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Myanmar in difficoltà tra nuove scosse, raid e soccorsi rallentati

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Il Myanmar è in ginocchio dopo il devastante terremoto di magnitudo 7.7 del 28 marzo, con un bilancio provvisorio di 1.700 morti e centinaia di dispersi.

Il sisma ha colpito con particolare violenza la zona della piana del fiume Irrawaddy e la città di Mandalay, dove i soccorritori hanno estratto vive 29 persone dalle macerie di un complesso abitativo crollato, ma si teme che decine siano ancora intrappolate.

Le operazioni di soccorso sono rallentate non solo dalle scosse di assestamento, ma anche dalla ripresa dei raid aerei da parte della giunta golpista contro i ribelli.

Il Governo di unità nazionale – riporta l’ansa – ha dichiarato una tregua parziale per facilitare i soccorsi, ma la giunta pare abbia ignorato l’appello, bombardando lo Stato di Shan, dove sono morte almeno 7 persone.

Intanto, mancano medicine e attrezzature mediche per migliaia di feriti. L’OMS ha inviato una prima fornitura d’emergenza, mentre la Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ha lanciato un appello per raccogliere 100 milioni di dollari a sostegno della popolazione colpita.

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