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Svezzamento – E’ ora di aggiungere il pesce

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Il pediatra dice che è giunto il momento di iniziare ad aggiungere il pesce alla dieta del tuo bambino.

Meglio fresco o omogeneizzato? Come cucinarlo?

Il pesce è un alimento prezioso perché ha un contenuto proteico quasi pari alla carne, ma è più digeribile, contiene meno grassi e di migliore qualità.

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Le linee guida dicono che si può integrare a svezzamento avviato, a partire dal sesto mese, 2-3 volte la settimana. Inizialmente meglio usare l’omogeneizzato piuttosto che il pesce fresco perché durante la sua preparazione vengono utilizzate le parti migliori tra cui il filetto che ha un gusto più delicato ed è più digeribile.

Le prime volte si può aggiungere direttamente qualche cucchiaino di omogeneizzato alla pappa a cui è abituato il piccolo poi, quando avrà conosciuto il gusto, potrà essere proposto da solo con un piccolo contorno di verdure.

Quando si inizia a proporre il pesce fresco ci sarà qualche passaggio in più da fare, in quanto va pulito dalle viscere e dalle squame e poi lavato sotto l’acqua corrente. Dopo la cottura bisogna eliminare la testa, la coda, la pelle e le lische (meglio schiacciare bene con una forchetta per trovare anche quelle più piccole).

Non serve fare ricette troppo complesse, basta cucinarlo al vapore e condire con un filo di olio extravergine d’oliva.

Sono sconsigliati gamberi e crostacei fino ai 2 anni di età, in quanto sono alimenti che potrebbero causare allergia.
Se il bambino è a rischio meglio aspettare fino all’anno di età, prima di aggiungere il pesce alla sua alimentazione.

Ma ai bambini il pesce piace?
La Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica, durante uno studio sulla carenza di iodio, di cui il pesce è ricco, ha dedotto che più di un piccolo italiano su 4 non lo gradisce a causa delle spine  e dell’odore.

Cosa fare in questo caso? Basta proporlo nel modo giusto proponendolo con tante ricette diverse.

I contenuti sopra descritti sono puramente a carattere informativo. Non sostituiscono in nessun modo il parere del medico.

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Come e dove richiedere il calcolo Isee

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L’Isee, indicatore della situazione economica equivalente, è lo strumento di valutazione della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate.

Viene calcolato con riferimento al nucleo familiare del richiedente e sulla base delle informazioni raccolte con il modello Dsu (dichiarazione sostitutiva unica) e delle altre informazioni disponibili negli archivi dell’INPS e dell’agenzia delle Entrate.

Quale nucleo familiare viene considerato per il calcolo ISEE?

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Il nucleo familiare di chi richiede la prestazione sociale agevolata è costituito dai componenti della famiglia anagrafica alla data di presentazione della dichiarazione sostitutiva unica.

Salvo eccezioni (separazioni, allontanamenti, abbandoni), i coniugi che hanno diversa residenza anagrafica fanno parte dello stesso nucleo familiare.

Il figlio minorenne fa parte del nucleo del genitore con il quale convive. Il figlio maggiorenne non convivente con i genitori, ma a loro carico ai fini Irpef, fa parte del nucleo familiare di questi ultimi.

Scadenze
La domanda va fatta ogni anno entro il 31 gennaio dell’anno successivo (per esempio, la domanda del 2019 va presentata entro il 31 gennaio 2020).

Dove
La domanda va presentata esclusivamente presso un patronato che provvederà ad inoltrarla all’Agenzia ASSE.

Per maggiori informazioni consultate i siti della Provincia o della Rete Civica.

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Esperimento di auto svezzamento nel 1939

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Circa settant’anni fa, nel 1939 la dottoressa Clara M. Davis, una pediatra di Chicago (USA) pubblicò i risultati di un esperimento alimentare destinato a sconvolgere le concezioni dietetiche di quell’epoca.

Così fuori dal normale che ancora oggi nessun ricercatore ha avuto il coraggio di riprodurlo.

Anche solo per smentirlo.

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L’esperimento riguardava quello che la dottoressa Davis chiamò “L’auto-selezione alimentare dei bambini appena svezzati”.

L’esperimento si svolse in un orfanotrofio che per l’occorrenza venne trasformato in laboratorio per ricerche nutrizionali.

Parteciparono 15 bambini, figli di ragazze madri o di vedove che non potevano più badare al loro sostentamento.

Il tutto durò in totale sei anni dove, ad ogni pasto, la quantità di ogni alimento mangiato (incluso il cibo che cadeva a terra) veniva meticolosamente registrata.

In più venivano fatte registrazioni dell’altezza e del peso, osservazioni sul transito intestinale, radiografie ossee e analisi sanguigne.

