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L’impertinente

“Non è l’Arena”: la figuraccia altoatesina approda da Giletti. “Piangono l’invasione ma continuano a battere cassa”

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La questione altoatesina approda con polemiche questa sera alla trasmissione de La7 “Non è l’Arena” di Massimo Giletti.

La dicussione si accende in seguito al confronto tra un esuberante Vittorio Feltri con la deputata e coordinatrice regionale di Forza Italia Michaela Biancofiore e l’ex deputata di FI Nunzia de Girolamo, moglie tra il resto di Francesco Boccia, Ministro per gli affari regionali e le autonomie del Governo Conte II.

Al centro l’unico, il solo, annoso quesito: l’Alto Adige di chi è? E soprattutto, DA CHE PARTE STA la politica quando si parla di quale legge sia necessaria rispettare e a quali normative bisogna attenersi perché questa terra sia degna di essere considerata a qualche titolo ancora Italia?

La figuraccia globale al solito è quella che mostra alla Nazione intera tutta l’arroganza di quella parte di revanscisti autonomisti come sempre al limite del secessionismo e, come spesso abbiamo affermato anche noi de La Voce, dell’autoreferenzialità normativa che travalica i limiti del buon senso e della Costituzione.

Un atteggiamento spesso appoggiato e sostenuto in silenzio anche in Consiglio provinciale da una parte della politica locale complice e traditrice.

Si fanno tante leggi da soli e sperano che Roma non le impugni così da poter continuare, per prassi, a fare la repubblica sudtirolese autonoma all’interno della Repubblica italiana.

E’ colpa dell’Italia non della Klotz (e compagni ndr) se siamo arrivati a questo punto – sottolinea irritata Biancofiore – . Chi permette a questa gente da decenni di proclamare secessioni e chiedere divorzi, calpestare il Tricolore e disprezzare i simboli dello Stato, di sostenere ex terroristi chiedendo per essi ripetutamente la grazia incassando nel contempo i capitali italici?“.

Parla dei nostri soldi Michaela Biancofiore, i soldi delle tasche degli altoatesini, anche quelli di madrelingua italiana.

Si fanno le leggi da soli anche quando non possono e lo abbiamo visto in questi ultimi mesi, raccontando ciò che succede in Sanità come in molti altri settori del locale e quanto questo autonomismo così spinto da diventare a tratti illecito e anticostituzionale acquisti in arroganza nel momento in cui lo si segnala pubblicamente.

Pare diano corda ai separatisti persino recandosi a Roma per capire come fare a raggiungere lo scopo prefissato, senza che gli altoatesini se ne accorgano e chiedano di essere interpellati in merito a decisioni che riguardano la tutela dei diritti di più gruppi etnici (noi lo abbiamo scritto, tra gli altri, in “Stf e lo strapotere dei secessionisti in giunta, Urzì: “Accordi per la grazia agli ex terroristi con appoggio Svp”).

Abbiamo sentito affermare da Costantino Gallo: “In Alto Adige vige il bilinguismo, ergo va rispettato da tutti, i pazienti hanno diritto di essere accolti nella propria lingua. Ma all’ordine dei medici ci si iscrive solo conoscendo la lingua nazionale come in ogni altro paese del mondo come prescritto dalla legge. In Alto Adige invece, una legge provinciale contro la Costituzione confezionata ad hoc vorrebbe permettere ai medici che non parlano l’italiano di esercitare indisturbati sul territorio“.

Così il dirigente medico padovano che anni or sono aveva pronosticato una reazione italiana all’ormai consolidata arroganza autonormata di codesti autonomisti selvaggi.

Oggi lo sa tutto il Belpaese, se ne parla e se ne parlerà sempre di più. Sotto, il servizio di La7 del 2016 dove i giornalisti de “La Gabbia” ha voluto raccontare anche la storia della Klotz, per 30 anni consigliera provinciale.

L’impertinente

Medici, l’incubo dei contratti in scadenza: Kompatscher nella morsa arretra e si appella a Roma

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La corsa contro il tempo della Asl altoatesina per trovare una soluzione all’incubo della contrattistica in scadenza (non più prorogabile) per le prestazioni d’opera in Sanità ha oggi il ticchettio dei contatori bomba.

Praticamente un conto alla rovescia che sta facendo precipitare nel panico la dirigenza provinciale e dell’Azienda sanitaria locale.

