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Benessere e Salute

Invidia, gelosia e competizione nei bambini (e non solo)

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Invidia, gelosia, competizione. Quante volte abbiamo sentito parlare di questi sentimenti. Ma chi li prova? Perché? Cerchiamo di capire meglio.

Dall’invidia nessuno è immune. È vissuta da tutti, ma pochi l’ammettono. Perché? È dolorosa per sé e gli altri. Ci è però utile: segnala che manca qualcosa (dandoci la spinta a migliorare); ci avverte che c’è qualcosa che desideriamo raggiungere.

Confrontarsi con le nostre mancanze è un indispensabile punto di partenza per prendere coscienza dei propri difetti e di quello che potremmo migliorare di noi stessi e della nostra vita.

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Questo complesso sentimento s’instaura fin da piccoli. Non va né negato né censurato, ma riconosciuto per poterlo comprendere, affrontare e trovare il modo di superarlo. È quindi importante fronteggiarlo, affinché non diventi negativo.

Nei primi anni di vita, questo compito è anzitutto dei genitori (caregivers) e, successivamente, anche di chi si cura della formazione ed educazione civile e sociale (ad es. docenti) di bambini e adolescenti.

L’invidia, quindi, fa bene o male? La psicologia dell’invidia ci insegna la sua duplice forza (negativa e positiva), vedendola in termini d’opportunità e produttività. Essendo un’emozione complessa è anche strettamente legata all’autoconsapevolezza e alla capacità di confrontarsi con gli altri e il sistema di norme e valori sociali in cui viviamo. Non sempre è da ritenersi negativa: può rappresentare uno stimolo costruttivo per migliorarsi.

L’importante è saperla riconoscere e accettare, senza cadere nella sua “trappola” distruttiva.

Nei bambini così come negli adulti, l’invidia non è sempre legata al fatto di “non avere”. Può avere tanti bersagli e cause!! Che sia per amicizie, voti, giochi, etc, il bambino la manifesta in due modi: costruttivo (s’ingegna per raggiungere lo stesso risultato) o distruttivo (s’arrabbia e vorrebbe distruggere l’oggetto del desiderio e/o il suo proprietario).

Può essere nei confronti di un fratello, un amico o un compagno di scuola. Infatti, bersagli preferiti dell’invidia spesso sono persone a noi vicine e a cui vogliamo bene (compagni di classe, colleghi, amici o fratelli): poter avere le stesse opportunità rende dolorosal’inferiorità rispetto ai successi dell’altro, specie in campi per noi rilevanti.

Nei più piccoli, può nascere in base a parametri che loro considerano importanti, soprattutto l’attenzione ricevuta dagli adulti (genitori e insegnanti in primis). Al di là della causa specifica iniziale, il bambino desidera essere allo stesso livello o superare gli altri perché crede che, se non lo fa, riceverà meno attenzione, amore e stima.

L’invidia nei bambini non deve però spaventarci: può essere canalizzata in maniera positiva. Si può creare nei nostri figli un sano spirito competitivo, diventando quindi un motore importante nella loro vita. Importante è che ci sia un impulso a superare se stessi, senza che si trasformi nel desiderio che l’altro fallisca!

Differenze e somiglianze tra gelosia e invidia

Gelosia e invidia sono entrambe “emozioni complesse di derivazione sociale” e vi sono ampie aree di sovrapposizione tra esse.

Comune per entrambe è la percezione di un confronto sfavorevole in un campo per noi rilevante, che ha ripercussioni negative sull’autostima che, all’interno di un confronto sociale, diminuisce. Si differenziano però per alcuni aspetti.

La gelosia: è più frequente quando nel confronto sociale una nostra qualità viene minacciata. Nasce nel campo dei rapporti affettivi, principalmente per timore di perdere un legame. Spesso accompagnata da: sospettosità, sfiducia, autosvalutazione, paura, ansia e rabbia, ipersensibilità alle frustrazioni, ma anche amore e desiderio verso la persona di cui si è gelosi.

L’invidia: è più frequente quando ci si confronta con chi possiede in maggiore grado una qualità, un bene o una condizione rilevante per noi.

Riguarda prevalentemente il rapporto con i beni o determinate condizioni (successo, potere, status) e nasce dalla percezione di una mancanza nei confronti dell’altro. Spesso è accompagnata da: senso d’inferiorità, forte senso di possesso, desiderio di danneggiare l’altro.Vi può però esserci anche ammirazione e una spinta positiva a emulare chi si invidia.

