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Ambiente Natura

Il 20 maggio è il World Bee Day : salviamo le api!

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In occasione del World Bene Day i Verdi dell’Alto Adige diramano in un comunicato l’appello alla salvaguardia e alla tutela delle api.

Scrivono i Verdi: “Adulti e bambini conoscono bene la diligente ape operaia. E sanno anche che l’ape operaia non produce solo miele delizioso, ma attraverso il suo lavoro di impollinazione ci permette di mangiare frutti di ogni tipo.

Molte persone però non sanno che da noi, oltre alle api da miele, esistono anche centinaia di specie di api selvatiche.

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Queste api selvatiche vivono sole, hanno la loro casa nei muretti a secco, nelle siepi, nel legno in decomposizione e nel suolo, dove si riproducono.

Queste api ci offrono nel silenzio mille servizi utili.

Impollinano infiniti fiori come le loro sorelle più conosciute, ma siccome non sappiamo della loro esistenza distruggiamo ogni giorno il loro habitat: i muretti a secco vengono sostituiti con muri di cemento, siepi vengono tagliate, il legno caduto viene portato via, il suolo viene sigillato e i pesticidi mettono in serio pericolo la loro sopravvivenza.

È quindi nostra responsabilità fare attenzione alle api, proteggere i loro habitat e sostenerne la diffusione, sia di quelle da miele che di quelle selvatiche. Ogni persona può iniziare direttamente a casa sua, sul davanzale, sul balcone, in giardino e nei campi stessi.

Il benessere e il futuro delle api è nelle nostre mani!”.

Ambiente Natura

Valutazione digitale per terreni e varietà viticole: Laimburg presenta il progetto Rebecka

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Venerdì 22 novembre, gli esperti di viticoltura del Centro di Sperimentazione Laimburg presenteranno insieme ai partner di ricerca il modello di valutazione delle superfici vitate nella zona alpina, sviluppato nell’ambito del progetto Interreg REBECKA.

Modello di valutazione per terreni e varietà viticole in Alto Adige e Carinzia 

La viticoltura alpina ha subìto importanti cambiamenti nel corso degli ultimi anni a causa delle condizioni topografiche e socio-economiche sfavorevoli e dei cambiamenti climatici. In Alto Adige, complici anche il riscaldamento globale, le concessioni dei terreni per la viticoltura riguardano appezzamenti ad altitudini sempre più elevate. 

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Nel progetto REBECKA, coordinato dal Centro di Sperimentazione Laimburg, insieme a Eurac Research, Joanneum Research e la Camera per l’agricoltura e la selvicoltura della Carinzia, i ricercatori hanno sviluppato un modello digitale per supportare nella scelta delle zone più adeguate alla viticoltura in Alto Adige e in Carinzia.

Alla luce del cambiamento climatico, il modello è progettato in modo tale da poter essere adattato periodicamente a ulteriori sviluppi. Il modello di valutazione viene presentato ufficialmente il 22 novembre e successivamente sarà disponile gratuitamente online.

Il progetto REBECKA è stato finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale nell’ambito del programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Austria 2014–2020.

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Ambiente Natura

Respiriamo, al via la campagna per migliorare l’aria. La soluzione? Mobilità sostenibile

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L’obiettivo della nuova campagna di sensibilizzazione dell’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima intitolata “Respiriamo – savetheair.it insieme per un’aria migliore” è ambizioso: coinvolgere i cittadini e sensibilizzarli sull’importanza di tutelare il bene comune aria, inteso come risorsa limitata da salvaguardare il più possibile, e in particolare sull’opportunità di migliorare la qualità dell’aria nella zona in cui vivono.

La campagna, realizzata in collaborazione con l’Agenzia per la stampa e la comunicazione, prevede una serie di iniziative mirate a livello provinciale.

Protagonista della campagna di sensibilizzazione è un’azione che accomuna tutti: respirare. È stata avviata questa settimana con una serie di performances da parte di alcuni ballerini professionisti, che a Bolzano e Merano hanno eseguito, in alcune piazze maggiormente interessate dal traffico cittadino e dalle emissioni inquinanti che ne derivano, una coreografia armonica ed equilibrata, che simulava il movimento della respirazione.

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Si tratta di un primo passo verso una serie di iniziative che saranno proposte su tutto il territorio.

Andare a piedi, utilizzare la bicicletta o l’autobus, ma anche semplicemente ridurre la velocità in autostrada – ha spiegato l’assessore provinciale all’ambiente Giuliano Vettoratosono piccoli, grandi, gesti quotidiani che servono a tutelare la nostra salute e anche l’aria che respiriamo. Scegliere mezzi alternativi all’auto privata rappresenta una sfida che ognuno di noi deve intraprendere consapevolmente: con l’aria inquinata si vive male“.

Azioni di sensibilizzazione sono già state implementate in ambito scolastico con l’iniziativa “passi per il clima” che coinvolge gli alunni delle scuole e i loro genitori, ha ricordato l’assessore facendo presente che in Alto Adige vi è una buona rete di piste ciclabili che consente di spostarsi anche da una città all’altra senza usare l’auto.

La ricetta per migliorare la qualità dell’aria è la mobilità sostenibile: non si tratta di demonizzare l’auto, ma di offrire alternative valide“, ha aggiunto l’assessora meranese Madeleine Rohrer ricordando le misure del piano mobilità del suo Comune che punta alla riduzione dell’8% delle emissioni puntando su bus elettrici, più spazi per pedoni e ciclisti e nuovi parcheggi.

