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Rientro a scuola, Cobaldi (Cpi): “Entrate scaglionate e orario fisso? Genitori nel panico, ignorate le esigenze lavorative”

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Lunedi 7 settembre 2020 dopo tanta attesa finalmente si potranno far rientrare nelle aule molti bambini dopo un brusco e forzato stop dell’anno scolastico 2019/20. Ci sono stati mille accurati accorgimenti sulle modalità di rientro sia per il personale docente che per gli alunni al fine di limitare al minimo il rischio di contagio da Covid ma, come spesso accade, sono stati fatti dei calcoli trascurando dei dettagli non indifferenti.

Ce ne parla Fulvio Cobaldi, padre di due bambini che frequentano ancora la scuola dell’infanzia e candidato tra l’altro nella lista di CasaPound per le comunali di fine settembre.

Fulvio, per l’appunto un candidato ma anche e sopratutto un papà, si è fatto portavoce delle istanze di diversi genitori con bimbi di pari età o poco più grandi, che a pochi giorni dalla ripresa si ritrovano ad essere informati sulle nuove direttive di alcune strutture scolastiche che creano non pochi problemi ai rispettivi posti di lavoro. Tra gli accorgimenti anti Covid sarebbero infatti previste entrate ed uscite scaglionate tra le classi e con orario fisso.

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In sintesi, mentre prima si potevano portare e riprendere i bambini nella propria struttura educativa in una determinata fascia oraria con relativa elasticità (esempio dalle 7,30 alle 8,00 e dalle 14,00 alle 14,15) ora invece in alcune di queste, dove molto probabilmente l’ingresso è unico, ci sono orari fissi e ben precisi che creano non pochi problemi a quei genitori che avendo un orario di lavoro ben stabilito si ritrovano ad oggi a dover trattare o ritrattare contratti lavorativi o a prendere in considerazione anche il licenziamento per poter avere la possibilità di prelevare e portare il proprio figlio a scuola.

Non si è considerato che non tutti i genitori hanno la possibilità di sedersi ad un tavolo per trattare con il proprio responsabile una limatura o una modifica dell’orario di lavoro – sottolinea Cobaldi – . Potremmo portare l’esempio della grande situazione di difficoltà nella quale si mette un papà o una mamma ai quali viene comunicaro che da lunedì 7 settembre dovranno portare i piccoli solo alle 8 piuttosto che alle 8,10, mentre lo scorso anno avevano un’elasticità oraria che gli permetteva di essere magari alle 8 al posto di lavoro a Ora piuttosto che a Nalles, avendo già potuto affidare il proprio bambino alla struttura. Anche per chi fa il tempo prolungato ad oggi le soluzioni non sono più multiple come lo scorso anno e non si sono considerati i problemi che possono avere molti genitori, come il sottoscritto o altri (militari, immigrati) senza nonni che possano adempiere al compito di prendere e portare i bambini a scuola“.

Sempre a causa della questione Covid, tra i vari accorgimenti adottati nelle scuole d’infanzia si è pensato di unire nella medesima classe i fratelli e le sorelle per evitare al minimo il contatto tra bambini in caso di contagio “senza considerare – prosegue – che a livello psicologico è avvilente e demotivante per un bambino dover lasciare le proprie maestre e i propri compagni dopo uno o due anni passati assieme per vedersi catapultare come un pacco postale nella sezione del rispettivo fratello o sorella con compagni e maestre nuove. Capisco la paura e le varie precauzioni a cui ci si deve attenere, ma sembra che si voglia far finta di non sapere che comunque i bambini al parco si vedono, giocano e stanno assieme come hanno fatto per tutta l’estate”.

“Sembra che la signora Azzolina o chi per essa si sia più preoccupata di tutelare l’istituzione scolastica e il corpo docente, piuttosto che considerare davvero delle soluzioni non solo legate ai problemi di contagio ma anche alle esigenze lavorative dei genitori o alla parte psicologica dei bambini.

Non si può pensare di pianificare una ripartenza con decisioni arbitrarie senza capire che tutto ciò provoca delle conseguenze. In molto stati d’Europa le scuole sono già state riaperte. Forse. bastava solo prendere esempio“, conclude Cobaldi.

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