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L’impertinente

La Voce di Bolzano all’era delle intimidazioni: una Asl “confusa” minaccia il giornale

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Foto sanitainformazione.it

La Direzione dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige annuncia via mail la possibilità di ricorrere a vie legali contro La Voce di Bolzano. Con mail genericamente firmata. Ma tant’è.

Casus belli, un articolo pubblicato il 18 novembre 2018 ad opera del nostro collaboratore satirico Bellerofonte.

Sanità altoatesina, la caduta di un impero , questo il titolo dell’articolo, realizza una panoramica sintetica ed efficace su una realtà che è sotto gli occhi di tutti: un’unica azienda sanitaria fatta da cinque aziende che ha una spesa quintuplicata per volontà politica e non per necessità che grava sulle tasche dei contribuenti, con risultati in termini di performance da denuncia alla Corte dei Conti piuttosto che da Quotidiano della Sanità.

Un contributo, quello del nostro giornale, che non ignora le criticità del sistema sanitario altoatesino a fronte di un miliardo e trecento milioni di budget annuo a disposizione della Asl locale: mancanza di personale sopperita con il reclutamento di esterni che costano più dei dipendenti, concorsi dove vengono affidati incarichi a dirigenti risultati inidonei e non ultimo, le ormai celebri lungaggini delle liste di attesa, con un CUPP che non funziona a dispetto di ripartizioni create appositamente per la risoluzione dell’annosa problematica.

Un esperimento di informazione precedente avvenne con la pubblicazione di Come Penelope al Cup: la sanità altoatesina e il cronico problema delle liste di attesa: il critico predecessore nei confronti della difficile situazione in cui versa il Centro Unico Prenotazione dell’ASL dell’Alto Adige non si risparmiò nemmeno quella volta di dire che Il Re è nudo.

Non fu certo il nostro Bellerofonte il primo a mettere il dito in una piaga ormai già conosciuta e le cui conseguenze erano state più o meno già dibattute sulle pagine della stampa locale.

Certo il più impertinente, ma la sua fu una critica che più desiderava assomigliare a un incitamento: quello alla realizzazione in tempi rapidi di una politica sanitaria unificata e conseguentemente anche di un centro unico per le prenotazioni che sarebbe andato a raccogliere le disponibilità tra tutti i vari ospedali e distretti. 

E non ci vuole un ministro della Salute per comprendere che una proposta d’offerta più ampia corrisponderebbe a una scelta più ampia anche per l’utenza, riducendo drasticamente i tempi d’attesa.

Arrivarono quindi i tempi, più recenti, di una critica altrettanto costruttiva, seppure rilanciata con l’uso di una certa satira, caratteristica preminente del nostro brillante collaboratore.

Sanità altoatesina, la caduta di un impero è stato di fatto il pezzo in grado di scatenare le ire e le rivendicazioni da parte della Asl locale, che in quella occasione ha pensato fosse cosa naturale avanzare la minaccia delle vie legali come strumento di intimidazione.

Che il gesto possa classificarsi come tentativo di censura nei confronti della stampa? Solo un’ipotesi. Il movente non ci è noto. Ma il modus operandi si.

Sappiamo che la “missiva” recapitataci in redazione sotto forma di e-mail non risulta firmata da nessun dirigente o da un soggetto a cui sia riconducibile una qualsivoglia responsabilità.

Niente riferimenti a un dipartimento, un gabinetto (ufficio di) o, che sappiamo, a un dg qualsiasi. 

Solo la generica accusa di non poter fornire “la minima prova della correttezza di quanto affermato” e “senza offrire alcuna prova a contraddittorio” o diritto di replica.

Ci riserviamo il diritto di intraprendere ulteriori provvedimenti anche per le vie legali“, si legge nel testo firmato da una generica Direzione dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige.

Il povero Bellerofonte mi rispose allora che il diritto di critica e di satira (che non contempli di includere dichiarazioni diffamatorie) esiste e che se qualsivoglia dirigente avesse richiesto di esercitare il suo sacrosanto diritto di replica questo sarebbe stato immediatamente concesso. Uno strumento subito suggerito dalla redazione, con netto rifiuto del suo utilizzo da parte del soggetto interessato.

E’ il caso del dott. Luca Armanaschi, responsabile designato dall’ex dg Schael quale direttore dell’allora neo istituita Ripartizione per l’assistenza ospedaliera, con il compito di supporto alla direzione sanitaria dal punto di vista tecnico-amministrativo, che reagisce oggi con toni minatori ad un articolo che comunque non denigra il suo operato, e che gli attribuisce al contrario il profilo del santo che non fa miracoli (se sia lui anche il suggeritore/mittente della mail intimidatoria non ci è noto).

