Bolzano
Riformare l’Alto Adige per trattenerne il futuro: l’appello di Rieper tra giovani, lavoro e case accessibili
“Mantenere i giovani in Alto Adige e attrarre nuovi talenti”: è questa la missione che Alexander Rieper, neo presidente di Confindustria Alto Adige, ha delineato con chiarezza in occasione della sua prima assemblea ufficiale. “Dobbiamo creare condizioni favorevoli per le giovani famiglie”, ha detto, rilanciando la necessità di garantire alloggi accessibili e un sistema scolastico di qualità come basi imprescindibili per costruire una comunità attrattiva e sostenibile.
Parlando con i cronisti, Rieper ha sottolineato come la sfida principale per il territorio sia quella demografica e occupazionale. “Nel 2035, a causa del cambiamento demografico, mancheranno 32.000 lavoratori”, ha avvertito, puntando il dito contro la carenza di manodopera qualificata, un problema che definisce senza mezzi termini “strutturale” e che “nei prossimi anni porrà serie difficoltà alle nostre imprese e alla società nel suo complesso”.
La sua ricetta parte da un’azione mirata sui giovani: trattenerli significa offrire loro opportunità concrete, prospettive di crescita e un ambiente in cui possano sentirsi a casa. Ma, secondo Rieper, non basta. Serve anche aprirsi all’esterno. “Dovremo parlare di immigrazione qualificata, dall’interno dell’Ue ma anche dall’esterno”, ha detto, indicando un approccio pragmatico all’integrazione. “Abbiamo bisogno di manodopera aggiuntiva: dobbiamo fornire loro il miglior sostegno possibile affinché si integrino nella nostra società, ma dobbiamo e possiamo anche pretenderlo”, ha precisato.
Uno dei punti cardine del suo intervento è stato l’aggiornamento della formazione: la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale devono essere integrate nei programmi scolastici. Non è, ha spiegato, una questione teorica: “Non dobbiamo temere che l’IA e la digitalizzazione ci portino via il lavoro. Al contrario, ne avremo urgentemente bisogno per svolgere tutto il lavoro necessario”. In questo contesto, l’innovazione non è vista come una minaccia, ma come una risorsa indispensabile per far fronte alle carenze occupazionali.
Rieper ha poi toccato un altro nodo strategico: quello della pianificazione urbana. Ha infatti ribadito la necessità di separare nettamente le aree produttive da quelle residenziali. “I conflitti sono programmati se nella stessa zona ci sono diverse classi acustiche non compatibili”, ha affermato, evidenziando l’importanza di un’organizzazione del territorio più razionale.
Infine, non poteva mancare un riferimento alla crisi climatica, che per il nuovo presidente rappresenta “la grande sfida del nostro tempo”. La transizione ecologica, secondo Rieper, deve essere vissuta da ciascuno come una responsabilità personale, un impegno quotidiano. “Abbiamo bisogno che tutti siano disposti a dare un contributo nella vita di tutti i giorni, ‘in my own backyard’”, ha detto, mettendo però in guardia: “La tutela del clima deve essere socialmente accettabile ed economicamente sostenibile”.
Con un impegno dichiarato di quattro anni al servizio dell’associazione e delle imprese, Rieper ha lanciato un messaggio chiaro: senza un’azione coordinata, urgente e coraggiosa, il futuro economico e sociale dell’Alto Adige è a rischio.
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