Sono 83 i medici con il contratto in scadenza e ora l’intenzione della giunta è quella di chiedere una legge che possa risolvere il pasticcio. Un iter il cui esito si paleserà, presumibilmente al fotofinish, come avevamo scritto in questo articolo dello scorso 25 novembre “Schiaffo romano alla Svp: la legge sui contratti d’opera in Sanità verrà modificata“.

Kompatscher nella morsa

La dichiarazione contenuta nella letterina del 21 novembre (pubblicata dal quotidiano Dolomiten) firmata Kompatscher che parlava dell’impegno al ritiro della proroga di due anni concessa ai medici assunti in deroga al patentino (in cambio della non impugnazione della legge Omnibus) impone ora il raggiungimento obbligato di un accordo con il governo e di soluzioni compatibili con i diritti sindacali dei medici.

Come se non bastasse, le critiche da parte della destra tedesca piovono copiose sulla testa del governatore definito, come se già non si trovasse in una situazione difficile, una “lame duck“, ovvero un’anatra zoppa: quel termine che nello slang statunitense sta ad indicare un presidente che non conclude nulla.

Questa politica irresponsabile di rinuncia del governatore Kompatscher sta diventando un problema sempre più grave per l’Alto Adige, in quanto non solo indebolisce la legislazione autonoma della Provincia, ma mina anche la stabilità della giunta provinciale, che è responsabile della legislazione e tutto questo non è stato nemmeno messo in discussione da Kompatscher“, aveva affermato con un certo livore il leader di Sued Tiroler Freiheit, Sven Knoll.

Il tassametro corre

Alla luce di una situazione che ha dell’incredibile, pare che l’azione di rispetto della Costituzione che Costantino Gallo e Fabrizio Pollinzi stanno portando avanti da due anni sia inarrestabile. Infatti, fonti del MoVimento 5 Stelle informano di un loro incontro a Roma presso il Ministero della Salute fissato per oggi pomeriggio, per continuare a parlare di Sanità a livello nazionale con particolare attenzione alla provincia di Bolzano.

Il tassametro corre, e la corsa rischia di diventare sempre più costosa se i tempi di conclusione di un accordo con il governo di Roma da parte della Provincia di Bolzano non si restringeranno. Ma qualcuno lo aveva pronosticato.

Non siamo veggenti, ma una cosa la sapevamo: se nell’infinito carnet provinciale di scuse, proroghe, rappezzi e rimandi potevamo annoverare qualsiasi tentativo (finora riuscito) di sfuggire alla scure romana del rispetto normativo delle leggi nazionali, oggi possiamo ben dire che questa famosa corsa contro il tempo per trovare una soluzione alla contrattualistica dei medici entro fine dicembre, lascia ormai ben poco spazio alla fantasia della giunta bolzanina.

Ergo, questa pericolosa discesa potrebbe portare alle dimissioni del governatore perché, parafrasando uno dei nostri più preziosi consiglieri, le molte narrazioni di sconfitta o di vittoria sulla via degli infiniti tira e molla storici tra la Provincia e Roma in materia di Sanità, ci insegnano infine che le leggi della Repubblica, tantomeno quelle costituzionali, non sono merce di scambio come avveniva nel vergognoso sistema SVPD.

Il paradiso degli approfittatori (parte seconda)

Ricapitolando, con il termine contratti d’opera in Sanità intendiamo prestazioni autonome e senza vincoli di subordinazione, vincolate però contrattualmente e ridotte, in Alto Adige, a strumenti che ostacolano la regolarizzazione delle figure professionali che operano nelle strutture sanitarie.

Alla fine dell’anno in corso, 83 di questi contratti raggiungeranno la durata di due anni (con la legge nazionale che come abbiamo visto ha portato il limite a 3 anni): se dunque la proroga avanzata dalla legge provinciale 8/2019 non sarà concessa, ovvero quella legge che prevedeva la proroga del precariato in ambito sanitario da tre a cinque anni, “per Kompatscher&Co sarà la fine di un sogno, mentre per oltre 200 medici ed infermieri che aspettano la regolarizzazione sarà la fine di un incubo“.

Non si potrà fare altrimenti, poiché la nuova legge Finanziaria prevederà la stabilizzazione di tutti i precari sanitari a livello nazionale compresi, naturalmente, anche i perennemente bistrattati dell’Alto Adige.