La competizione

La competizione è qualcosa di naturale, fa parte dell’evoluzione della specie. Cerchiamo di affermarci, di capire nostre (e altrui) caratteristiche, limiti e risorse. Da un punto di vista educativo, è importante osservare nei bambini quale tipo di competizione emerge.

L’abitudine ad un atteggiamento competitivo può portare ad una sfida, con una comunicazione conflittuale, frequenti litigi e rotture amicali-relazionali. Non emerge quindi quello che siamo, ma il prevalente desiderio di mostrare agli altri qualcosa.

L’arrivo di una pagella con molti voti indesiderati dovrebbe permettere ai ragazzi di concentrarsi sull’attribuzione delle cause dell’insuccesso e non sulla competizione.

Alcuni suggerimenti utili:

– favorire e stimolare un atteggiamento cooperativo, dove gli altri diventano risorsa e non nemici
-evitare confronti con altri, perché stimolano spesso invidia e gelosie
-stimolare il minore a riflettere sui propri successi traendone gratificazione (“sei riuscito a…”)
-favorire il supporto tra compagni, aiutandosi l’uno con l’altro. Il piacere di offrire e ricevere aiuto è molto importante per poter risolvere insieme e nel miglior modo possibile eventuali difficoltà. È importante che il bambino non si senta solo davanti ad una possibile sconfitta, ma supportato (da: famiglia, amici, gruppo,..).

Per concludere, non dimentichiamo mai che i bambini non sono altro che il riflesso del comportamento dei genitori e degli adulti. Cerchiamo quindi di dare sempre esempi positivi e costruttivi.

Il contributo per La Voce di Bolzano è della Dott.ssa Martina Valentini, Psicologa e psicoterapeuta

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Benessere e Salute

Ciliegie e acqua provocano il mal di pancia?

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Molti ricordano questo avvertimento ancora dall’infanzia: dopo aver mangiato ciliegie, non si deve bere acqua, altrimenti viene il mal di pancia.

Una possibile spiegazione di questo effetto è costituita dai lieviti naturali che sono presenti sulla buccia delle ciliegie e di altri frutti. Se si mangia una grande quantità di ciliegie – più di mezzo chilo in una volta sola, lo stomaco fatica a digerirla.

L’acido gastrico non riesce infatti a scomporre tutti i lieviti: quando questi fanno poi fermentare lo zucchero contenuto nelle ciliegie, si produce dell’anidride carbonica, che provoca spiacevoli gonfiori. Se oltre tutto si beve molta acqua, l’acido gastrico viene diluito e ciò fa aumentare maggiormente la formazione di gas.

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Non tutti però condividono questa spiegazione.

Gli esperti dell’alimentazione ritengono che in passato la causa del mal di pancia fosse principalmente riconducibile alla notevole quantità di batteri contenuti nell’acqua di fonte. Poiché al giorno d’oggi l’acqua potabile è generalmente di buona qualità, non c’è nulla che vieti di bere un bicchiere d’acqua assieme alla frutta.

Per eliminare i germi eventualmente presenti, ciliegie e altri frutti andrebbero sempre lavati accuratamente prima di essere consumati – suggerisce Silke Raffeiner, nutrizionista presso il Centro Tutela Consumatori Utenti – . Chi ha la sensazione di non tollerare bene la frutta fresca, dovrebbe assumerla in piccole porzioni distribuite nell’arco della giornata anziché una grande quantità tutta in una volta”.

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Benessere e Salute

Come difendersi dalle zanzare: creme, profumi, alcol e cibi grassi le attirano di più

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Con l’estate arrivano anche le zanzare di anno in anno sempre più fastidiose e resistenti. Cosa possiamo fare per difenderci?

Alcune regole sono a carattere generale come evitare l’acqua stagnante dei sottovasi o di qualsiasi altro contenitore che possa trovarsi vicino alle abitazioni. Oltre a pulire i tombini dei giardini condominiali, sarebbe necessario coprirli con una zanzariera ed evitare che s’intasino.

Massima pulizia anche per le fontane o vasche ornamentali dove sarebbe opportuno mettere dei pesci rossi che sono predatori delle larve della zanzara tigre. Come trappole si possono usare dei piccoli contenitori d’acqua contenenti filamenti di rame metallico nell’ordine dei 10 grammi ogni litro d’acqua che risultano tossici per le larve.

