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Romania: l’esclusione del candidato nazionalista provoca rivolte e scontri

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Il meccanismo di isolamento politico adottato dall’UE nei confronti di chi si discosta dalla linea progressista si sta delineando sempre più chiaramente, estendendosi anche alla Romania.

Ieri sera verso le 23:00 sono state rese pubbliche le motivazioni dell’ Ufficio Elettorale rumeno con le quali è stata disposta l’ esclusione definitiva dalla prossima competizione elettorale nazionale del candidato nazionalista, definito filo russo, Calin Georgescu.

L’ escluso  nella tornata elettorale politica dell’ autunno scorso al primo turno era risultato il più votato ma il voto è stato poi annullato dalla locale Corte Costituzionale, intervenuta in tal senso per la prima volta dalla dittatura di Ceausescu, per presunti finanziamenti illeciti e possibile “ingerenza russa”.

I sostenitori di Georgescu, radunatisi davanti alla sede dell’ente fin dal pomeriggio, hanno reagito alla notizia lanciando pietre, bottiglie e sedie, distruggendo arredi urbani, incendiando alberi e cassonetti ed infine hanno tentato  di entrare nell’edificio governativo, sede dell’ Ufficio Elettorale. La polizia, presente in forze, ha disperso i manifestanti utilizzando anche gas lacrimogeni. La tensione rimane alta anche oggi.

E bene ricordare che l’orientamento delle urne in Europa ha virato inequivocabilmente più volte verso destra – elezioni Europee, elezioni in Francia, Germania, Austria – ed in nessun caso si è potuto cambiare il passo politico delle amministrazioni interessate secondo il volere degli elettori, di fatto disattendendolo e relegando in naftalina i partiti  definiti di destra, nazionalisti o semplicemente, come nel caso di specie, euroscettici, per dare vita ad esecutivi traballanti e risicati, in continuità con la precedente linea green progressista.

Per chi scrive non è un bell’esempio di democrazia, non quando gli elettori vengono ignorati e si ripropongono formule bocciate dalle urne.

A cura di Stefano Sforzellini

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