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Società

Nuovo anno e nuove sfide per il 6° reggimento Alpini

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Con le Truppe Alpine dell’Esercito sempre più orientate a sviluppare ed incrementare le proprie capacità ad operare in situazioni di verticalità e articità, vengono ad essere naturalmente esaltate le caratteristiche di impiego di un’Unità come il 6° reggimento Alpini che ha nella competenza ad agire in tali contesti la sua peculiarità più specifica.

Così gennaio inizia subito con gli istruttori di sci del reggimento impegnati in un corso formativo per il personale più giovane ed in un’attività di movimento e sopravvivenza in quota e su terreno innevato a favore di militari statunitensi appartenenti al 2500 Digital Liaison Detachment, mentre gli assistenti militari alle piste da sci – più conosciuti come “soccorritori piste” – proseguono nel loro importante servizio a disposizione della collettività sulle piste da sci di San Candido e, da pochi giorni, anche su quelle del Lagazuoi (passo Falzarego).

Il tutto nelle massime condizioni di sicurezza possibili, grazie all’instancabile lavoro degli operatori del servizio Meteomont del reggimento che monitorano con estrema attenzione le condizioni del manto nevoso e forniscono in modo tempestivo i dati necessari alla compilazione del bollettino dell’Esercito sul pericolo valanghe (consultabile sul sito www.meteomont.org).

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Intanto a Villabassa, nel circuito di guida off road delle Truppe Alpine, gli istruttori del 6° stanno istruendo i conduttori di automezzi degli altri reggimenti Alpini e della Protezione Civile nella guida in condizioni di scarsa aderenza su neve e ghiaccio e, a San Candido, le giovani reclute di recente assegnazione alle Truppe Alpine stanno ultimando il loro primo ciclo addestrativo di specialità in ambiente invernale per essere a breve assegnati ai rispettivi reparti di servizio.

Neve e basse temperature, quindi, ma non solo perché con la riapertura delle scuole dopo l’interruzione natalizia sono ricominciate anche le lezioni di “avvicinamento alla montagna” che gli istruttori di alpinismo del 6° Alpini conducono ormai da diversi anni in varie palestre di arrampicata con numerosi studenti delle scuole della Val Pusteria.

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Alpini: commemorato a Brunico il 77° anniversario della battaglia di Nikolajewka

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Il 26 gennaio 1943, a Nikolajewka, gli Alpini della Divisione Tridentina scrissero l’ultimo capitolo di una delle storie militari più conosciute dell’Esercito Italiano, l’eroico ripiegamento dal fronte russo durante la 2^ Guerra Mondiale.

Un’ultima battaglia per uscire dopo giorni di estenuanti combattimenti dalla sacca dentro cui erano stati chiusi i soldati dell’Asse in ritirata, che vide gli Alpini del 6° reggimento – giunti  per primi  alle porte del paese ucraino – compiere un ennesimo determinante sforzo per consentire il ritorno a casa dei superstiti dell’Armata Militare Italiana in Russia e degli eserciti alleati.

Il loro sacrificio – e quello più in generale di tutti i Caduti – è stato ricordato nella caserma “Lugramani” di Brunico, sede del Comando del 6° reggimento Alpini, con una breve cerimonia commemorativa alla presenza del generale Ignazio Gamba, Vice Comandante delle Truppe Alpine per il territorio, delle Autorità civili locali, dei rappresentanti delle altre Forze Armate e dei Corpi militari dello Stato insistenti sul territorio e delle tante Associazioni combattentistiche e d’Arma da sempre vicine al reggimento.

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Per quei fatti d’arme alla Bandiera di Guerra del 6° reggimento Alpini fu conferita una Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

In sette mesi di durissima campagna sul fronte russo si dimostrava granitica e potente unità di guerra, saldissimo fascio di indomite energie, di ferrea volontà e di leggendario ardimento.

Durante la difficilissima manovra di ripiegamento dal fronte del Don sempre vittoriosamente tenuto, i suoi battaglioni Vestone, Verona, Val Chiese, malgrado le eccezionali avverse condizioni di clima e di elementi, la mancanza assoluta di ogni rifornimento, davano continue fulgidissime prove delle loro fiere qualità guerriere.