I fatti ci dicono però che proprio l’altro ieri (6 dicembre) nell’incontro intercorso con i sindacati di categoria, nel documento prodotto a margine dello stesso incontro, il dirigente dichiara un netto del miglioramento dell’operatività del CUPP, decantando la possibilità di prenotare prestazioni a livello aziendale per alcune branche sia telefonicamente che on-line sin da ora, per poi aggiungere altre tipologie di prestazioni a breve (ma non si sa quando).

Tutta questa operazione, che sa tanto di tattiche apprese dal libro L’Arte Della Guerra di Sun Tzu, avrà il suo totale compimento entro il 2020. Ovvero, il buon Armanaschi afferma che per regolarizzare la posizione del CUPP ci vorrà un biennio.

Allora come la mettiamo con la risposta scritta del 7 febbraio 2017 all’interrogazione dell’ex consigliere M5S  – ora rappresentante dell’omonimo gruppo – Paul Kollensperger, la 2481/2016 del 16 novembre 2016, nella quale la rappresentante politica della Sanità confermava che il CUPP sarebbe stato operativo da li a sei mesi?

La soluzione manifestata alle organizzazioni sindacali è invero, con un concetto simile a quanto scritto anche in altra sede, paragonabile ad una toppa fatta con la gomma da masticare per arginare la falla del Titanic, un totale e sistematico paradosso.

Lungi dall’essere diffamatoria, la constatazione è piuttosto una presa d’atto della reale situazione dei tempi di prenotazione di una visita medica in Alto Adige.

E qui, lo ricordiamo, la singola attribuzione delle responsabilità è difficile come l’individuazione della posizione del dado nel gioco dei tre bicchieri. Se fatto da un professionista della giocoleria burocratica, non troveremo l’oggetto sotto nessuna superficie. Perché, semplicemente, “è stato Nessuno”.

Dopo avere pensato inizialmente a una burla, la verità si è però stesa chiara davanti ai nostri occhi e sgomenti abbiamo dovuto riconoscerla: la mail non firmata da alcuno riconduceva al modus e alla disorganizzazione tipici della struttura della Asl locale. Una sorta di lucida confusione per cui il dardo si lancia ma se il danno viene fatto, nessuno è responsabile. 

Le mille scuse che potranno essere addotte alla pratica sopra indicata non potranno più smentire il principio per il quale un atto intimidatorio non formalizzato, equivale a una non presa di responsabilità, o a una responsabilità che fa eventualmente capo a: Nessuno.

Avete capito bene. La mail intimidatoria in questo caso è a firma del signor/dottor/dirigente/responsabile/dg?: No. Proprio nessuno.

E’ così che all’interno dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige si accetta di discutere sulla bontà o meno dell’operato messo in atto in relazione al proprio incarico dirigenziale. Non si replica a mezzo stampa. Si intimidisce.

In caso di emergenza, rompere il vetro. Questa è la regola. Chi rompe paga e i cocci sono i suoi. Anzi no. I cocci rimangono cocci, basta una spazzata per farli finire sotto il tappeto, fino a quando qualcuno non abbia l’ardire di sollevarne un lembo. Solo allora la presa di responsabilità si fa concreta. 

L’impavida dichiarazione, in quel caso, potrebbe suonare più o meno così: “Noi lo sappiamo chi è stato! Il signor Nessuno”.

In un discorso più generale, lo stesso sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi, in altro riferimento alle criticità di sistema rilevate questa volta per le cure palliative, durante un’audizione in commissione Affari sociali alla Camera del 5 dicembre, afferma:

Bisogna prendere atto che lo sviluppo delle reti locali di cure palliative e l’identificazione dei requisiti minimi per l’accreditamento e l’adozione di modelli organizzativi uniformi, sono obiettivi non ancora raggiunti da tutte le Regioni dal momento che le Regioni Abruzzo, Molise, la Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta non hanno ancora recepito l’intesa del 25 luglio 2012“.

Le criticità dunque ci sono, ma vige ancora la regola tutta italica del “divieto individuazione responsabilità“. Noi ci informiamo per raccontare. E vi informiamo. Per diritto di cronaca ma soprattutto per rispetto della verità.

“Wir sind in jedem Bereich immer an der Spitze”. La lesa maestà è punita con l’invettiva. Non ci stiamo. Per parafrasare il buon Craxi in una postuma pubblicazione, noi parliamo e continuiamo a parlare.

Se come dice uno dei nostri più stimati ispiratori “la fila dei servi è sempre più lunga di quella che serve ai padroni”, possiamo altrettanto affermare che se, giornalisticamente parlando, dovessimo contare la fila delle gobbe rispetto a quella delle cosiddette “schiene dritte” otterremmo il risultato di uno sconfinato paesaggio collinare di leopardiana memoria, in cui la dimensione della curvatura è quasi sempre direttamente proporzionale non certo al valore e alla volontà del singolo giornalista, ma alla lunghezza del guinzaglio di chi tira le fila. 

