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Società

Aleida Guevara March incontra Bolzano: la lotta per Cuba e il ricordo di papà “Che”

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Difficile raccontare e raccontarsi con la rivoluzione dentro e il peso della Storia sulla propria storia, quella lontana dai grandi manifesti della lotta per moda e per convenienza, via dalle parole vuote di chi blatera di rivoluzioni altrui per non prendersi la responsabilità di condurre la propria.

Gli occhi sono quelli di Ernesto Rafael Guevara de la Serna, più noto come il Che Guevara.

Aleida Guevara March, grande conoscitrice delle difficili dinamiche politico economiche che da sempre investono uno dei continenti più dilaniati e contesi del pianeta, fortemente disturbato da guerre civili pilotate dagli interessi delle grandi potenze imperialiste, parla di una Cuba affaticata ma resistente.

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Il problema economico di Cuba permane.

L’effetto quotidiano del blocco ha ancora conseguenze disastrose sull’economia locale: si va dalla questione della doppia moneta (il C.U.C., unità convertibile cubana e la M.N., moneda nacional, cioè i pesos cubani) che continua a pesare in maniera disastrosa sulla produzione, all’ostracismo economico e finanziario operato dagli Stati Uniti che incide in maniera significativa sui salari, i quali dipendono direttamente dalla capacità produttiva dell’isola.

E in questo circolo di blocco produttivo si cerca di trovare una soluzione.

Finché non si riuscirà a unificare la moneta l’economia rimarrà ferma – afferma Aleida – . Viviamo all’interno di un sistema paralizzato, in cui il turismo rappresenta l’unica entrata sicura di capitale. Se un produttore internazionale decide di avere relazioni economiche con Cuba viene pesantemente sanzionato. A chi avvia relazioni commerciali con noi viene precluso l’ingresso nel mercato statunitense. Le imprese europee negano a Cuba la vendita e quindi l’importazione soprattutto di latte in polvere, necessario per l’alimentazione di bambini e anziani. Davvero difficile sopravvivere in questo sistema per una terra non molto ricca di risorse naturali come la nostra”.

Nonostante questo Cuba trova il tempo per destinare parte delle proprie entrate per l’aiuto economico ad altri Paesi. Le chiedono quanto costa nel complesso questa solidarietà.

Quella della povertà è una lezione importante che non ci porta a preoccuparci solamente della nostra situazione finanziaria ed economica. Le entrate del settore turismo a Cuba non vengono usate tutte per lo sviluppo economico dell’isola, ma vengono destinate in parte al sostegno, tra gli altri, del sistema sanitario di Haiti”.

Oggi si discute anche della Costituzione cubana, una costituzione nuova che si sta elaborando e che dovrebbe comprendere misure per facilitare l’incremento degli investimenti di capitale straniero.

“Si. Il tutto senza però perdere di vista i principi fondanti del socialismo. Il capitale in entrata deve principalmente garantire benefici interni in linea con le leggi del Paese. Ciò che è del popolo cubano deve rimanere del popolo cubano che difende la propria terra e la propria sovranità.

Il processo sarà democratico e di partecipazione: il progetto di Costituzione in elaborazione verrà modificato sulla base di una consultazione con la base. Modifiche che poi verranno rielaborate dalla commissione entro dicembre. In febbraio, il voto popolare ne deciderà l’approvazione”.

Un popolo, quello di Cuba, con un alto senso dell’onore e della dignità nonostante i decennali tentativi di piegare la sua economia ai dettami di interessi più grandi.

Questo è vero e le faccio un esempio: con gli 11mila medici “prestati” al Brasile l’organizzazione mondiale della Sanità pagava a Cuba tre milioni di dollari al mese, ma con il nuovo presidente del Brasile e il suo atteggiamento ostile lo stato cubano ha deciso di ritirare tutto il personale medico presente sul territorio, a protezione della dignità loro e di tutto il popolo cubano. E’ questa la nostra fierezza. Ci sono seri problemi interni anche con il trasporto urbano, le paghe e i salari, ma abbiamo principi che per noi valgono più del denaro“.

