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Economia e Finanza

Apple card, si paga con l’Iphone. Arriva negli Usa la carta di credito virtuale nel telefono

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In collaborazione con Goldman Sachs la Apple sta per lanciare la propria carta di credito al grande pubblico.

Inizialmente fornita solo ad alcuni clienti selezionati, la carta sarà disponibile anche per i comuni cittadini sul mercato statunitense a partire dalla fine di agosto, mese in cui avrà luogo l’evento di lancio ufficiale.

In dieci video pubblicati su YouTube, le caratteristiche e il funzionamento della Apple Card sono state però già in parte illustrate agli utenti.

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Si tratta di una card interamente virtuale, che nasce e funziona all’interno dell’app Wallet dell’iPhone. Viene quindi ridotto all’osso tutto il processo classico del pagamento, che in questo caso verrà gestito interamente all’interno dello smartphone.

Nessuna carta fisica quindi ma un sistema che prevede la realizzazione delle transazioni semplicemente avvicinando il dispositivo al Pos e certificando la propria identità con Face ID (o altri sistemi di riconoscimento).

Tutti i possessori di un iPhone diventeranno in futuro dunque potenziali clienti di Goldman Sachs che pare aver deciso, tramite il celebre marchio della Mela, di ampliare il proprio portafoglio raggiungendo un pubblico molto vasto.

Non ci sono tuttavia notizie di una possibile espansione globale (e quindi anche in Italia) della carta di credito griffata Apple, per la quale saranno necessari accordi con banche locali ed europee.

 

 

 

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Alcuni consigli per risparmiare sul pieno

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Uno dei problemi maggiori per le famiglie (e non solo) è cercare di tagliare i consumi della benzina. I prezzi del carburante sono in Italia fra i più alti d’Europa, e non tendono a diminuire, facendo registrare spesso nuovi aumenti.

I costi carburante che fanno parte dei costi d’impiego di una vettura, rappresentano nel lungo periodo la spesa maggiore per gli automobilisti. Spesso arrivano infatti a superare anche il costo d’acquisto di un’auto. Vi sono piccole accortezze da tenere a mente al fine di risparmiare sui rifornimenti (e non poco!) , vediamo quali sono.

Uno dei principali consigli che viene spesso sottovalutato, è il controllare in rete i prezzi delle varie stazioni di rifornimento. E’ possibile scegliere così quelle più economiche e più vicine. In generale ad essere meno costose sono le note pompe bianche, quelle stazioni di servizio che non fanno parte di nessuna compagnia. Non avendo inoltre il servizio di un benzinaio ed avendo un’offerta piuttosto limitata di carburanti, offrono un vantaggio economico non indifferente. Fare rifornimento presso una di queste pompe permette di risparmiare fino a 20 centesimi per ogni litro.

Consigli un po’ più tecnici riguardano la pressione delle gomme, spesso non tenuta sotto controllo. Tenendo gli pneumatici sempre gonfi al giusto livello è possibile risparmiare sui consumi. Fate attenzione anche all’uso dell’aria condizionata che va limitato, perché aumenta notevolmente l’energia  necessaria all’automobile. Infine anche i finestrini giocano un importante ruolo: soprattutto ad alte velocità è bene non tenerli costantemente aperti.

Un consiglio piuttosto particolare e poco conosciuto riguarda la scelta del momento della giornata in cui si effettua il rifornimento. Essendo i serbatoi sotterranei, temperature più elevate faranno creare all’interno di essi una maggiore quantità di vapore. Risultato? Meno liquidi nei serbatoi. E’ consigliato dunque effettuarli nelle prime ore del mattino quando il suolo è ancora piuttosto fresco in seguito al trascorrere della notte.

Detrazione sui costi del carburante: come risparmiare seguendo le leggi

Per dare un taglio ai costi è utile conoscere le leggi che disciplinano in materia di detrazione sui costi per le attività professionali. Queste sono fondamentali soprattutto per professionisti e possessori di partita IVA in quanto sono i soggetti che possono godere di una deduzione sui costi carburante sostenuti. Fino alla fine del 2018 per poter detrarre i costi del carburante era necessario possedere una scheda carburante, la quale attestava le spese dei rifornimenti effettuati. A partire dal 2019 quest’ultima non è più sufficiente: per poter godere del diritto di deduzione sui costi è necessario effettuare i pagamenti tramite mezzi tracciabili. Ciò accade perché è scattato anche l’obbligo di fattura elettronica che viene appunto rilasciata solo in seguito ad un pagamento con uno dei suddetti mezzi. I sistemi di pagamento tracciabili sono in genere quelli elettronici come bonifici bancari, carte di credito/debito e prepagate.

