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Antimafia, via libera ai clan? La Commissione Trasporti smantella i controlli nel settore dell’autotrasporto

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Immagini di repertorio
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Una decisione gravissima, ma purtroppo non sorprendente. Così Cinzia Franchini, presidente dell’associazione Ruote Libere, commenta l’approvazione in Commissione Trasporti dell’emendamento governativo al DL Infrastrutture che modifica in modo sostanziale i criteri di applicazione della certificazione antimafia per le aziende del settore dell’autotrasporto. Una modifica che, dietro una apparente tecnicalità, rischia invece di spalancare le porte alla criminalità organizzata in un comparto già oggi pesantemente infiltrato dalle mafie.

Con il nuovo impianto normativo, infatti, la certificazione antimafia verrà negata solo alle aziende raggiunte da una comunicazione interdittiva formale da parte della Prefettura, e non più, come avveniva finora, anche a quelle colpite da una semplice informazione antimafia. Una differenza solo apparentemente marginale, che in realtà cambia tutto. “A parole potrebbe sembrare una differenza da poco ma nei fatti è un cambiamento sostanziale”, denuncia Franchini.

Viene così indebolito uno degli strumenti fondamentali di prevenzione contro le infiltrazioni mafiose, proprio in un settore – quello della logistica e dei trasporti – che le organizzazioni criminali considerano strategico per i loro affari. “L’autotrasporto per le sue caratteristiche è da sempre oggetto delle attenzioni delle mafie, che vi vedono un modo funzionale per riciclare denaro, accedere a ingentissime risorse pubbliche e per gestire capillarmente tutta la filiera logistica delle merci di ogni tipo”, spiega Franchini.

Una realtà nota da decenni, che peggiora di anno in anno con la crescente deprofessionalizzazione del settore e il progressivo abbandono degli standard minimi di legalità e dignità lavorativa. In questo contesto già gravemente compromesso, la scelta della Commissione Trasporti suona come un regalo in piena regola alla criminalità organizzata.

Ma il silenzio delle principali associazioni di categoria – che siedono all’Albo e saranno chiamate a pronunciarsi sull’emendamento – pesa come un macigno. “I referenti storici delle principali associazioni, da decenni in sella agli enti che governano, sanno benissimo cosa significhi questo passaggio e quali ulteriori voragini possa portare con sé, ma non diranno nulla”, accusa Franchini. Ancora una volta, l’interesse a compiacere il potere di turno prevale sulla tutela della legalità e dei lavoratori onesti.

E oggi il potere ha un nome e cognome: Matteo Salvini. Secondo Franchini, “il più forte oggi è il ministro Salvini e la sua ossessione rispetto alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, anche a costo di allargare le maglie dei controlli”. Le associazioni, anziché alzare la voce, “fanno a gara a compiacerlo”, tradendo quegli autotrasportatori che, tra mille difficoltà, ancora resistono alle pressioni della criminalità e della concorrenza sleale.

Questa non è solo una norma tecnica: è una resa. Una resa silenziosa, ma pesantissima, che avrà conseguenze profonde sulla legalità e sulla sicurezza del trasporto merci in Italia. Un colpo durissimo per chi ogni giorno lavora onestamente, e una vittoria per chi, nell’ombra, continua a manovrare il sistema.

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