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L’impertinente

“Non è l’Arena”: la figuraccia altoatesina approda da Giletti. “Piangono l’invasione ma continuano a battere cassa”

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La questione altoatesina approda con polemiche questa sera alla trasmissione de La7 “Non è l’Arena” di Massimo Giletti.

La dicussione si accende in seguito al confronto tra un esuberante Vittorio Feltri con la deputata e coordinatrice regionale di Forza Italia Michaela Biancofiore e l’ex deputata di FI Nunzia de Girolamo, moglie tra il resto di Francesco Boccia, Ministro per gli affari regionali e le autonomie del Governo Conte II.

Al centro l’unico, il solo, annoso quesito: l’Alto Adige di chi è? E soprattutto, DA CHE PARTE STA la politica quando si parla di quale legge sia necessaria rispettare e a quali normative bisogna attenersi perché questa terra sia degna di essere considerata a qualche titolo ancora Italia?

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La figuraccia globale al solito è quella che mostra alla Nazione intera tutta l’arroganza di quella parte di revanscisti autonomisti come sempre al limite del secessionismo e, come spesso abbiamo affermato anche noi de La Voce, dell’autoreferenzialità normativa che travalica i limiti del buon senso e della Costituzione.

Un atteggiamento spesso appoggiato e sostenuto in silenzio anche in Consiglio provinciale da una parte della politica locale complice e traditrice.

Si fanno tante leggi da soli e sperano che Roma non le impugni così da poter continuare, per prassi, a fare la repubblica sudtirolese autonoma all’interno della Repubblica italiana.

E’ colpa dell’Italia non della Klotz (e compagni ndr) se siamo arrivati a questo punto – sottolinea irritata Biancofiore – . Chi permette a questa gente da decenni di proclamare secessioni e chiedere divorzi, calpestare il Tricolore e disprezzare i simboli dello Stato, di sostenere ex terroristi chiedendo per essi ripetutamente la grazia incassando nel contempo i capitali italici?“.

Parla dei nostri soldi Michaela Biancofiore, i soldi delle tasche degli altoatesini, anche quelli di madrelingua italiana.

Si fanno le leggi da soli anche quando non possono e lo abbiamo visto in questi ultimi mesi, raccontando ciò che succede in Sanità come in molti altri settori del locale e quanto questo autonomismo così spinto da diventare a tratti illecito e anticostituzionale acquisti in arroganza nel momento in cui lo si segnala pubblicamente.

Pare diano corda ai separatisti persino recandosi a Roma per capire come fare a raggiungere lo scopo prefissato, senza che gli altoatesini se ne accorgano e chiedano di essere interpellati in merito a decisioni che riguardano la tutela dei diritti di più gruppi etnici (noi lo abbiamo scritto, tra gli altri, in “Stf e lo strapotere dei secessionisti in giunta, Urzì: “Accordi per la grazia agli ex terroristi con appoggio Svp”).

Abbiamo sentito affermare da Costantino Gallo: “In Alto Adige vige il bilinguismo, ergo va rispettato da tutti, i pazienti hanno diritto di essere accolti nella propria lingua. Ma all’ordine dei medici ci si iscrive solo conoscendo la lingua nazionale come in ogni altro paese del mondo come prescritto dalla legge. In Alto Adige invece, una legge provinciale contro la Costituzione confezionata ad hoc vorrebbe permettere ai medici che non parlano l’italiano di esercitare indisturbati sul territorio“.

Così il dirigente medico padovano che anni or sono aveva pronosticato una reazione italiana all’ormai consolidata arroganza autonormata di codesti autonomisti selvaggi.

Oggi lo sa tutto il Belpaese, se ne parla e se ne parlerà sempre di più. Sotto, il servizio di La7 del 2016 dove i giornalisti de “La Gabbia” ha voluto raccontare anche la storia della Klotz, per 30 anni consigliera provinciale.

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