Economia e Finanza
Dialogo banche-imprese, commercialisti: attenzione puntata sui “crediti deteriorati”
Una analisi approfondita dei “crediti deteriorati”, un tema rilevante per il ruolo dei commercialisti sempre più significativo nella prevenzione e salvaguardia del valore aziendale e nella mitigazione dell’impatto sociale di una crisi.
Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti per far luce sulla materia hanno pubblicato il documento “Non Performing Loans (NPL)”.
I “crediti deteriorati” sono prestiti la cui riscossione da parte delle banche è incerta. All’origine vi possono essere situazioni di difficoltà economica o finanziaria delle persone o delle imprese a cui sono stati erogati i prestiti e/o valutazioni errate e/o incomplete da parte della banca.
Il documento, a cura del Gruppo di Lavoro NPL del Consiglio Nazionale di Commercialisti guidato dai due Consiglieri Nazionali delegati alla materia, Andrea Foschi e Sandro Santi, illustra le caratteristiche e le criticità collegate ai crediti deteriorati indagando sugli effetti prodotti dai medesimi sia all’interno del sistema creditizio che sul mercato dell’accesso al credito.
In questo contesto il commercialista, andando oltre la normale (e già complessa) consulenza, potrà affiancare il proprio cliente trasferendogli conoscenze sul quadro normativo e regolamentare del sistema bancario, preparandolo al dialogo con gli istituti di credito al fine di trovare un punto di incontro tra le reciproche esigenze. Sette i capitoli, preceduti da una introduzione e da una panoramica sul contesto economico finanziario italiano.
Nel primo si analizzano i Non performing loans che secondo i dati della Banca d’Italia, per oltre la metà sono sofferenze (189 miliardi a settembre 2017), mentre 102 miliardi sono inadempienze probabili e 6 miliardi prestiti scaduti.
Segue un approfondimento delle regole contabili e delle valutazioni di mercato.
Spazio poi alla securitisation più opportunamente definita cartolarizzazione dei prestiti, operazione finanziaria complessa che comporta il coinvolgimento di diversi attori. Si passa poi al sistema di valutazione delle garanzie, l’effettivo valore dei crediti finanziari dipende infatti dalla concreta probabilità che il debitore adempia regolarmente alla sua obbligazione di rimborsare il finanziamento ricevuto.
Dopo una attenta analisi sul tema della prevenzione e del merito creditizio si approfondisce il ruolo del commercialista in merito a questa disciplina che contribuirà, attraverso il miglioramento del merito creditizio o voto di affidabilità (rating) del proprio cliente, a rafforzare il rapporto di fiducia tra banca e impresa.
Il commercialista può rivestire diversi funzioni nell’ambito di un’impresa, con conseguente possibilità di intercettare i prodromi di una crisi mediante i nuovi strumenti dell’allerta (modelli organizzativi, indicatori, tempi di intervento, segnalazioni all’OCRI ecc.).
Consulente dell’imprenditore, sindaco, revisore e O.d.V. sono i principali ruoli nelle imprese medio- piccole, le quali non possono dotarsi di organi interni e strumenti avanzati per la prevenzione e gestione dei rischi.
Come si evidenzia nel documento, il sistema bancario italiano si sta progressivamente riducendo in termini di quantità di sportelli e numero di banche, e parallelamente ingrandendo a seguito delle fusioni, acquisizioni ed accorpamenti.
Il commercialista, per la sua formazione di base, per le specializzazioni e per il costante aggiornamento, possiede quel corredo di competenze giuridico-aziendali per colmare o evitare il vuoto che rischia di ampliarsi ulteriormente nei prossimi anni tra mondo bancario e mondo delle imprese.
Il ruolo del commercialista, pertanto, sarà fondamentale nel prossimo futuro, come figura chiave per il corretto funzionamento degli strumenti di allerta (che non sono procedure, bensì un modello organizzativo e parametri su cui valutare l’impresa), nel cui contesto si verrà ad inserire il dialogo con il sistema bancario, necessariamente improntato anche sulla dimostrazione che l’impresa che richiede credito (ed ancora di più che chiede di ristrutturare il credito) sia conforme agli standard qualitativi e di controllo richiesti.
Il commercialista, in questo suo ruolo, dovrà avere la capacità di supportare ulteriormente il proprio cliente andando oltre la normale (e già complessa) consulenza, trasferendogli, nel limite del possibile, il quadro normativo e regolamentare in cui si muove il sistema bancario, affinché si possa trovare un punto di incontro tra le reciproche esigenze.
Evitando situazioni di conflitto, dovute a volte a reciproco sospetto e paura, con azioni e reazioni che in passato hanno generato gravi problemi su entrambi i fronti: dal falso in bilancio a più gravi reati finanziari in capo all’imprenditore che non ha conclamato all’esterno una crisi, al mancato perfezionamento di progetti di ristrutturazione che avrebbero evitato la perdita del credito da parte della banca.
Il documento completo è disponibile online sul sito della Fondazione Nazionale dei Commercialisti (www.fondazionenazionalecommercialisti.it )
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