Economia e Finanza
Mascherine a 50 centesimi affondano il made in Italy delle aziende riconvertite
“Il Made in Italy non è al centro delle attenzioni della politica del Governo, almeno gli atti non sono conseguenti alle dichiarazioni”. Lo afferma Claudio Corrarati, presidente di CNA Trentino Alto Adige.
Il Presidente del Consiglio ha annunciato la messa in commercio delle mascherine ad un prezzo imposto al consumo che non potrà superare i cinquanta centesimi.
“Evidentemente – riflette Corrarati – si pensa ad una massiccia importazione di prodotti dalla Cina o da altri Paesi dove diritti del lavoro, rispetto dell’ambiente, etica e responsabilità sociale sono considerati un disturbo allo sviluppo economico”.
Fin dalle prime fasi dell’emergenza sanitaria, CNA Trentino Alto Adige, insieme a CNA Federmoda e ad altri partner, ha lavorato per costruire attraverso le imprese una filiera territoriale e nazionale che potesse riportare nel nostro Paese una produzione ormai pressoché totalmente delocalizzata. Una iniziativa che raccolse i ringraziamenti del Presidente del Consiglio e del Commissario straordinario per l’emergenza Covid19.
“Immaginiamo – prosegue Corrarati – che chi guida il Paese abbia contezza del costo del lavoro italiano e quanto di questo sia legato e utile al sostegno del welfare nazionale. Invece l’imposizione del prezzo fissata dal Governo rappresenta un ulteriore schiaffo alle imprese italiane, comprese quelle di Alto Adige e Trentino, che hanno cercato di dare un contributo all’Italia mettendo a disposizione conoscenze e competenze e facendo lavorare persone che non gravano sulla spesa per gli ammortizzatori sociali. Il prezzo delle mascherine fissato a cinquanta centesimi non rispecchia i costi di produzione italiani che erano fin da subito comunicati al Governo e al Commissario”.
CNA regionale è perentoria: “Ci aspettiamo a questo punto che il differenziale tra cinquanta centesimi di euro e il valore di una produzione Made in Italy per le mascherine venga messo a disposizione delle imprese italiane affinché queste possano continuare a produrre i beni in questione e ad immetterli sul mercato per assicurare la necessaria quantità e qualità delle forniture”.
“Siamo assolutamente consapevoli della necessità di andare incontro alle esigenze della popolazione e di trovare modalità per non gravare eccessivamente sui bilanci familiari – conclude Corrarati – così come su quelli delle imprese che dovranno acquistare mascherine per i loro dipendenti. Vi sono diverse modalità per raggiungere questo risultato, oltre all’abbattimento dell’IVA, si possono prevedere crediti d’imposta per il costo del personale e gli investimenti dedicati dalle imprese per realizzare le mascherine o pensare alla detraibilità di tali spese da parte del contribuente”.
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