Scrive il nostro Pollinzi: “Vedo alquanto inutile l’appello del ‘borgomastro’ Arno al ministro Boccia, al quale chiede una soluzione al problema locale. Strano però, che prima minacci il governo perché resti fuori dalle questioni e dal ‘regno Alto Adige’ ed ora invece ne supplichi un intervento risolutorio, mendicando un’altra porzione come nella tradizione di Olver Twist.

Ora vedremo cosa succederà per altre questioni fondamentali come la proporzionale etnica e le iscrizioni agli albi professionali. Noi saremo comunque lì ad aspettarli, sempre un passo avanti. La Pax Romana che oggi si sta proponendo all‘incontro nella capitale con il viceministro Sileri sarà duratura, ma soprattutto definitiva“.

Chi avanza chi si ritira

In una situzione in cui persino il nostro Arno “Phenomenon” Kompatscher sbaglia a valutare pubblicamente la controversa questione della stabilizzazione dei precari in ambito sanitario affermando che “la carenza nelle prestazioni sanitarie sarebbe addirittura in parte da attribuire agli utenti perché non sarebbero abbastanza previdenti“, c’è chi preferisce, ad un più eleganze valzer della presa di distanza, il passo del gambero.

Parliamo di ANAAO, che pare stia in qualche modo cambiando priorità ed obiettivi, dopo la pur lunga battaglia per i succitati contratti d’opera e la fine del precariato per il personale medico locale.

Il governo e l’Anaao nazionale vogliono stabizzarlo, tanto è vero che anche ieri il coordinatore Benazzato riferiva il successo del sindacato generale per il recepimento della norma sulla stabilizzazione dei precari dopo più di 10 anni di attesa.

Pare invece che il segretario provinciale Edoardo Bonsante, in una recente dichiarazione alla stampa, abbia affermato testualmente che “i precari sono importanti per gli ospedali periferici“. Nel dubbio su una possibile retromarcia dell’ultimo momento da parte del sindacato locale, si attende smentita urgente.

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L’impertinente

“Guerrismi”: GRAZIE EVA, GRAZIE SVEN, per averci ricordato cos’è l’odio nazionalistico

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GRAZIE EVA! GRAZIE SVEN!

Grazie veramente di cuore.

Nelle mie più fervide fantasie immagino la bella lavanderina ed il virgulto della gioventù tirolese venire giù rotolanti pei prati, a ridere e rincorrersi in una calda e soleggiata mattinata di primavera, un po’ come facevano gli omini della Loacker giocherellando con i wafer.

Li immagino felici nel loro Südtirol, un luogo incastonato tra le alpi dolomitiche fatto di fate, elfi, maghi, nani e di qualche medico direttore della U.O.C. Sperimentazione Umana del policlinico di Auschwitz-Birkenau, rifugiatosi lì insieme ad un architetto della facoltà di olocausto dell’università di Berlino, per ben due anni nell’immediato dopoguerra.  

Grazie per averci ricordato cos’è la discriminazione razziale, l’odio nazionalistico, la diversità umana ed il qualunquismo sociale. Avevamo proprio bisogno di quest’ultima perla di saggezza, degna figlia di una propaganda del tragico, reale immagine di una pacifica convivenza sempre vantata ma mai realizzata.

E proprio a ridosso del trentesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, uno dei più bei ricordi che conservo nel mio cuore, mi ritrovo a dover assistere all’innalzamento di un altro muro, quello di Bolzano.

Il manifesto raffigurante un cadavere stile CSI con lenzuolo e cartellino pendente dall’alluce sinistro, riportante la scritta rigorosamente in tedesco “Il medico non sapeva il tedesco”, campagna contro il bilinguismo, sta suscitando ogni ora che passa sempre più sdegno in tutto il territorio nazionale; lo stesso sdegno pare che stia prendendo anima anche proprio tra gli stessi altoatesini/sudtirolesi, fatto inedito visto che da oltre quarant’anni subiscono un governo locale sempre più improntato ad un’oligarchia di marca germanofona. 

È evidente che lo è.

Il manifesto è stato posizionato in bella vista in quasi tutte le pensiline degli autobus della città di Bolzano, ancor più che riprovevole proprio nelle pensiline che fanno capolino davanti all’ospedale San Maurizio.

