Bolzano
Scuola, venerdì 5 febbraio in piazza Magnago la protesta dei docenti precari di Bolzano
Il Coordinamento dei docenti precari della scuola di Bolzano ha indetto, per il prossimo venerdì 5 febbraio, una manifestazione dalle 15.30 alle 17 in piazza Magnago per esprimere totale contrarietà nei confronti delle scelte del Governo provinciale in materia scolastica e, in particolare, in materia di formazione e reclutamento del personale insegnante della scuola di lingua italiana.
“Intendiamo manifestare il nostro pieno disaccordo e la nostra indignazione riguardo a diverse problematiche – si legge in una nota – tra le quali la scelta di non uniformare, già da quest’anno scolastico, l’organico della scuola italiana a quello della scuola tedesca, in modo tale da consentire finalmente un suo pieno adeguamento al fabbisogno effettivo e la stabilizzazione dei docenti precari storici e dei precari cronici, ossia di quelli con più di tre anni di servizio“.
E ancora: “Gli insegnanti della scuola pubblica in provincia di Bolzano vengono trattati difformemente sia rispetto ai colleghi del resto d’Italia, in quanto le misure adottate a livello nazionale non vengono recepite in Provincia (come nel caso dell’assunzione dei precari storici; dell’istituzione dell’organico di potenziamento; della carta del docente; della possibilità di spostarsi tra graduatorie ad esaurimento di diverse province del Paese), in base a presunte nostre irriducibili peculiarità; sia rispetto ai colleghi o agli aspiranti colleghi di lingua tedesca e ladina che, soli, usufruiscono delle disposizioni contenute in norme CHE PERÒ RIGUARDANO ESPRESSAMENTE TUTTI e tre i gruppi linguistici, come nel caso del succitato Decreto del Presidente della Repubblica.
Come è possibile che tale norma non venga fatta valere anche per la scuola italiana, in base alla motivazione, più volte addotta, per cui questa è, anziché ‘peculiare’ e diversa da quella del resto del Paese, ‘aperta’ e ‘fortemente legata a quelle che sono le dinamiche con il resto del territorio nazionale?’
Forse il Presidente della Repubblica non lo aveva tenuto in considerazione, all’atto della firma del Decreto? Non possiamo e non vogliamo pensare che dell’autonomia si possa fare uso a solo vantaggio di una parte e che, nella contraddizione tra competenze dello Stato e della Provincia autonoma, a farne le spese siano gli insegnanti, gli alunni e la scuola di lingua italiana nel suo insieme“.
Tra gli altri punti fondamentali della protesta ci sono:
– la scelta di non prevedere adeguate misure per garantire nelle scuole di tutti e tre i gruppi linguistici lo stesso rapporto tra numero degli insegnanti e numero degli alunni, come i dati ASTAT 2019 avrebbero dovuto suggerire, ma di mettere in atto una politica che, in un solo anno, ha reso tale rapporto ancora più svantaggioso per la scuola di lingua italiana di quanto già non fosse (dati ASTAT 2020).
– la scelta di non attivare, ai sensi di quanto invece espressamente previsto dall’articolo 12 bis del D.P.R. 89/83 (norma di attuazione dello Statuto di autonomia) percorsi abilitanti presso la LUB anche per chi è di madrelingua italiana e non solo tedesca e ladina. Si è creata una situazione, a cui il legislatore provinciale non ha voluto porre rimedio e a cui evidentemente lo stesso ateneo non si è opposto, per la quale a corsi della LIBERA e MULTILINGUE Università di Bolzano non ci si può iscrivere se non si possiedono gli idonei “filtri linguistici” richiesti, e cioè se non si è di madrelingua tedesca o ladina!
– la scelta di richiedere inspiegabilmente, quale requisito di accesso ai percorsi abilitanti presso la stessa LUB, il possesso dei 24 CFU (= crediti formativi universitari) solo agli aspiranti docenti di italiano L2 nella scuola di lingua tedesca, che sono peraltro GLI UNICI di madrelingua italiana ammessi a poter frequentare tali percorsi.

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