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Rifiuti edili, il paradosso italiano: 81 milioni di tonnellate l’anno, ma solo lo 0,4% torna nei cantieri

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L’Italia ricicla quasi tutti i rifiuti da costruzione e demolizione, ma ne riutilizza pochissimi nei nuovi cantieri.

È il paradosso che emerge dal Report 2026 di Quattro A, società del gruppo Seipa attiva nel settore degli inerti, che fotografa una situazione in chiaroscuro per l’edilizia nazionale: elevata capacità di recupero dei materiali, ma scarsa reintroduzione nel ciclo produttivo.

Ogni anno nel Paese si producono circa 81 milioni di tonnellate di rifiuti edili. Di questi, secondo l’analisi, il 98% viene avviato a riciclo, un dato che colloca l’Italia ai vertici europei per capacità di trattamento.

Il problema nasce però nella fase successiva: solo lo 0,4% degli aggregati riciclati viene effettivamente utilizzato in sostituzione di materiali vergini nelle nuove costruzioni.

In altre parole, il materiale viene lavorato e recuperato, ma raramente rientra nei cantieri come risorsa. Una dinamica che riduce in modo significativo i benefici ambientali potenziali, sia in termini di minore estrazione di materie prime sia di contenimento delle emissioni climalteranti.

Il report evidenzia come esistano tuttavia esempi industriali di segno opposto. In alcuni impianti specializzati il tasso di sostituzione degli aggregati supera il 50%, dimostrando che un ciclo realmente circolare è tecnicamente possibile.

Portare il sistema nazionale su livelli analoghi, secondo le stime, consentirebbe un risparmio superiore a 20 milioni di tonnellate di materiali vergini all’anno e una riduzione di circa 4,6 milioni di tonnellate di CO₂.

Il nodo non riguarda quindi tanto la capacità di riciclare, quanto la diffusione del riutilizzo. Tra gli ostacoli indicati figurano standard progettuali poco orientati all’impiego di materiali secondari, scarsa integrazione tra filiere produttive e resistenze culturali nel settore delle costruzioni.

Il quadro che emerge è quello di un comparto che ha già compiuto passi avanti sul fronte del recupero, ma che deve ancora trasformare questa efficienza tecnica in un vero risultato di sistema, capace di incidere in modo concreto su consumo di risorse ed emissioni.

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