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Bolzano

Falsi patentini di bilinguismo: prime condanne e due anestesiste. Dovranno risarcire il 55% degli stipendi

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La spinosa questione dei patentini di bilinguismo falsi in Alto Adige torna a farsi sentire. Questa volta per raccontare delle prime due condanne inflitte dalla Corte dei conti a due dottoresse.

All’epoca dei fatti erano in servizio per conto dell’Azienda sanitaria altoatesina, impiegate nel reparto di Anestesia e rianimazione dell’ospedale di Bolzano. Adesso sono condannate a risarcire per danno erariale con importi, rispettivamente, di 66 mila e 25 mila euro.

Dall’aula si apprende che si tratta di somme ben inferiori rispetto a quelle richieste dalla Procura contabile, che puntava su cifre di 121 mila euro per la prima specialista e 51 mila euro per la seconda. I giudici hanno però hanno sentenziato di ridurre l’entità del risarcimento, riconoscendo il valore dell’attività professionale svolta nel periodo di servizio.

Il danno erariale spiegato nella sentenza, deriva dal fatto che le due professioniste erano state assunte attraverso un concorso pubblico al quale avevano potuto accedere autocertificando il possesso di un patentino di bilinguismo ottenuto “mediante la fraudolenta presentazione di un documento contraffatto.”

Un requisito ritenuto essenziale per accedere all’impiego pubblico in Alto Adige. Sulla questione, per la Corte dei conti il rapporto di lavoro era stato instaurato in assenza di un presupposto fondamentale previsto dal bando.

Motivo per cui i magistrati contabili hanno accolto, quanto meno in parte, la linea difensiva delle imputate riconoscendo che le prestazioni lavorative rese dalle due anestesiste hanno comunque prodotto un’utilità concreta per l’Azienda sanitaria.

Nelle motivazioni la sottolineatura è molto chiara nei confronti del come la competenza linguistica richiesta dal patentino abbia carattere “complementare” rispetto a quella “tecnico-scientifica” esercitata dalle professioniste nell’attività ospedaliera.

Dunque, quello della conoscenza della lingua tedesca, se confrontato alla professionalità, sarebbe un’aspetto secondario che ha indotto alla decisione di chiedere il solo risarcimento del 55% degli stipendi incassati abusivamente, anziché disporne la restituzione integrale come richiesto dalla Procura.

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