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Politica

Pista Zero, interrogazione di Caruso: “Necessario riprendere un progetto fermo”

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Nuova interrogazione del consigliere comunale Marco Caruso sulla copertura e i lavori di riqualificazione dello schettinodromo di via Genova a Bolzano, comunemente chiamato anche pista Zero.

Scrive Caruso: “Da molto tempo portiamo all’attenzione Consiglieri, dell’amministrazione e degli uffici la questione della Pista Zero. Già nella Consiliatura 2010/2015 eravamo riusciti a far approvare un documento di voto dove espressamente richiedevano la copertura di tale pista, ed a seguito di questo documento voto l’allora amministrazione cittadina (in data 5/10/2014) ha commissionato uno studio di fattibilità tecnico-economica per la copertura del suddetto impianto.

Questo progetto è stato poi consegnato all’Amministrazione Comunale in data 30/03/2015. Tale progetto non fu mai portato né in consiglio di Circoscrizione né in Giunta Municipale a seguito del termine del mandato.

Nel dicembre 2016 è stato approvato l’ennesimo documento voto da noi presentato dove chiedevamo espressamente la copertura e una riqualificazione generale dell’impianto e che fosse preso nuovamente in mano lo studio di fattibilità giacente nei cassetti dell’Amministrazione Comunale. Nel luglio 2017 ho presentato l’ennesima interrogazione a riguardo.

Premesso che la riprogettazione per la Pista Zero è presente anche nel documento programmatico del Sindaco e della sua Maggioranza, premesso anche che dalla stampa abbiamo appreso che lo studio di fattibilità precedente è stato ripreso in mano e modificato”.

Caruso interroga dunque il Sindaco e l’Assessore competente per sapere:

1: Se è stata già effettuata la progettazione definitiva

2: Se verranno appaltati ed assegnati i lavori prima della fine di questa legislatura e se sì, quando accadrà. Altrimenti, quali sono gli impedimenti?

La giunta ha, come sempre, tempo 15 giorni per dare una risposta al consigliere.

Politica

Malore per Salvini, il leader della Lega è finito in ospedale

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Il leader della lega ed ex ministro agli Interni Matteo Salvini ha avuto un malore mentre era diretto a Trieste per assistere ai funerali solenni di Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, i due agenti uccisi nella sparatoria in Questura avvenuta venerdì 4 ottobre

Salvini dopo l’atterraggio all’aeroporto di Ronchi – Trieste Airport è stato portato all’ospedale San Polo di Monfalcone (Gorizia), dove è stato sottoposto a tutti gli accertamenti del caso.

Al leader della lega è stata riscontrata una sospetta colica renale.

È stato trattenuto per tre ore per tutti gli accertamenti del caso e non ha potuto presenziare alle esequie dei poliziotti.

Non si tratta, comunque, di qualcosa di grave – scrive il quotidiano il Piccolo – . Da quanto si è appreso, Salvini avrebbe ringraziato i medici di Monfalcone e si sarebbe detto dispiaciuto di non poter essere presente all’ultimo addio ai due poliziotti, agenti a cui ha reso omaggio la scorsa settimana durante una visita alla questura di Trieste”.

Salvini è stato dimesso intorno alle 13.

Dalla Lega spiegano che le sue condizioni non destano preoccupazioni. “Salvini è enormemente dispiaciuto per non aver potuto partecipare alla cerimonia per Pierluigi e Matteo, e conferma gli appuntamenti di domani in Umbria”, dicono dal Carroccio.

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Politica

Polemica “Alto Adige”, on. Caretta (FdI): “Marcia indietro di Kompatscher evidenzia malafede”

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La marcia indietro del governatore Arno Kompatscher e del Consiglio provinciale di Bolzano sulla toponomastica evidenzia la cattiva fede alla base dell’iniziativa anti italiana“.

Queste le parole che l’onorevole Maria Cristina Caretta, deputata di Fratelli d’Italia, ha affidato ad una breve nota inviata alla stampa.

Questi personaggi capaci solo a prendere dallo Stato italiano devono capire che non abbasseremo mai la guardia rispetto alle loro velleità secessioniste. L’Alto Adige è e resta italiano“, ha concluso l’onorevole.

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Politica

Energia idroelettrica, misure su canone idrico e fondi ambientali

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Una percentuale delle somme che la Provincia incassa ogni anno a titolo di canoni demaniali per l’utilizzo dell’acqua pubblica per uso idroelettrico, in base ad una legge provinciale, viene ripartita fra i Comuni.

Si tratta dei Comuni espressamente menzionati nelle concessioni di grandi derivazioni d’acqua per uso idroelettrico (con potenza nominale media superiore ai 3.000 kilowatt).

Per l’anno 2019 l’importo da ripartire riferito al canone idrico ammonta a 11,4 milioni di euro.

La Giunta provinciale nella seduta odierna (15 ottobre) ha espresso l’intesa in merito alla proposta di ripartizione approvata dal Consiglio dei Comuni.

In base a tale proposta, che indica anche le modalità di suddivisione del canone idrico fra i Comuni, la Giunta ha provveduto ad assegnare ai singoli Comuni gli importi spettanti.

Fondi ambientali, novità per l’utilizzo

A compensazione dell’incidenza delle centrali idroelettriche sul territorio è previsto che i gestori degli impianti versino degli importi per la realizzazione di progetti di compensazione ambientale nei comuni rivieraschi interessati.

Apposite linee guida per la gestione e l’effettivo impiego dei fondi di compensazione derivanti dalla gestione di medie e grandi centrali idroelettriche sono stati fissati nel febbraio 2017 dalla Giunta provinciale.

Una modifica di queste linee guida è stata approvata oggi (15 ottobre) dalla Giunta provinciale e prevede che i fondi di compensazione ambientale delle grandi centrali (con potenza nominale media superiore ai 3.000 kilowatt) possano essere utilizzati anche nei comuni confinanti con quelli rivieraschi e non esclusivamente in quelli rivieraschi.

I fondi, finora, potevano essere suddivisi solo tra concessionario, Provincia e Comuni rivieraschi.

Tale estensione può avvenire a condizione che si tratti di una misura proposta dai Comuni rivieraschi per migliorare la situazione ambientale che abbia incidenza anche in comuni circostanti, e che la misura stessa sia condivisa da tutti i Comuni rivieraschi.

Inoltre, in caso di calamità naturali, il piano di misure approvato può essere integrato con misure di pronto intervento e di ripristino da parte del comitato di centrale.

In questo comitato sono rappresentati la Provincia, il concessionario della centrale e i Comuni rivieraschi.

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