Politica
Solland Silicon: dilettantismo pericoloso della Provincia sulla pelle dei lavoratori
Dilettantismo sulla pelle dei lavoratori ex Solland Silicon di Merano.
Paurosa incapacità di previsione dei rischi per la sicurezza dell’intera città, ostinata volontà di chiusura della fabbrica meranese, come giurato dal sindaco Roesch da tempo, complici gli inesistenti alleati meranesi.
Un film drammatico quello andato in onda stanotte davanti ai cancelli della Solland e culminato con l’unico atto possibile ossia quello che poteva salvare la possibilità estrema di acquisto della fabbrica, rifiutato incomprensibilmente dalla stessa Provincia solo pochi giorni fa, il mantenimento in sicurezza in questi trenta giorni di tempo concessi, la salvaguardia del lavoro degli operai.
Ora sarà da chiedere conto di tutto questo alla Provincia.
“Perché tutto si è mosso dopo l’esposto alla Corte dei Conti presentato dal sottoscritto il 30 maggio scorso? Solo coincidenze? – si chiede il consigliere provinciale di l’Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì – . L’evidente, prevedibile e giustificabilissimo rifiuto da parte degli operai di metterci un’ora in più del proprio lavoro, il rischio di una complicazione grave della gestione dell’impianto (e quindi della sicurezza per la città) prima dello spegnimento completo ha innescato la soluzione firmata nel cuore della notte“.
L’accordo firmato sotto la pressione degli eventi fra il Presidente Kompatscher, il giudice fallimentare e gli operai è la conseguenza di una gestione drammaticamente dilettantesca dell’intera vicenda.
L’iniziale no opposto dalla Provincia al termine del 30 giugno per verificare la disponibilità dell’impresa del Qatar a integrare la somma già versata come anticipo (500 mila euro su poco più di 5 milioni) ha scatenato una serie di eventi a catena gravissimi.
“Il giudice fallimentare di fronte al no della Provincia non poteva più nulla ed ha chiuso la porta all’acquisto possibile perché venivano a mancare le condizioni per l’assunzione del personale per la gestione delle procedure di mantenimento in sicurezza dell’impianto – continua Urzì – . Un danno enorme, anche economico, procurato dalla Provincia che pur senza averne i mezzi per gestire la situazione aveva deciso di abbandonare la fabbrica a se stessa rinunciando alla opzione dell’acquisto da parte dell’impresa del Qatar.
Tutti i costi di gestione della dismissione sarebbero ricaduti sulla medesima Provincia, ossia su tutti noi, quando c’era un privato che poteva farsene carico. E la Provincia non aveva messo in conto che non aveva le competenze per affrontare l’emergenza senza gli operai a cui aveva rifiutato de facto la riassunzione temporanea da parte del gruppo del Qatar”.
Un pasticcio gravissimo, una incapacità pericolosa perché quell’impianto deve essere assistito momento per momento e invece, cacciati gli operai, è stato abbandonato a se stesso dalla incapacità della Provincia.
“Chiederò tutte le ragioni di queste scelte che avrebbero portato al suicidio assistito della Solland e ad un rischio ambientale gravissimo, oltre ad un danno economico di proporzioni infinite per la collettività. L’esposto alla Corte dei Conti avrebbe fatto tremare le gambe al vertice della Provincia.
La complicazione sulle condizioni della sicurezza avrebbero fatto il resto. La decisione degli operai ha fatto il resto.
Adesso il Presidente Kompatscher dovrà spiegare una serie di cose, perché questa ostinazione nel fare chiudere a tutti i costi la fabbrica meranese salvo, di fronte al rischio di doverne pagare personalmente il prezzo, fare marcia indietro a tempo scaduto“, conclude il consigliere provinciale.
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