In realtà una grossa comodità è offerta dalle carte carburante, che sostituiscono ufficialmente le schede carburante. Esse sono vere e proprie carte elettroniche che seguono tutte le nuove norme in vigore. La versione più diffusa e vantaggiosa è senza dubbio la carta prepagata per l’acquisto di carburante. Quest’ultima funziona come una qualsiasi prepagata, ovvero per essere utilizzata vi è la necessità che  vi sia una somma di denaro su di essa.

Per effettuare una ricarica  basta andare presso qualunque rivenditore SisalPay ed esibire i propri documenti e la carta ad essi associata. Una delle più conosciute sul mercato è la carta prepagata universale Soldo, che permette di effettuare rifornimento presso qualsiasi stazione di servizio. Inoltre l’azienda offre diverse opzioni:

  • una versione pura che permette esclusivamente gli acquisti di carburante;
  • una versione business che essendo una carta aziendale vera e propria, permette di effettuare qualunque tipo di acquisto.
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Economia e Finanza

Crisi di governo, CNA: “Uscire subito dalla stasi. La stagnazione è un pericolo per le PMI”

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Ogni soluzione alla crisi di governo deve tenere conto esclusivamente dell’interesse nazionale. È necessario uscire da questa stasi al più presto possibile. L’instabilità internazionale può far diventare la nostra situazione economica, già difficile e in preda alla stagnazione, pericolosissima”.

È la posizione della CNA nazionale e della CNA Trentino Alto Adige sulla crisi di governo in atto.

Le imprese, soprattutto artigiane e piccole – afferma Claudio Corrarati, presidente di CNA Trentino Alto Adige – non possono permettersi ulteriori ritardi. Né l’Italia può permettersi ancora situazioni di forte contrapposizione che bloccano il Paese. Lanciamo un appello al senso di responsabilità delle forze politiche nel pieno rispetto delle istituzioni e con la massima fiducia nel presidente Mattarella e nella sua saggezza“.

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Per quanto concerne il quadro politico nelle Province di Trento e Bolzano, la CNA regionale auspica che “eventuali cambiamenti nelle alleanze del governo nazionale non comportino conseguenze sulle giunte provinciali e sui rapporti tra le Province autonome e Roma, garantendo continuità di azione e leale collaborazione tra Enti locali e Governo centrale, nell’ottica dello sviluppo dell’Autonomia e del buongoverno dei territori”.

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Economia e Finanza

Fondo Obelisco di Poste per i risparmiatori, CTCU: “Un obelisco? No, un castello di sabbia”

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Difficile fare peggio, investendo il denaro affidato dai risparmiatori: l’ennesima brutta storia di un investimento finanziario andato in fumo in Italia.

Il Fondo Obelisco di Investire SGR, collocato da Poste Italiane tra il 15 settembre ed il 22 dicembre del 2005, aveva raccolto 172 milioni di euro in quote da 2.500 euro cadauna presso i 14 mila sportelli delle stesse Poste.

Il collocamento aveva garantito a Poste commissioni per 10 milioni di euro. A fine giugno scorso la società gestrice del fondo ha approvato il piano di liquidazione, dal quale si può laconicamente leggere, fra le altre cose,: “…in considerazione di un patrimonio netto di liquidazione del Fondo pari a zero, non residua alcuna distribuzione né di proventi né di capitale”.

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In pratica agli investitori non verrà liquidato nemmeno un euro. La perdita è praticamente del 100% (fra capitale e mancati guadagni promessi) ovvero intorno al 90% se vogliamo considerare i rimborsi anticipati di capitale e i miseri proventi distribuiti nel corso della durata del fondo, pari a ca. 300 euro per quota. In ogni caso, un salasso per migliaia di risparmiatori.

Anche alcuni consumatori altoatesini si erano già rivolti, nel corso degli ultimi anni, al Centro Tutela Consumatori Utenti (CTCU) preoccupati dalla vicenda, quando i dati di andamento del fondo non lasciavamo presagire nulla di buono. Il fondo doveva scadere a fine 2015, ma la società di gestione si era presa altri 3 anni (cd. periodo di grazia, cosa consentita dal regolamento del fondo) per provare a raddrizzare le sorti del prodotto di investimento.

A fine 2018 il fondo era stato quindi posto in liquidazione, ed ecco, a fine giugno la definitiva, amara sorpresa: dei 2.500 euro di ciascuna quota, il fondo non restituirà ai sottoscrittori nemmeno un euro.

