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Società

“Volontariato valore aggiunto”: consegnata la Medaglia del Tirolo a Rella Bissacco

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Il governatore altoatesino Kompatscher ha consegnato la Medaglia del Tirolo a Gabriella Rella Bissacco, volontaria del Centro Auser di Bolzano. Il premio viene consegnato alle personalità dell’Alto Adige che si sono distinte per l’impegno nel volontariato.

Il volontariato è il valore aggiunto dell’Alto Adige. Un altoatesino su tre dedica infatti una parte del suo tempo libero nelle associazioni culturali, sociali, ambientali, quelle dello sport come anche nella protezione civile“, ha detto Kompatscher.

Per un disguido nella consegna dell’invito la bolzanina non aveva potuto partecipare alla consegna ufficiale lo scorso agosto ad Innsbruck. Rella Bissacco da trent’anni si impegna nel volontariato, “come anche a tutti coloro che non pensano solo a se stessi ma anche ai vicini e ai più deboli“.

Alla cerimonia di consegna hanno anche partecipato l’assessora Martha Stocker e la segretaria generale della Cgil-Agb Cristina Masera.

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L’impertinente

Rimpatri e promesse: Salvini e il ritornello di “ognuno al suo Paese”

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Pongo un quesito/riflessione aperto a tutti, con una premessa di un fatto accaduto a Torino oggi.

In sostanza un poliziotto è stato morso ad una falange da un tal Ifada Elvis, soggetto di nazionalità nigeriana, pluripregiudicato e richiedente asilo (quindi in attesa di risposta). Ma ovviamente ne potrei citare altre decine.

Con il neo decreto sicurezza la politica tuona “sarà rispedito immediatamente nel suo paese“. Almeno cosi è stato ripetuto e assicurato dal Ministro dell’Interno Salvini.

Fin li credo siamo tutti concordi nel rimpatriare soggetti che si sono macchiati di reati. Ma in realtà il rimpatrio avviene nell’immediatezza, o risulta un soggetto espulso (su carta) ma di fatto ancora circolante sul territorio italiano?

Nel caso specifico e da fonti del Viminale in realtà, sarà convocato dalla commissione territoriale per l’esame accelerato della sua richiesta di asilo, quindi si accetterà o ci sarà un diniego.

Poi sorge un altro problema e cioè il reato.

Il decreto sicurezza infatti prevede per il rimpatrio almeno una condanna in primo grado (visto che deve essere per legge processato) e con delle lungaggini processuali che ben conosciamo.

Poi abbiamo una Corte Ue che stabilisce: “il diritto d’asilo non decade anche in presenza di fatti gravi, se lo straniero rischia la vita o la persecuzione una volta rimandato nel paese di origine“.

Quindi si hanno già tre ostacoli non da poco, prima appunto di qualsiasi ipotetico e assicurato rimpatrio.

Detto questo non si possono dimenticare i labili o addirittura inesistenti accordi bilaterali internazionali, che portano a detenzioni parziali e provvisorie nei vecchi Cie, dai quali poi i cosiddetti irregolari scappano. Nella migliore delle ipotesi, tali soggetti non vengono rimandati da nessuna parte.

In ultimo, abbiamo per i rimpatri coatti dei costi elevati, con dei fondi irrisori a disposizione.

Notare che ogni soggetto deve essere scortato da due operatori, utilizzando un aereo andata/ritorno e con le dovute misure di sicurezza che impiegano appunto uomini e mezzi.

In sintesi quanti rimpatri (non espulsioni) sono stati di fatto effettuati fino ad ora?

Sarebbe utile infatti capire, a livello pratico, quanti criminali sono stati effettivamente “rimandati nel loro paese” e non solo sulla carta.

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Società

Europee: appello della diocesi per un voto “pro Europa dei migranti e senza nazionalismi”

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L’Europa è nata soprattutto come un progetto di pace, dalle macerie della Seconda guerra mondiale e dopo le terribili esperienze di politica autoritaria e nazionalista. 

Questo straordinario progetto è un dato assodato da molti, mentre c’è qualcuno che lo mette in discussione.

L’Unione Europea è una storia di successo, che oggi deve confrontarsi con la crescente pressione dei nazionalismi. È pertanto importante difendere l’Europa. Non abbiamo bisogno di meno Europa, ma di più Europa!