Pochi mesi fa Raul Castro ha lasciato Cuba nelle mani del nuovo presidente. Che rapporto avete con questa nuova figura istituzionale?

Cuba si fida di Miguel Díaz-Canel. Ha bisogno di tempo per lavorare, arriva molto bene al popolo e sta toccando i problemi reali che stiamo vivendo. Lui stesso segue la scuola di Fidel.

Certo, ci manca sempre qualcosa di Fidel. E mi rendo conto che disgraziatamente c’è sempre questa brutta abitudine alla comparazione. Ma gli uomini sono diversi, a poco a poco il popolo va adattandosi a nuove presenze, ma sempre conservando il principio della società socialista: non è perfetta ma è il modello migliore che conosciamo“.

Non solo Cuba

Aleida fa notare che l’utilizzo della propaganda contro i governi della sinistra popolare sudamericana è massiccia, con una disinformazione straordinaria su ciò che sta succedendo in altre parti del mondo (niente a che fare con le sinistre europee: qui parliamo di lotta di popolo per la sovranità ndr).

Il problema della trasparenza dell’informazione è un problema che investe anche la vecchia Europa. Il monito è che non c’è libertà senza un’informazione adeguata.

Anche la difficile situazione che il vecchio continente sta vivendo rispetto al problema dell’immigrazione è prima di tutto un problema di informazione e di coscienza sociale: il primo modo per fermare tutto questo è usare il potere della democrazia, e questo potere del popolo manca per impedire ai governi il finanziamento delle guerre in altri paesi. L’Europa deve recuperare la sua memoria di popoli migrati a loro volta a causa della guerra. La gente scappa per la guerra e per paura di morire, come per esempio sta succedendo in Siria”.

I ponti della solidarietà si costruiscono con l’unità di popolo. Quello che non possiamo accettare in nessun modo è il fatto che persone che si qualificano come di sinistra e che lottano per un mondo migliore, si dividano fra di loro: un serio problema che le sinistre devono affrontare per cercare di raggiungere obiettivi comuni. Tutti abbiamo diritto a un posto dove vivere e a un lavoro per poter mantenere la nostra famiglia, e questi sono obiettivi di lotta comune. C’è mancanza di solidarietà in questa parte del mondo. E l’ultima parola ce l’avete proprio voi“.

Un padre condiviso con il mondo intero e il suo sangue che scorre vivo nelle vene, Aleida è il simbolo di un Sudamerica piegato ma fiero.

Aveva appena quattro anni quando il Che lasciò Cuba nel 1965. Lo rivide ancora solo una volta prima della sua esecuzione, avvenuta ad opera della Cia e per mano effettiva del governo boliviano il 9 ottobre del 1967.

In realtà ho pochi ricordi di lui. Quando partì per il Congo avevo quattro anni e mezzo, per cui non sono molti i ricordi se non quelli trasmessi da altre persone: gli amici, coloro che lo avevano conosciuto e mia madre, che è la persona che mi ha insegnato ad amarlo.

Ecco, i ricordi non sono molti ma io dico sempre che funzionano come in una sorta di magia, in un ritorno che si chiama assenza presente: è qui che rimangono tutte le immagini di mio padre.

Quello che più mi richiama l’attenzione su di lui è la sua capacità di amare: il ricordo che mi torna alla mente, come in un flash, era quello della notte, quando dormivo con mia madre. Era allora che mi prendeva tra le sue braccia e mi portava nel mio letto. Però mi dava un bacio e mi stringeva così forte che quasi mi svegliava. E io mi spaventavo, perché durante il giorno non lo vedevo mai e all’improvviso mi ritrovavo con lui in un abbraccio intenso.

Ed è così. Sono piccole grandi cose che rimangono nella memoria“.

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Società

Si rinnova in Consiglio regionale la tradizione del Presepe

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Il Presepe incarna i valori della tradizione cristiana e della famiglia e appartiene alla storia e alla cultura della nostra gente. Per questo ho voluto che fosse esposto all’ingresso del Palazzo del Consiglio regionale, a testimoniare l’importanza di un simbolo che racchiude, nel rispetto delle sensibilità religiose di tutti, i valori fondanti dell’Europa e nel quale tutti noi ci possiamo riconoscere“.