Operando con rara abilità in territorio insidiosissimo, pur spossati dalle più aspre fatiche e privazioni, superando ogni umana possibilità di resistenza fisica e morale, a Posto jalyj, e Scheljakino, a Maiakeiewa, a Arnautowo, a Nikolajewka ed in altri numerosi durissimi combattimenti stroncavano sempre nuove e soverchianti forze nemiche appoggiate da potenti mezzi corazzati, e con furore leonino rompevano il cerchio di ferro e di fuoco in cui l’avversario, rabbiosamente deciso ad annientarli, si illudeva di averli ormai chiusi.

Col loro intrepido valore e con la loro travolgente irruenza, in nobile gara di abnegazione, di arditezza e di irresistibile slancio coi battaglioni del reggimento gemello, travolgevano le agguerrite e impetuose truppe nemiche, ne contenevano e ne arginavano la irruente avanzata, creando la indispensabile premessa alla ripresa ed aprivano la via della salvezza a numerose unità italiane ed alleate.

Primi nell’offerta, nella sofferenza e nel sacrificio, i tre ferrei battaglioni, sempre fedeli alla loro antica tradizione, hanno superato con più che leggendario valore il loro eroico vittorioso passato di guerra”.

Significativa anche la presenza all’evento del signor Dante Pocchiesa, classe 1920, reduce della Campagna di Russia che da diversi decenni vive nella cittadina pusterese.

 

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San Francesco di Sales: venerdì 24 il vescovo incontra gli operatori della comunicazione

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È in programma venerdì 24 gennaio, alle 10 nel Centro pastorale a Bolzano, il tradizionale appuntamento del vescovo Ivo Muser con gli operatori della comunicazione nella ricorrenza del loro patrono Francesco di Sales.

Al centro dell‘incontro il patrimonio della memoria, secondo il tema scelto dal Papa per la Giornata delle comunicazioni sociali 2020.

“Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria. La vita si fa storia“: con la scelta di questo tema per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2020, papa Francesco vuole sottolineare quanto sia prezioso nella comunicazione questopatrimonio.

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Il tradizionale incontro del vescovo con i giornalisti in programma nella ricorrenza del loro patrono san Francesco di Sales, prende quindi spunto dal tema del messaggio del Pontefice per proporre – dopo la celebrazione della Parola – un colloquio sul rapporto tra giornalismo, storia e memoria in Alto Adige.

Su questo aspetto del travagliato percorso della nostra terra, stimolati dalle domande del caporedattore dell’ANSA Trentino-Alto Adige Stefan Wallisch, riflettono assieme al vescovo i direttori dei due quotidiani locali che dal secondo dopoguerra hanno raccontato la convivenza dei tre gruppi linguistici: Alberto Faustini per l‘Alto Adige e Toni Ebner per il Dolomiten. 

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Cordoglio del vescovo Muser per la scomparsa di Otto Saurer

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Il vescovo Ivo Muser esprime ai familiari il suo cordoglio per la scomparsa dell’ex assessore provinciale Otto Saurer, “un uomo che per decenni si è impegnato per la giustizia sociale e per una società che mettesse il noi davanti all’io“, sottolinea il vescovo. 

Per decenni Otto Saurer è stato tra i protagonisti politici nei settori del sociale, della sanità e della scuola in Alto Adige.

Conclusa la carriera politica, è stato tra l’altro presidente de “La Strada – Der Weg“, associazione ecclesiale di cui faceva ancora parte. 

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Il vescovo Muser ricorda Saurer come una persona attenta alle esigenze della comunità, specialmente a quanti erano in difficoltà, come testimonia il suo impegno ne „La Strada – Der Weg“: l’azione sociale e politica di Otto Saurer, sottolinea monsignor Muser, “è stata sempre contraddistinta da grande rispetto verso la persona e dall’attenzione verso il bene comune, verso il noi da anteporre all’io, verso il sostegno concreto a coloro che avevano bisogno di aiuto, verso una società capace di offrire uguali opportunità a tutti“.

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