La pace non è tutto, ma senza pace non c’è niente“.

Così recita parte del testo della dichiarazione congiunta del vescovo Ivo Muser e della Commissione diocesana per i problemi sociali e del lavoro alla vigilia delle elezioni europee.

L’invito è quello a non mettere in discussione il progetto Europa come ‘costruzione di pace’.

La Comunità Economica Europea (CEE) è stato il primo passo per la costruzione di quel progetto di pace che è l’Europa. In quanto unione politica (UE), deve essere però molto più di una semplice unione economica e monetaria. Abbiamo bisogno di un’Europa basata sui valori cristiani, che costruisca ponti di dialogo, affinché il leitmotiv di questo progetto di pace sia la carità e non l’esclusione.

L’Europa è chiamata alla solidarietà soprattutto nella questione migratoria.

Le forze nazionaliste ed egoiste, utilizzando metodi populisti, mettono in pericolo quel progetto di pace che è l’Europa. Gli interessi nazionalistici particolari bloccano spesso lo sviluppo di una unione democratica ed eco-sociale dei popoli e delle regioni europee.

Il capitalismo neoliberale è opprimente e influenzato da lobby ben organizzate presenti in tutti i settori della politica. Gli interessi privati dei grandi gruppi industriali vengono spesso prima della politica, che sarebbe responsabile del bene comune. Spesso l’uomo non viene più considerato nella sua dignità, ma solo come un elemento della catena produttiva, come consumatore e come utente.

Continua la nota: “Papa Francesco, nell’enciclica “Laudato si’”, usa parole dure per criticare questa economia che ha allargato il divario tra ricchi e poveri. Ciò di cui c’è bisogno è di un mercato equo, che è possibile solo se si giunge ad una sempre maggiore armonizzazione delle politiche sociali, fiscali e ambientali degli Stati membri.

C’è bisogno di un’economia che “fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”, afferma Papa Francesco.

Possiamo scegliere!

Dal momento che siamo convinti del progetto di pace che è alla base dell’Europa e possiamo rafforzarlo con il nostro voto, come Commissione diocesana per i problemi sociali e del lavoro, insieme al vescovo Ivo Muser vi invitiamo ad andare a votare! Sfruttiamo questo diritto e costruiamo insieme l’Europa della pace!“.

btv

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Società

Morto Niki Lauda: la leggenda della Formula Uno aveva 70 anni

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Foto motorbox.com

La Formula 1 ha perso uno dei campioni più grandi della sua storia.

Andreas Nikolaus Lauda, detto Niki, era nato a Vienna il 22 febbraio 1949 ma lontano dalla natia capitale austriaca se ne è andato ieri (20 maggio) all’età di 70 anni dopo un lungo ricovero in una clinica svizzera.

«Con profondo dolore annunciamo che il nostro amato Niki è morto pacificamente circondato dalla sua famiglia. I suoi successi unici come sportivo e imprenditore sono e rimarranno indimenticabili», hanno comunicato i familiari in una nota inviata agli organi di stampa.

Nell’estate del 2018 Lauda aveva dovuto sottoporsi ad un complicato trapianto di polmoni.

Dall’anno scorso le sue condizioni erano precipitate anche per i danni derivati dal terribile incidente sul circuito tedesco del Nürburgring del 1976, quando la monoposto con la quale gareggiava prese fuoco e il pilota inalò molto fumo, che provocò una parziale bruciatura degli organi.

Anni dopo ha subito due trapianti di rene.

E nelle ultime settimane era per l’appunto stato trasferito in un centro di riabilitazione a causa di problemi ai reni che lo avevano costretto a una dialisi, prima dell’improvviso decesso.

Lauda era stato tre volte campione del mondo di Formula Uno: due con la Ferrari e una con la McLaren. L’ultimo ricordo che Bolzano ha della leggenda risale al marzo 2016, quando venne nel capoluogo a sostegno dell’amico e socio in affari René Benko, per il progetto del centro commerciale Kaufhaus.

Il campione austriaco lascia cinque figli, l’ex moglie Marlene Knaus e la moglie Birgit Wetzinger che nel 2005 gli donò un rene. Un altro lo aveva ricevuto nel 1997 dal fratello Florian.

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