Le misure contro i biossidi di azoto NOX sono necessarie perché vi sono superamenti del valore limite annuale (40 microgrammi al metro cubo) vicino all’autostrada e alle strade più trafficate dei maggiori centri urbani dove si verifica il cosiddetto effetto canyon, come Bolzano e Merano.

Per questo è stato concordato assieme alle amministrazioni comunali il Programma NOX 2018-2022 con misure per ridurre le emissioni del 10% entro il 2020.

La campagna

La campagna Respiriamo – wir atmen ha come obiettivo principale la riduzione delle emissioni di biossido di azoto NO2. Attraverso la campagna di sensibilizzazione vengono offerti una serie di comportamenti alternativi da adottare: rinunciare almeno una volta alla settimana all’automobile, ridurre la velocità per ridurre i consumi di carburante, utilizzare la bicicletta o andare a piedi.

L’iniziativa proporrà nelle prossime settimane azioni di lancio, attraverso manifesti affissi alle fermate degli autobus, video su bus e treni, una campagna su quotidiani e media locali, oltre una campagna digitale sui social media (facebook, youtube, instragram).

I messaggi della campagna saranno ospitati anche nei palazzi provinciali e nelle scuole. Informazioni sulla campagna sul sito savetheair.it o sul portale dell’ambiente.

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BIDONZOLO

Alfabeto Ecologico: I di Immondizia

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Oggi il nostro alfabeto ecologico arriva fino alla lettera “I” proprio di “immondizia“.

Parliamo sempre dell’immondizia come un problema relativamente moderno, ma la verità è che esiste da sempre, da quando l’uomo ha iniziato a nutrirsi e a cacciare.

Solo che negli anni, purtroppo, è cresciuta con noi. Ai tempi della preistoria la spazzatura era poca, costituita solo dalle ossa degli animali che l’uomo cacciava, dalle armi che servivano per cacciare e dagli utensili necessari per mangiare.

Non avevamo ancora tempi e modi per produrre immondizia.
Dalle campagne e le zone più periferiche in cui i cacciatori hanno continuato a vivere per millenni, ci si è spostati sempre di più verso i centri abitati: ma ancora non c’erano i bagni e le toilette!

Di diverso però c’era che le persone concentravano la loro esistenza negli stessi posti, conducendo una vita molto più sedentaria, iniziando a concentrare rifiuti e avanzi.

Le condizioni igieniche presto iniziarono a peggiorare perché l’immondizia cresceva e nessuno se ne preoccupava: i cacciatori che vivevano in giro sopravvivevano di più, ma gli agricoltori e i primi mercanti dovevano sperare di non ammalarsi.

L’igiene non era delle migliori! I venditori ambulanti, i bottegai, gli animali che trainavano i carri, contribuivano a produrre immondizia, che veniva spesso lasciata per strada.

Anche i macellai buttavano gli avanzi in giro, dove capitava.
Pensate che odore!

Nell’Antica Roma, finalmente, s’iniziarono a studiare le prime soluzioni per arginare la situazione e vennero create le prime fognature, le cloache appunto, e i primi bagni pubblici.

Fuori dalle città vennero costruite le prime discariche, luoghi adibiti alla raccolta di tutta la sporcizia e gli avanzi.
Qui si buttava di tutto: dalle macerie agli avanzi.

Il Monte dei Cocci e Montecitorio sono due colline create con l’accumulo di anfore rotte, pensate un po’!

Nel Medioevo s’introduceva la tecnica della concimazione: avanzi di cibo ed escrementi si usavano per gli orti.
Ma ancora non comparivano servizi igienici o bagni nelle abitazioni.
I resti dei cibi, per fortuna, erano pochi perché in cucina si utilizzava pressoché tutto, senza buttare via niente.
E i migliori spazzini erano ancora i maiali che razzolavano liberamente per le strade, mangiando quello che trovavano: la pulizia nelle città ci ha messo qualche secolo prima di iniziare a funzionare!

Solo nel Rinascimento fu deciso che i proprietari di casa dovevano pulire il proprio tratto di strada o la bottega o la parte di mercato in cui lavoravano. Gli animali però erano ancora liberi di sporcare dove volevano. Anche per questo ogni via restava coperta da melma, eliminata quando non se ne poteva più fare a meno: ad esempio al passaggio di una persona importante o vicino alle fontane pubbliche.

Chi si occupava di raccogliere quella “melma” dalle strade, la rivendeva come concime ai contadini o la abbandonava fuori dalle mura della città. Si è andati avanti così per un bel po’…

La Rivoluzione industriale ha portato grani cambiamenti nella gestione dell’immondizia: le invenzioni tecnologiche e il problema dei rifiuti divennero una grande sfida da vincere.

Aumentando le industrie, cresceva il benessere e aumentavano anche le persone e di conseguenza anche i loro bisogni e i loro scarti.

È con l’arrivo della plastica e delle prime fibre sintetiche, ma anche delle stufe a carbone e a legna… fino alle automobili che l’immondizia è aumentata senza mai trovare fine.
Gran parte dei prodotti sono diventati usa e getta, aumentando la produzione di imballaggi difficili da raccogliere.

Abbiamo iniziato così a portarci a casa sempre più materiali che, una volta usati, impiegano millenni per essere smaltiti. Insomma, dividiamo il mondo con l’immondizia da ormai due milioni di anni.

La conosciamo bene.
Così tanto da inventarla e farle inquinare il mondo.

Ancora non abbastanza però da riuscire a fermarla.

Alla prossima, Bidonzolo.

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