L’unica speranza è ora l’intervento di Poste Italiane che, come già fatto per altri due fondi immobiliari liquidati in perdita (IRS ed Europa Immobiliare 1), si spera provvederà a ristorare coloro che avevano sottoscritto, sulla fiducia, le quote del fondo Obelisco presso i propri sportelli.

Uno strumento finanziario che, nel 2005, era stato venduto dai collaboratori di Poste con la prospettiva di riconoscere ai sottoscrittori un rendimento obiettivo del 5,5% annuo, come indicato nel prospetto di offerta del fondo.

Ma come è possibile che un fondo immobiliare abbia potuto ottenere un risultato così disastroso?

Difficile francamente non pensare all’ennesima, vergognosa truffa orchestrata ai danni di ignari risparmiatori, ai quali era stato confezionato un bel pacco sin dal suo nascere, quando qualcuno aveva ben pensato di infilare nel contenitore Obelisco immobili iper o sopravvalutati e asset di bassissimo livello.

Emblematico il caso riportato in una articolo de Il Sole24Ore dello scorso ottobre, in cui si menziona la vicenda di uno dei cespiti trattati dal fondo nel corso della sua durata, “un cespite sito a Roma, in Via Mazzola, 66, acquistato per 45,3 milioni e venduto a marzo 2017 per appena 7,3 milioni di euro. Al momento della cessione il cespite era locato per appena il 34% del totale degli spazi…”.

Anche il quotidiano La Repubblica (articolo del 25.07.2019) ha ben ricostruito i retroscena delle vicende del fondo e più in generale di quella dei fondi immobiliari, collocati in Italia tra il 2002 ed il 2005, definendola “un’innovazione dell’epoca con cui il sistema bancario italiano provò a rianimare l’industria del mattone. Quelli emessi – si legge nell’articolo –, almeno 24 per 5 miliardi di euro, furono più che altro un modo per ridare liquidità ai grandi costruttori, che erano i maggiori debitori delle banche stesse. Una grande traslazione di rischio, da un cliente all’altro del banco finanziario. E ad Obelisco, come a simili veicoli, furono rifilati cespiti non certo di pregio… ”.

Capito dunque? Ci si chiede quindi se la vicenda di Obelisco non meriterebbe l’indagine seria di qualche Procura, per verificare intrallazzi vari e indagare intorno a chi ha ideato questa bella formula di investimento “mangiasoldi”. E anche su chi non ha provveduto a vigilare.

Walther Andreaus, direttore del CTCU: “I consumatori sono stufi di pagare di tasca propria, direttamente ed indirettamente, per gli abusi di chi dovrebbe amministrare e gestire il denaro loro affidato, a seguito di un rapporto fiduciario. La storia di Obelisco è l’ennesima, squallida farsa legata al mondo degli investimenti finanziari, che ha coinvolto migliaia di piccoli risparmiatori.

È inutile sentir parlare di regole di trasparenza e tutele varie, se poi chi dovrebbe vigilare non vigila e chi dovrebbe sanzionare non sanziona. I consumatori ne hanno le tasche piene di essere le vittime sacrificali di sistemi di annientamento del denaro e della ricchezza faticosamente risparmiata!

Cosa possono fare i sottoscrittori del fondo Obelisco?

In attesa che Poste Italiane, quale collocatrice del fondo Obelisco, decida la più opportuna forma di ristoro bonario ai sottoscrittori gabbati, il CTCU consiglia, qualora non già fatto, l’invio di una lettera di contestazione formale, con richiesta di ristoro dei danni patiti, ora che il danno è chiaro e definito.

Il reclamo è condizione essenziale per poter poi, eventualmente procedere con un ricorso davanti all’Arbitro per le controversie finanziarie (ACF), che già in alcuni casi si è pronunciato a favore di risparmiatori che avevano acquistato fondi immobiliari (vedi ad es. decisione n. 1517 del 5 aprile 2019 oppure decisione n. 654 del 18.07.2018).

Presso il Tribunale di Roma sono in corso anche già alcune cause civili avviate da sottoscrittori del fondo Obelisco contro Poste Italiane, i quali ritengono che il collocamento abbia violato le prescrizioni del Tuf e della Consob, sia per quanto riguarda il rischio che, in alcuni casi, la dimensione dell’investimento (rispetto al patrimonio del singolo cliente).

In ogni caso, l’avvio di un’azione civile va valutato molto bene, soprattutto in relazione al rapporto costi-entità dell’investimento e anche alla durata media di un contenzioso giudiziario.

Per maggiori informazioni ci si può rivolgere presso la sede del Centro Tutela Consumatori Utenti (tel. 0471-975597).

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