Alto Adige
Lucchetti anche allo svago: parla Davide Galasso, proprietario della discoteca ‘Life‘ di Bolzano – IL VIDEO
E’ un tema poco discusso, ma comunque di grande rilevanza quello della chiusura delle discoteche, ormai da un anno strette nella morsa del nuovo lockdown altoatesino.
Assieme a ristorazione e locali pubblici, quello dell‘intrattenimento e dei locali notturni è uno dei settori più penalizzati in Alto Adige. Ormai dimenticato, rappresenta però lavoro e sopravvivenza per tante persone. Lo ribadisce in un video pubblicato qualche giorno fa su Instagram il proprietario della discoteca ‘Life’ di Bolzano, Davide Galasso, che abbiamo contattato.
“Per noi è sempre importante dare voce alla categoria dei locali notturni. Come ormai è noto tutto il comparto dell’intrattenimento musicale e danzante è fermo da 1 anno e a tempo indeterminato, proprio questa ultima considerazione getta un ulteriore peso e difficoltà sull’intera categoria.
Ogni qualvolta le istituzioni si inoltrano nella discussione delle modalità e dei tempi della possibile ripresa delle attività d’intrattenimento si dimenticano del comparto delle discoteche. Infatti prendendo spunto dalle ultime dichiarazioni comparse sul Tg1 la sera del 24 febbraio ancora una volta abbiamo potuto constatare che le istituzioni non hanno affrontato il tema delle discoteche e similari soffermandosi solo su teatri, cinema, musei e manifestazioni musicali in sale adibite a concerto.
Il mio intervento sui social era rivolto a puntualizzare proprio questo aspetto. A mio avviso analizzando nel concreto la questione anche dal punto di vista dei codici ATECO, tanto cari al nostro governo centrale, la differenza tra una sala adibita a concerti, un teatro e una discoteca è talmente minimo da rendere tutte le categorie similari, con una sostanziale differenza, che le discoteche hanno già un loro protocollo covid-19 approvato dalla conferenza delle regioni, quindi siamo già molto più avanti in termini di sicurezza dei teatri, cinema e sale adibite a concerti.
La prova che i protocolli di sicurezza covid-19 soprattutto quelli altoatesini si sono rilevati corretti e sicuri al punto tale che durante il periodo di apertura dei nostri locali non si sono riscontrati contagi. Il mio rammarico unitamente al resto della categoria è proprio quello di aver messo in campo enormi energie e senso di responsabilità ricordando a tutta l’opinione pubblica che i nostri locali sono chiusi dal 29 febbraio 2020 ben una settimana prima del primo DPCM dell’ 8 marzo 2020, che decretava la chiusura per pandemia.
Auspico personalmente che almeno a livello provinciale quando sarà il momento di discutere delle misure da adottarsi per la riapertura dei locali, possiamo sederci a un tavolo per contribuire correttamente alla preparazione dell’ordinanza di riapertura“.
IL CONTRIBUTO PER LA VOCE DI BOLZANO E’ DI ANA CEZARA
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