Per l’esperimento vennero scelti bambini dai sei agli undici mesi di vita, nutriti esclusivamente con latte.

La dottoressa Davis scelse questa fascia di età perché i bambini, non avendo ancora sperimentato personalmente altri gusti e non essendo stati influenzati dalle idee delle persone più grandi, non potevano avere pregiudizi o inclinazioni verso nessun tipo di cibo.

Gli alimenti utilizzati durante questi sei anni di esperimento, erano tutti freschi e non conservati.

Il grano era utilizzato in chicchi (niente pane), lo zucchero non veniva utilizzato, il latte era proposto ma non i latticini.

La carne, gli ortaggi e la frutta erano tagliati finemente, schiacciati o grattugiati.

La frutta e la lattuga erano serviti crudi.

I fiocchi d’avena, il grano, il manzo, il midollo osseo, le uova, le carote, i piselli, il cavolo e le mele erano serviti sia crudi che cotti.

Gli altri alimenti erano quasi sempre serviti cotti.

La cottura veniva effettuata facendo attenzione a non perdere le sostanze solubili e senza l’aggiunta di sale o di condimenti.

L’acqua era aggiunta solamente nella cottura dei cereali.

I cibi non erano combinati insieme (nessuna preparazione tipo zuppe o pappe) al fine di assicurare che ciascun alimento venisse scelto solo per se stesso.

I 34 alimenti erano: acqua, latte intero, latticello, sale marino integrale (proposto da solo, non per condire), frutta (mele, banane, succo d’arancia, ananas fresco, pesche), ortaggi (pomodori, barbabietole rosse, carote, piselli, rape, cavolfiori, cavolo, spinaci, patate, lattuga), cereali (fiocchi d’avena, farina di mais, crackers di segale, grano in chicchi, orzo in chicchi), carne (manzo, agnello, midollo osseo, gelatina di ossa, pollo, animelle, cervello, fegato, rognone), pesce (merluzzo).

Tutti 34 gli alimenti venivano serviti ogni giorno, suddivisi su tre o quattro pasti, ognuno servito su un suo piatto separato.

Il cibo non veniva assolutamente offerto al bambino, né fisicamente né verbalmente.

L’ordine dato alle bambinaie era quello di starsene sedute in silenzio accanto al bambino, col cucchiaio in mano, e di non fare alcun movimento.

Se, e solo se, il bambino prendeva in mano un alimento o lo indicava col dito la bambinaia ne prendeva una cucchiaiata e, se il piccolo apriva la bocca, lo imboccava.

Non poteva fare nessun commento su quello che il bambino mangiava o non mangiava, non poteva indicare o attrarre in alcun modo la sua attenzione verso un alimento particolare, né poteva rifiutare o impedirgli di mangiare un qualche alimento.

Il bambino poteva mangiare con le dita o in qualsiasi altro modo volesse, senza alcun commento o correzione da parte della bambinaia. Il vassoio poteva essere tolto solo quando il bambino aveva smesso definitivamente di mangiare, di solito dopo venti o venticinque minuti.

Risultati sulla salute e sulla dieta dei bambini:

Tutti i 15 bambini riuscirono sempre a trovare quello che volevano mangiare, avevano appetito ed erano cresciuti vigorosamente.

Non furono usati lassativi e nessuno aveva mai sofferto di costipazione.

I raffreddori e le influenze duravano sempre tre giorni e senza complicazioni di alcun tipo.

A parte un caso di tonsillite ed un’epidemia di mononucleosi, durante sei anni non ci furono malattie serie.

Quando i bambini stavano per avere un raffreddore o un’influenza, smettevano di mangiare uno o due giorni prima della comparsa dei primi sintomi, e ricominciavo a mangiare con molto appetito un giorno prima della scomparsa definitiva dei sintomi.

Durante la convalescenza i cibi preferiti erano il manzo crudo, le carote e la barbabietola rossa.

Alcuni dei bambini, prima di cominciare l’esperimento, non erano in buone condizioni: alcuni erano denutriti e sottopeso, e quattro bambini erano affetti da rachitismo.

Nel vassoio di uno dei rachitici veniva proposto anche un bicchierino con olio di fegato di merluzzo: il bambino lo sceglieva e lo beveva di tanto in tanto, fino a quando le analisi sanguigne e le radiografie mostrarono che il rachitismo era guarito, dopo di che smetteva di cercarlo.

Agli altri tre bambini rachitici non venne proposto l’olio di fegato di merluzzo, ma guarirono esattamente nello stesso tempo dell’altro, senza ricevere né farmaci, né integratori, né raggi ultravioletti.

