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Italia ed estero

Italiani rassegnati: oltre mezzo milione di persone non cerca più lavoro

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Tra gli effetti negativi della pandemia c’è anche l’aumento esponenziale degli inattivi del mondo del lavoro. Sono quei disoccupati che rinunciano a cercare un’occupazione, rassegnati all’impossibilità di ottenerla. Sono 567 mila con l’amento del 4,3% e l’Istat fornisce anche la fascia d’età che suscita un’ulteriore preoccupazione: dai 15 ai 64 anni.

Di contro diminuisce la disoccupazione (- 271 mila per un -10,5%) che è però un dato illusorio perché comprende anche chi ha deciso di uscire dalle liste di disoccupazione relegandosi tra gli inattivi del mondo del lavoro. Il calo dell’occupazione coinvolge primariamente i dipendenti a termine ( – 391 mila per un -12,8%) ed in misura minore gli indipendenti (-154 mila, – 2,9%).

Il dato relativo al lavoro dipendente è in parte falsato dal blocco dei licenziamenti prorogato fino al primo luglio. Il calo coinvolge indistintamente sia il lavoro a tempo pieno che quello part time.

Se si tenta una disamina della scelta degli inattivi si delinea un quadro sociale con delle grosse falle: per 85 mila la scelta è dovuta a motivi famigliari, per 68 mila per motivi di studio. Per tutti la convinzione che in epoca di pandemia sia comunque molto difficile se non impossibile trovare un lavoro ed in parte, la paura del contagio nell’ambito del nuovo ambiente lavorativo.

Una sotto categoria è quella degli scoraggiati, quelli cioè che hanno rinunciato a cercare un’occupazione perché non credono più nella possibilità di trovarla.

 

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