i prodotti biologici lavorati, l’impiego di conservanti è ridotto al minimo, e limitato a quelli alimenti che per ragioni tecnologiche lo richiedono”.

Determinati conservanti come l’acido citrico, l’estratto di rosmarino, il nitrato di potassio e l’anidride solforosa sono ammessi anche per i generi alimentari biologici, mentre sostanze come l’acido ascorbico, l’acido benzoico, l’acido propionico, l’ortofenilfenolo e la natamicina non lo sono.

Anche in casa si usano raramente conservanti, ma molto spesso ingredienti che esercitano questa funzione, come lo zucchero, il sale, l’aceto o l’alcol.

Chi fa la marmellata in casa utilizzando poco zucchero e nessun conservante, sa che la preparazione deve avvenire in condizioni di massima pulizia, e che la marmellata, una volta aperta, va consumata rapidamente per evitare che si propaghi la muffa.

Sollecitata dallo scetticismo dei consumatori, l’industria alimentare si sta impegnando nella ricerca di alternative.

Molto promettenti da questo punto di vista sono gli estratti vegetali come quello di rosmarino.

Anche alcuni metodi speciali di confezionamento, come per esempio ad alta pressione, potrebbero far sì che in futuro si possa rinunciare all’aggiunta dei conservanti.

 

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