Vergognoso.

Ma il Süd Tiroler Freiheit, il partito di Eva “prendi i soldi e scappa” Klotz e di Sven “lo Hobbit” Knoll, con la vergogna ci va a braccetto. Indimenticabili sono il vilipendio alla Bandiera Italiana, la buonuscita TFR dalla politica che ci è costata quasi un milione di euro, la richiesta di schedare i bambini in età prescolare in modo da suddividere i pargoli tra tedeschi e “stranieri”.

Ma questa volta si sono superati. E di tanto.

Noi siamo elefanti, non nella stazza ma nella memoria e ci ricordiamo di tutto. Il mio primo ricordo va alle esternazioni del presidente Kompatscher, che non è un STF, che in una delle sue epiche “vanverazioni” dichiarò che il San Maurizio doveva essere gestito dai tedeschi e non dagli italiani.

Le scuse sempre di Kompatscher a margine delle commemorazioni della “Shoah” di fine gennaio scorso, non sono certamente passate inosservate. Ma il capolavoro che ha acceso l’attenzione mediatica è stata la mossa “sottobanco” dei Freiheit che, così si narra, con un emendamento a sorpresa hanno cancellato la denominazione Alto Adige dalla giurisprudenza del legislatore altoatesino, emendamento ratificato proprio dalla giunta Kompatscher. 

E il San Maurizio?

Si è avverato quanto auspicato dal presidentissimo Kompatscher, gli alLegati della Giunta Provinciale hanno consegnato nelle mani dell’assessore Widmann la gestione della costruzione. 

Il circo mediatico, con tanto di ruota panoramica, che ha portato la Provincia Autonoma di Bolzano all’attenzione dell’opinione pubblica non per la qualità della vita ma per la quantità di droga che si spaccia nel parco adiacente la stazione (che è a pochi metri dal palazzo della provincia), ha trovato nuova linfa proprio nel cartellone di propaganda dei Freiheit. 

La politica nazionale chiede un intervento al fine di porre rimedio alle farneticazioni secessioniste, anacronistiche e demenziali di una parte di popolazione che come ha ampiamente dimostrato, tiene di più agli “euroscellini” che alla bandiera, come Eva Klotz insegna.

Anche il consigliere provinciale del M5S Nicolini con il suo esposto in Procura, la FNOMCEO con una querela, l’Ordine dei Medici di Bolzano, il sindacato ANAAO e l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Bolzano OPI BZ, hanno espresso pubblicamente il loro sdegno circa la campagna diffamante e discriminatoria rivolta non solo ai medici madrelingua italiani ma di qualsiasi madrelingua, anche e soprattutto quella tedesca.

Ora col vostro manifesto avete risvegliato l’orgoglio e la dignità per troppo tempo violate, avete calato la maschera fatta di “trecce bionde e di occhi azzurri e poi…”, dimostrando la vera faccia di chi semina vento per mietere tempesta.

Ora basta.

Grazie Eva, grazie Sven, senza di voi non saremmo riusciti a far capire che “le caprette che ti fanno ciao” sono in realtà montoni ottusi ed intellettualmente disagiati.

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L’impertinente

Muri, muretti e muraglioni. La discriminazione etnica ai tempi della Repubblica

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Alto Adige, ultima frontiera.

Questi sono i viaggi di Bellerofonte a cavallo della sua fidata tastiera alata Pegasus. 

In un pomeriggio piovoso di un autunno inoltrato, passeggiando lì dove una volta c’era il famigerato confine tra l’occidente capitalista e l’oriente marxista che divideva Berlino Est da Berlino Ovest, scorgevo un murale davvero curioso.

In esso è raffigurato un (altro) muro di mattoni con una scritta semicancellata <<SÜDTIROL IST NICHT ITALIEN!>>, letteralmente il Sudtirolo non è Italia, dove alla sua destra campeggia un’immagine sorridente del presidente della provincia altoatesina Kompatscher, alla sinistra una figura maschile che copre la scritta con l’immagine di un bosco a rappresentare la libertà oltre i muri ed infine, proprio al centro, una figura femminile intenta a scrivere <<ANAAO RULES!>>.

Resto sconcertato alla vista di questa rappresentazione simbolica pregna di nazionalismo e di divisione, proprio lì dove per tanti anni il genere umano si è ispirato ai canoni di libertà ed uguaglianza negata, lì dove i sogni di quello stesso genere umano s’infrangevano contro i proiettili delle Grenztruppen.