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Negli appartamenti è consigliato l’utilizzo delle zanzariere, condizionatori d’aria, apparecchi elettro emanatori di insetticidi liquidi o piastrine ed in questo caso meglio tenere le finestre aperte.

Per quanto riguarda la persona sono consigliabili abiti chiari e evitare colori accesi e meglio indossare vestiti con le maniche lunghe, evitando profumi, creme e dopo barba. Importante anche l’alimentazione dove dovrebbero prevalere frutta, verdura, yogurt e prebiotici che sono antiossidanti e contribuiscono ad aumentare le difese immunitarie.

Al contrario alcolici e cibi grassi sembra che attirino le zanzare.

Il problema delle punture non è da sottovalutare. Nel 2018 sono stati 595 i casi di West Nile, 238 neuro invasivi con 39 casi mortali. La questione però si gioca tutta sulla prevenzione, intervenire quando la stagione ha ormai i caratteri estivi serve davvero a poco.

Attenzione anche ai sintomi. E’ consigliabile il consulto medico se la febbre compare nell’arco di una settimana dalla puntura della zanzara.

Febbre alta che può essere accompagnata da mal di testa, dolori agli occhi e muscolari e nausea.

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Benessere e Salute

Biologi stupefatti: ritrovata piantina rara a Castelfeder

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Il maggio piovoso ed il successivo caldo hanno fatto un bel regalo alla biodiversità: sulla collina di Castelfeder vicino ad Ora lo scorso fine settimana – dopo quasi 100 anni di assenza in Alto Adige – è stato ritrovato un popolamento di Centocchio minore. La piantina fa parte della famiglia delle mirsinacee.

Thomas Wilhalm è radioso: “Elias Spögler, il membro più giovane del gruppo di lavoro “Flora dell’Alto Adige” ha fatto un ritrovamento sensazionale: lo scorso fine settimana sulla collina di Castelfeder ha scoperto un esemplare di Centocchio minore“.

Il biologo del Museo di scienze naturali dell’Alto Adige a Bolzano spiega, che si tratta di una pianta annuale, dell’altezza di uno, due cm, che come il ciclamino fa parte della famiglia delle mirsinacee. Nella zona di Bolzano e nelle valli d’Isarco e Pusteria era molto diffusa fino al 800, gli ultimi avvistamenti risalgono agli anni 30 dello scorso secolo.

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Il Centocchio minore (Centunculus minimus) necessita di suoli aperti e argillosi in zone a bassa quota, ad esempio all’interno di pascoli. Proprio questo tipo di ambienti negli ultimi cento anni ha dovuto lasciare il posto a prati, frutteti e vigneti, il Centocchio minore quindi non ha più trovato il suo habitat naturale.

Però le condizioni climatiche delle ultime settimane – le piogge di maggio ed il successivo caldo – insieme agli incavi rocciosi di Castelfeder hanno restituito alla piantina le sue condizioni preferite: i semi dormienti per decenni nella terra hanno improvvisamente iniziato a germogliare.

In seguito a questo ritrovamento i membri del gruppo di lavoro “Flora dell’Alto Adige” hanno scoperto, sempre sulla collina di Castelfeder e nello stesso habitat, altre specie rarissime, come ad esempio il Ranuncolo sardo (Ranunculus sardous), avvistato l’ultima volta in Alto Adige anch’esso circa un secolo fa.

La collina porfirica di Castelfeder è tutelata come biotopo dal 1977, è caratterizzata da una vegetazione unica per l’Alto Adige: la maggior parte della zona è costituita da prati secchi, ombreggiati da singole querce. Nei tanti incavi si trovano piccole zone umide e stagni. Inoltre, il clima caldo favorisce una flora e fauna mediterranea.

Questa vegetazione è stata creata dall’uomo e dal pascolamento praticato per millenni. Un pascolamento estensivo, adattato alle esigenze della natura anche in futuro sarà fondamentale per la conservazione della biodiversità di Castelfeder.

Il gruppo di lavoro „Flora dell’Alto Adige“ ha sede presso il Museo di scienze naturali ed è stato fondato vent’anni fa da Thomas Wilhalm, che lo dirige tutt’oggi.

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