Indipendentemente dalle loro condizioni iniziali, tutti i bambini giunsero alla stessa situazione di salute ottimale, ed erano anche più in salute della media dei bambini della loro età, a detta anche di altri medici che li avevano esaminati.

La Devis avrebbe voluto continuare l’esperimento confrontando il funzionamento istintivo di bambini a cui venivano proposti alimenti naturali con quello di bambini a cui venivano proposti alimenti lavorati (pane, alimenti conditi o mischiati, ricette con più ingredienti, zucchero, latticini…), ma rimpianse di non avere più fondi a disposizione per farlo (gli Stati Uniti erano nel bel mezzo della Grande Depressione).

Voi che dite, sarebbe interessante se, con i metodi dei giorni nostri, ricercatori e nutrizionisti potessero condurre l’esperimento che la Devis non poté portare avanti, al fine di determinare con esattezza in quali condizioni ideali l’istinto alimentare funziona con maggior precisione?

I contenuti descritti sono puramente a carattere informativo. Non sostituiscono in nessun modo il parere del medico.

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Quanto è buono e sano lo Schüttelbrot

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Chi vive a Bolzano o ha visitato la città e i suoi dintorni, ha sicuramente cenato o pranzato nei ristoranti caratteristici del centro, dove viene servito lo Schüttelbrot, il pane croccante che, tradotto alla lettera significa “pane scosso”.

In Alto Adige, già dal primo medioevo, si era instaurata una particolare forma di economia basata sulla costituzione di scorte alimentari, che dovevano servire per superare i momenti più difficili dell’anno. Questo a causa del clima piuttosto rigido e relativamente secco, delle difficoltà legate ai collegamenti vari e dell’isolamento degli insediamenti rurali di alta montagna.

Le origini del “pane piatto” risiedono nella zona di Fiè dove le contadine dei masi ne producevano in grandi quantità, due volte l’anno, lasciandolo asciugare all’aria e conservandolo in rastrelliere di legno, perché durava a lungo senza mai perdere la sua croccantezza.

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Il vantaggio della preparazione risiedeva nella conservazione a lungo tempo, senza bisogno di conservanti.

Citato per la prima volta nell’Ordinamento tirolese dei fornai del 1610, il famoso “pane duro” oggi rappresenta la tipica merenda altoatesina servita insieme a speck tagliato a cubetti, formaggio e cetriolini oppure spalmato con la tipica salsa al rafano.

Il pane ideale per chi è intollerante al glutine: la pasta è composta da un mix di farina di segale (min. 50%), farina di frumento di grano tenero e/o di farro, sale, malto di frumento o orzo, lievito o pasta madre, spezie.

C’è anche chi aggiunge grassi vegetali.

La trigonella, elemento fisso dei vecchi orti contadini tirolesi, l’anice, il finocchio, il coriandolo e il cumino selvatico sono le spezie utilizzate per aromatizzare questo tipo di pane. In passato venivano usate per favorire la digestione, oggi solo per dare sapore e profumo.

Lo Schüttelbrot ormai si trova anche nei più comuni supermercati, ma se si vuole provare ecco una ricetta molto semplice da preparare a casa:

Ingredienti per la biga

250 g di farina di segale
250 ml di acqua tiepida
20 g di lievito di birra fresco

Ingredienti per l’impasto

500 g di farina di segale
250 g di farina di frumento
850 ml di acqua tiepida
20 g di lievito
20 gr di sale
5 g di finocchio
5 g di cumino
A piacere, 5 g di trigonella/fieno greco (si può trovare nelle erboristerie ben fornite)

Preparazione:

Sciogliere il lievito in acqua, mescolarlo con la farina di segale fino a ottenere un impasto compatto, e lasciar riposare per ca. 1h a 30°.

Lavorare la biga con tutti gli altri ingredienti e lasciar riposare per altri 15 min. Formare dei panetti da 150 g, disporli su canovacci infarinati e lasciar riposare almeno 10 min.

Mettere un pezzo di pasta su un’asse larga e scuoterlo fino a quando non diventa sempre più largo e sottile, Tagliare dei panetti e metterne uno alla volta su un tagliere di legno abbastanza grande e effettuare dei movimenti circolari decisi cercando di fare allargare ed appiattire il nostro pane.

Cuocere i “cerchi di pane” in forno a 220°C (calore dall’alto e dal basso) per ca. 1h, fino quando non sono dorati e croccanti.

Come si mangia?

Per mangiare lo Schüttelbrot basta frantumarlo in tanti pezzettini e per farlo basta dare un colpetto leggero nel mezzo.
Gli anziani di un tempo accompagnavano ogni morso ad un buon bicchiere di vino.

Uno spuntino davvero sano!

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