Così il Presidente del Consiglio regionale, Roberto Paccher, che ha inaugurato questa mattina, insieme all’autore il Presepe collocato nelle vetrate del Palazzo affacciato su Piazza Dante.

Il Presepe, frutto del lavoro e della passione di Lino Peroceschi, di Cles, rappresenta la tipica casa rurale trentina.

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La mia – spiega Peroceschi – è una passione nata trent’anni fa ed è per me un grande piacere poter esporre in questa sede istituzionale“.

Altri presepi dell’autore sono esposti al Palazzo Assessorile di Cles e nel Rione don Bosco a Bolzano.

A fianco al Presepe, un albero di Natale: “Abbiamo scelto di utilizzare quest’anno un albero sintetico, per rispetto delle migliaia di piante abbattute dal maltempo a fine ottobre“.

Il presepe sarà visibile da Piazza Dante fino al 6 gennaio.

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Società

La consigliera Svp Ladurner invita gli altoatesini alla solidarietà

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A pochi giorni dal Natale la neo consigliera provinciale della Stella alpina Jasmin Ladurner donerà 1000 euro ciascuno alle famiglie bisognose dell’Alto Adige, ai bimbi malati di tumore e ai familiari del vigile eroe della Badia Giovanni Costa.

La Ladurner mantiene così la promessa di solidarietà fatta in campagna elettorale a favore di Kinderkrebshilfe e Familie in Not (invitando gli altoatesini a fare altrettanto) oltre che al Fondo di emergenza rurale del Bauernbund (Menschen Helfen), che gestisce le donazioni per la famiglia del vigile volontario Costa, morto in un incidente durante e operazioni di soccorso per il maltempo che ha investito tutta la provincia di Bolzano lo scorso ottobre.

Le situazioni di bisogno in Alto Adige non sono sempre visibili – afferma la giovane consigliera Ladurner -. Ogni anno sul territorio dalle 30 alle 80 famiglie si trovano improvvisamente in difficoltà e a 15-20 bambini viene diagnosticato un cancro. Il periodo contemplativo che precede il Natale ci invita a pensare a chi è meno fortunato. Con queste donazioni vorrei invitare gli altoatesini a un gesto di generosità in aiuto dei cittadini bisognosi“.

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Società

Insegnanti delle scuole professionali in servizio in Etiopia

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Foto Medici dell'Alto Adige per il mondo

Nella piccola scuola professionale St. Anthony ad Emdibir nella provincia di Gurage, in Etiopia, vengono insegnate le materie lavorazione dei metalli, meccanica, costruzioni, e lavorazioni tessili.

L’istituto conta 60 ragazzi ed è diretto dalla diocesi. Con l’obiettivo di aumentare il numero di studenti e dare loro prospettive di lavoro nella loro terra, su iniziativa dell’associazione Medici dell’Alto Adige per il mondo, la scuola viene ampliata.

Grazie al sostegno della Cei e della Regione Trentino-Alto Adige vengono realizzati uno studentato, una biblioteca e aree per lo studio, così come una officina per la lavorazione dei metalli.

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Da gennaio, inoltre, docenti delle scuole professionali provinciali di lingua tedesca daranno il proprio sostegno per migliorare la formazione dei docenti locali.

Come sappiamo – dice l’assessore Philipp Achammeruna formazione orientata alla pratica è una buona via per avere un futuro professionale più sicuro.

Il nostro personale docente è molto ben formato e non pochi desiderano trasmettere il proprio sapere a insegnanti e studenti di altre parti del mondo“.

Per l’assessore “il sostegno che diamo come giunta a questi scambi permette di aprire ai giovani etiopi prospettive di lavoro nella loro terra, rafforzandone anche il tessuto economico“.

I primi due docenti ad effettuare il soggiorno lavorativo di tre settimane sono Christian Mair, docente di lavorazione dei metalli, e l’insegnante di inglese Nora Knoll della scuola professionale di Brunico.

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