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Quando il football chiama: il ritorno in campo del QB Alexander Plattner

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Dopo anni lontano dal campo, il 26 enne Alexander Plattner è tornato a indossare casco e paraspalle, ritrovando il gusto della competizione in una partita di Football Americano.

Il rientro è avvenuto lo scorso sabato allo stadio Stadio Vigorelli, in occasione della sfida di campionato di seconda divisione tra i Trento Thunders e i Seamen Milano.

Una gara intensa e combattuta, conclusa con la vittoria dei padroni di casa per 14-0, ma che per Plattner ha rappresentato soprattutto il momento del ritorno in campo dopo un lungo stop.

Vista l’occasione, abbiamo fatto qualche domanda al quarterback bolzanino. 

Ciao Alexander, da quanto non tornavi in campo?

“Sono passati tre anni dall’ultima volta che ho messo piede su un campo di football americano.”

Raccontaci della tua carriera sportiva: quando hai iniziato?

“Ho iniziato a giocare a football americano a Bolzano all’età di 12 anni, entrando a far parte della squadra dei Giants. Inizialmente giocavo come ricevitore, ma il mio allenatore, Leonardo Tisma, ha subito notato il mio potenziale nel lanciare i palloni e, dopo un anno, mi ha spostato nel ruolo di quarterback.

Nei due anni successivi ho giocato nelle squadre giovanili, mentre nello stesso periodo i Giants di Serie A avevano in squadra diversi giocatori americani. Tra questi c’era Steve Adams, quarterback statunitense, che è diventato il mio allenatore nel ruolo di QB e, nel tempo, anche un amico.

Da quel momento le mie prestazioni sono migliorate costantemente. A 16 anni ho fatto il mio debutto con la Serie A dei Giants, naturalmente come quarterback di riserva. Durante la pausa stagionale ho partecipato a un camp organizzato da Sean Shelton a Bolzano, quarterback dei Raiders Innsbruck e giocatore nella ELF (European League of Football), che mi ha insegnato diverse nuove tecniche.

A 17 anni ho giocato una stagione con i Redskins Verona come ricevitore, conquistando il campionato di CIF9. Nello stesso anno sono stato selezionato come quarterback nella squadra nazionale italiana, disputando una partita contro la Serbia. Con la nazionale abbiamo anche partecipato a un torneo a Parigi, con Germania, Austria e Francia, valido per il campionato europeo.

L’anno successivo mi stavo preparando per giocare di nuovo in Serie A con i Giants, ma la stagione è stata annullata a causa del COVID-19. Dopo la pandemia ho disputato altre due stagioni con i Giants Bolzano in CIF9, prima di smettere di giocare a football americano.”

Dove avevi visto il football la prima volta?

“Come ho già detto, ho iniziato a giocare a football americano a 12 anni a Bolzano. Nel corso della mia carriera sono passato per diverse squadre e città, creando molte amicizie. Ho visto questo sport per la prima volta nel 2011 in TV, durante il Super Bowl tra i Pittsburgh Steelers e i Green Bay Packers, e ho subito pensato: ‘Questo è quello che voglio fare anch’io’.”

Perché ti sei fermato?

“Ho deciso di fermarmi perché questo sport è molto impegnativo e richiede di dare sempre il 100%. Inoltre, richiedeva sempre più tempo personale, che ormai non avevo più, e ho dovuto prendere una decisione. Purtroppo, ho scelto di rinunciare al football.”

Perché sei tornato in campo? 

“Sono tornato in campo quando ho avuto l’opportunità di giocare per i Trento Thunders. Alcuni giocatori della squadra erano infortunati e mi hanno chiesto di rientrare per una partita importante, per dare una mano al team”

Tornerai quindi a giocare?

“Se in futuro tornerò a giocare, non lo so nemmeno io. Sono però certo di avere ancora il potenziale per giocare a un livello alto e professionale. Ringrazio ogni singolo coach che ho avuto nella mia carriera, che ha sempre creduto in me. Il football americano, però, resterà sempre nel mio cuore”

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