Bolzano
In Italia sono oltre 200 i data center già attivi e presto saranno in buona compagnia
In questi mesi si fa un rumoroso parlare di data center e centri di elaborazione per i dati: quello che non tutti sanno è che il Politecnico di Milano ha già certificato attraverso i numeri la trasformazione silenziosa dell’infrastruttura digitale italiana: sono 200 i data center già operativi sul territorio nazionale, con altri 83 in fase di realizzazione.
Nel solo ultimo triennio il settore ha attratto oltre 7 miliardi di euro di investimenti, con proiezioni che parlano di una crescita fino al triplo entro il 2028; dai data center dipende la quasi totalità dell’esperienza che si può fare online visto che tantissimi siti diversi, dai casinò digitali ai server di aziende legate al mondo della manifattura dipendono da questa rete silenziosa di infrastrutture fisiche, spesso invisibili al pubblico ma indispensabili per garantire la velocità e l’affidabilità di ogni servizio in cloud.
Scopriamone di più andando a esplorare dove sono e quali sono le vere protagoniste del settore.
Milano e Roma anche in questo caso sono le capitali dei dati Italiani
Al momento il maggior numero di data center di tutta Italia si trova in provincia di Milano, per circa il 68% della potenza nazionale installata. Il dato colloca la provincia di Milano come il principale hub digitale del paese, luogo favorito anche dalla vicinanza a importanti nodi di connessione internazionale.Roma però è sulla direttrice giusta per diventare il secondo centro Italiano per i centri di elaborazione dati, con circa già decine di data center sparsi lungo il territorio e oltre venti progetti in varie fasi di sviluppo e realizzazione, segno di un interesse crescente anche per il centro italia.
Ad oggi il mercato italiano dei data center si articola secondo tre modalità: ci sono i co-locator, che costruiscono gli edifici per poi affittarli e gli hyperscaler, in questo caso rappresentati da nomi come AWS, Microsoft Azure e Google Cloud, che preferiscono realizzare in autonomia le proprie strutture per così da garantire a sé il pieno controllo sull’infrastruttura.
A questi si aggiungono infine gli operatori stranieri (società telco, fondi di investimento, sviluppatori immobiliari, etc) che acquisiscono strategicamente terreni con l’obiettivo di rivenderli successivamente a chi costruirà gli impianti veri e propri, in un mercato immobiliare parallelo sempre più dinamico.
Il limite italiano è tutto energetico
Un centro per l’elaborazione dati rappresenta un’opportunità economica concreta per le amministrazioni urbane poiché è capace di generare oneri di urbanizzazione e opere di compensazione utili al territorio circostante, oltre a nuovi posti di lavoro qualificati nella fase di gestione operativa.
Ci sono però delle sfide strutturali non banali da dover tenere in considerazione: nel solo 2025 le richieste di connessione alla rete elettrica da parte del settore hanno superato i 60 gigawatt complessivi, un valore pari a circa cento volte la potenza attualmente installata dagli impianti già in funzione. Una crescita così rapida della domanda energetica pone interrogativi concreti sulla capacità della rete nazionale di sostenere l’espansione prevista.
Se la rete nazionale non dovesse adeguarsi, il risultato finale sarebbe quello di un’erogazione a singhiozzi della corrente elettrica, cosa che potrebbe impedire anche le attività più semplici come la la semplice possibilità di utilizzare il computer per un sito di intrattenimento digitale o il guardare un film sul televisore del salotto.
La crescita del settore viaggia a ritmi sostenuti ed è trainata da una domanda di potenza di calcolo che non prevede rallentamenti durante il corso dei prossimi anni, complice anche la progressiva espansione dell’intelligenza artificiale e dei servizi cloud.
Quello che è fondamentale capire è se il lento impianto burocratico italiano riuscirà a stare dietro tutte queste richieste.
immagine di copertina unsplash
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