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Italia & Estero

Lista dei paesi insicuri? «Metteteci pure anche l’Italia, e vi spiego il perché»

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In questi giorni è dirompente la polemica su quali paesi possano essere definiti sicuri (in termini di accoglienza nei confronti di chi arriva senza documenti, visti o danaro).

Chi scrive non entra nel merito, ma di sicuro nella lista – frettolosamente – preparata dall’UE vi sarebbe una clamorosa dimenticanza: l’Italia. Quello che a mio parere è il paese insicuro per eccellenza.

Perché? Basta chiederlo ai migliaia di cittadini che negli anni sono stati rapinati o derubati mentre rincasano; alle donne stuprate; stalkizzate; soggette al patriarcato dominante; ad interi quartieri ostaggio di centrali di spaccio.

Parlo – ed è una personale considerazione – del Paese dove si guidano vecchi diesel e poche auto green e dove vengono investiti più pedoni e ciclisti che nel resto d’Europa. Il Paese dove i numeri di infortuni e decessi sul lavoro e nelle carceri sono sempre più elevati.

Il Paese dove – impossibile negarlo – hanno trovato terreno fertile Mafia, ‘Ndrangheta, Camorra oltre a corruzione, evasione fiscale, nepotismi, baronie e mafie d’importazione.

Il Paese dove la casa non pare essere un diritto inviolabile, in quanto è capitato che ci si sia assentati per fare la spesa e si sia rientrati trovandola occupata. Il Paese dove se hai diritto ad una casa popolare, attendi una vita per averla, se ti va bene, e nel frattempo dormi in macchina o occupi casa a tua volta.

Il Paese dove nessuno pare avere a cuore il territorio, il buon costruire. Dove si smaltiscono rifiuti pericolosi alla garibaldina, dove capita e meglio conviene.

Il Paese dove sei hai una pendenza penale rischi il carcere in via preventiva e per uscire devi magari confessare o patteggiare. Dove se vieni assolto, ti ritrovi comunque a rischiare di dover subire altri gradi di giudizio o processi bis, ter, quater… sugli stessi fatti. Dove capita che l’errore giudiziario ti tenga in carcere per anni, con tutto quello che ne consegue.

Dove se entri in quello che si potrebbe definire “tritacarne della burocrazia” hai prospettive che neanche Kafka ha osato immaginare. Il Paese dove il lavoro è precario, sottopagato e senza salario minimo per legge, spesso in mano ai caporalati.

Il Paese dove le tue conversazioni private o le cose che ti riguardano, rischi di trovartele sui giornali.

E ancora, quello che ritengo personalmente un paese dove quotidianamente viene gettato l’allarme sul fascismo che ritorna e dove manifestazioni e manifestanti sono spesso protagonisti di polemiche e fatti terribili, ben lontani dal vero significato del far valere il proprio pensiero in modo costruttivo.

Un Paese che secondo il mainstream dei media ha l’economia al collasso, le pensioni verranno tagliate o non pagate – ma solo ad alcuni – e il sistema sanitario imploderà su se’ stesso a breve. Un Paese dove all’opposizione viene imposto il bavaglio e ai generali no.

Detto tutto questo, cari partenti che volete arrivare in Italia, chiedetevelo: ne vale veramente la pena?

 a cura di Stefano Sforzellini

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