Anche Pegasus rimase sconcertato. Dissi al mio fido destriero che nonostante la storia ci aiuti a comprendere meglio certi errori per evitarli in futuro, l’uomo riesca sempre a superarsi nel dimostrare il peggio di sé. Pegasus è un cavallo mi chiederete voi, ed io vi rispondo di sì ma con doti eccezionali: infatti comunichiamo con un colpo di zoccolo per dire sì e due colpi per dire no.

Pegasus diede un colpo di zoccolo annuendo alla mia affermazione, mentre la mia mente malata pensava che se anche le leggi in consiglio a Bolzano venivano approvate con questo metodo, si sarebbe definitivamente spiegato il perché di tutte queste impugnazioni davanti alla Corte Costituzionale.

Bentrovati miei carissimi Bellerofontenauti, quella appena conclusa è stata una settimana – anzi due – di passione degna di una “Via Crucis”. 

Abbiamo avuto un consiglio provinciale che ha approvato un emendamento che ha determinato l’abolizione della denominazione italiana “Alto Adige”, che identificava parte di una delle venti regioni della Repubblica Italiana dagli atti pubblici provinciali in ambito europeo, sostituendola con la locuzione “Provincia di Bolzano” mentre restava la denominazione tedesca “Südtirol”, atta ad identificare quella parte di territorio per i madrelingua tedeschi.   

Abbiamo tutti visto il video ripreso durante la seduta del consiglio proprio in merito alla soppressione della locuzione Alto Adige, nel quale il consigliere provinciale Alessandro Urzì esterna con fermezza tutto il suo disappunto per un affronto così grave, senza precedenti e discriminante nei confronti della popolazione locale di madrelingua italiana.

Abbiamo lo stesso presidente della provincia – a proposito, il suo video da “Febbre del sabato sera” su YouTube sta letteralmente sbancando, anche se più che febbre sembra mosso dagli spasmi di una colite – che nella stessa seduta replica al consigliere Urzì che a lui “di persona personalmentepiace di più la denominazione Südtirol, alzandosi le maniche della camicia a mo’ di sfida del tipo ci vediamo fuori al parco (a questo proposito andate a sbirciare queste immagini esilaranti in “Governatori in libera uscita: il video di Disco Kompatscher imperversa sui Social“).

La reazione a livello nazionale è stata simile ad uno tsunami mediatico colmo di sdegno che ha investito Kompatscher e i sempre più revanscisti Sued Tiroler Freiheit, per i quali la storia si è fermata alla stipula del trattato di Saint Germain del 1919.

Non sono mancati gli interventi del Governo, ed è lo stesso Ministro alle Autonomie Boccia a chiedere a Kompatscher di cambiare l’emendamento con il ripristino della denominazione Alto Adige, pena l’impugnazione della legge provinciale, l’ennesima.

Alla fine, nonostante alcuni giorni di autentica resistenza, Kompatscher cede alle pressioni ed alle indignazioni nazionali ed annuncia la cancellazione dell’emendamento, ovvero il reinserimento della denominazione “Alto Adige” in seno allo stesso.

Ripensamento? Rigurgito di coscienza? Rinsavimento politico? Macché!

Lo spauracchio di una impugnazione da parte del Governo, ha ricondotto Kompatscher ed i suoi a più miti atteggiamenti perché la cancellazione della denominazione Alto Adige, è una cazzabubbola in confronto al vero obiettivo della legge n. 30 “Europea Provinciale”. 

Questa legge è nata come sanatoria all’indomani della cancellazione dall’Albo dell’Ordine dei Medici di Bolzano del dr. Müller, primario del laboratorio analisi dell’ospedale di Bolzano, perché non ha superato l’esame sostenuto per la conoscenza della lingua nazionale quindi fuori legge secondo la normativa, e non finisce qui. 

Chi di etnia ferisce, di etnia perisce.

L’articolo 4 della legge prevede che << Tenuto conto delle specificità territoriali della Provincia autonoma di Bolzano, con particolare riferimento alla tutela delle minoranze linguistiche, l’ordine o collegio professionale competente per l’iscrizione […], nel caso della sola conoscenza della lingua tedesca, limita gli effetti dell’iscrizione all’esercizio della professione nel territorio della Provincia autonoma di Bolzano. Resta ferma la vigente normativa in materia di conoscenza delle lingue italiana e tedesca nel pubblico impiego>>.

Fantozzi direbbe “È una caxxta pazzesca”!

Neanche Edoardo De Filippo avrebbe avuto tanta fantasia nell’interpretare a proprio favore una sfilza di normative, a partire dagli articoli 2 e 99 dello Statuto di Autonomia, passando dall’articolo 99 dello stesso Statuto per approdare al DPR n. 574/1988.

<<La lingua italiana è l’unica lingua ufficiale del sistema costituzionale (sentenza n. 28 del 1982) e che tale qualificazione non ha evidentemente solo una funzione formale, ma funge da criterio interpretativo generale delle diverse disposizioni che prevedono l’uso delle lingue minoritarie, evitando che esse possano essere intese come alternative alla lingua italiana o comunque tali da porre in posizione marginale la lingua ufficiale della Repubblica”. (sentenza n. 159 del 2009)>>.

Basta solamente questo per colpire ed affondare la corazzata Bismark della marina imperiale sudtirolese ma non voglio fermarmi qui, voglio lasciare un segno indelebile, ad imperitura memoria.

L’iscrizione all’Ordine dei medici di Bolzano – come tutti gli altri ordini – dà diritto a un medico straniero di esercitare la propria professione su tutto il territorio nazionale; l’art. 4 della legge n. 30 presuppone che l’iscrizione all’ordine dei medici di Bolzano comporta che un medico senza conoscenza della lingua italiana possa esercitare solo nell’area della Provincia di Bolzano. E l’assessore alla Sanità Widmann ci mette il cappello: 

<<In conclusione, vorremmo annotare che in caso di un eventuale trasferimento del posto di lavoro di un iscritto nell’albo professionale al di fuori dell’Alto Adige, è in ogni caso opportuno comunicare all’ordine professionale competente che la verifica della conoscenza linguistica è stata effettuata con riferimento alla lingua tedesca e non a quella italiana>> Der Landesrat/L‘Assessore Thomas Widmann.

La restrizione territoriale dell’esercizio della professione così come prevista nella legge, ha una base giuridica in palese contraddizione con il codice professionale dei medici. Se l’iscrizione all’albo dei medici di Bolzano porta immediatamente e direttamente a livello nazionale l’effetto della competenza medica dell’iscritto, automaticamente l’iscritto può esercitare su tutto il territorio nazionale.

Se invece la legge provinciale consente l’iscrizione all’albo di medici che conoscono solamente il tedesco limitando il loro esercizio professionale solo al territorio altoatesino, l’Ordine dei Medici di Bolzano costituirebbe una sorta di “extraterritorialità“, creando un precedente improponibile considerato che lo stesso Ordine è parte integrante del sistema sanitario nazionale, oltreché organo sussidiario del Governo.

Se non verrà impugnato dal Governo l’obbrobrio normativo partorito dalle menti teutoniche della politica altoatesina, che restringerà di fatto ancor di più la possibilità dell’esercizio di medici dichiarati appartenenti al gruppo etnico italiano – perché non dimentichiamo che sul suolo italiano vige ancora la vergogna della proporzionale etnica – assisteremo ad una vera e propria campagna di pulizia etnica nei confronti degli italiani.

Esagero? Quando entreremo al pronto soccorso e non troveremo più un medico, un infermiere o un qualsiasi funzionario che comprenda l’italiano per poter esporre la propria emergenza, cosa faremo? Se non verrà rispettato il diritto costituzionale alla Salute, se non verranno rispettati tutti quei diritti garantiti dal consorzio civile, assisteremo ad una diaspora imposta da un regime politico di chiaro stampo nazionalista.

Se il governo non impugnerà questa legge, sarà la “morte dello Stato nazionale Italiano” in Alto Adige e si sancirà l’“extraterritorialità” della Provincia di Bolzano.

E conoscendo l‘arroganza della politica locale intellettualmente gretta e miserrima, non mi meraviglierei che in piazza Walther venisse eretta una statua con le fattezze di Kompatscher alla quale tutti i cittadini dovranno inchinarsi, come fece il re Nabucodonosor. 

Caro mio Pegasus, la storia insegna, la storia è maestra di vita.  

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