Orizzonte a perdersi. 

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L’impertinente

Sessismi, femminismi e bucce di banana: il caso Lorenzini

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Brutto scivolone per l’Assessora e Presidente della Commissione comunale alle Pari Opportunità Marialaura Lorenzini sulla questione della pubblicità “sessista” apparsa in questi giorni per le vie di Bolzano.

Al di là della giusta intenzione di far rimuovere un messaggio commerciale ritenuto offensivo per la dignità della donna, quella di Lorenzini parrebbe tuttavia una presa di posizione ….. distratta o che al meglio potremmo ribattezzare, con uno sforzo di creatività, come una sorta di protesta divisibile a compartimenti stagni.

Il perché lo si evince dallo slancio pasionario con cui Lorenzini difende la causa della dignità femminile violata.

Slancio direttamente proporzionale all’attenzione che l’amministrazione comunale avrebbe riservato, solo qualche giorno prima e addirittura concedendo il placet per l’apposizione del prezioso marchio patrocinante, a un evento dal messaggio “culturale” inequivocabile: un festival cinematografico del porno.

A intervenire per primo sollevando la questione è Marco Galateo di Fratelli d’Italia, che in una nota tra l’ironico e l’indignato riesce a far notare, non senza un certo imbarazzo, che la campagna pro diritti e per il rispetto della dignità femminile portata avanti dall’assessora e dallo stesso Comune sarebbe minata da alcune imbarazzanti, ipocrite micro falle.

Lorenzini si era detta:”Allibita che nel 2018 ancora possano essere utilizzate immagini così lesive, al limite della violenza, nei confronti delle donne”, ricordando a questo proposito che il Consiglio Comunale di Bolzano, con delibera nr. 27 del 2 marzo 2001, ha sottoscritto l’impegno per le “Città libere dalla pubblicità offensiva della dignità della donna”, affinché nessuna pubblicazione sia veicolo di tali stereotipi avvilenti per la dignità delle donne.

Per Galateo, che ritiene di dire la sua in una questione su cui, per una volta tanto, qualcuno ha il coraggio di dire qualcosa al di la dei facili perbenismi di facciata, è “curioso che l’indignazione femminista arrivi dagli stessi promotori patrocinanti il festival del porno di una settimana fa al Cineforum di Bolzano e dagli stessi che hanno scelto, come spettacolo teatrale delle scuole di bambini, la storia di Elliot che sceglie se essere maschio o femmina a giorni alterni. Peraltro all’insaputa dei genitori stessi, aprendo un dibattito acceso sulla libertà di educazione delle famiglie”.

E se secondo il rappresentante altoatesino di Fratelli d’Italia un circolo privato è liberissimo di organizzare un festival cinematografico del porno, così come altri soggetti giuridici organizzano festival dell’eros a due passi da Bolzano e una compagnia teatrale è libera di portare a teatro qualsiasi sceneggiatura ritenga, diverso è il discorso di una amministrazione che patrocina una rassegna pornografica, perché lo fa a nome di tutti i cittadini.

E senza averglielo chiesto.

“Non è forse anche quella una mancanza di rispetto gravissima nei confronti di una donna?

Non pretendiamo di pensarla tutti allo stesso modo, soprattutto su questi temi etici, lo sappiamo bene, ma ci aspettiamo che l’Assessor* Lorenzini, come le sue amiche femministe di sinistra, siano d’accordo con loro stesse, qualunque cosa si sentano oggi”. Così Galateo.

Un’analoga reazione di protesta da parte dell’assessora si era avuta già un anno fa in merito alla pubblicità di un’azienda bolzanina di frutta e verdura, ritenuta lesiva nella proposta di una rappresentazione svilente per le donne.

Non pare però avere destato nessuna indignazione nell’acuta sensibilità della rappresentante cittadina per le pari opportunità il patrocinio concesso solo una settimana fa dal Comune di Bolzano al festival del porno ospitato al Cineforum di Bolzano.

Ma noi lo sappiamo, è solo distrazione. Lo avesse saputo, la Lorenzini, si sarebbe opposta alla concessione del patrocinio.

E se la dura presa di posizione riguardo al manifesto commerciale comprende ora l’intenzione da parte dell’assessora di segnalare la pubblicità all’organo di vigilanza, chiedendone la immediata rimozione e valutando anche la possibilità di presentare una denuncia, sarà ardua l’impresa di fare scomparire a posteriori la figuraccia comunale.

Considerato, se non altro, che il cartellone pubblicitario incriminato, quello dell’agenzia pubblicitaria di Max Maglione parcheggiato in via Siemens e montato sulla struttura portante di un camioncino, è al contrario facilmente rimovibile.

Per “La foto impietosa” di questo appuntamento: il volantino della proposta culturale patrocinata dal Comune di Bolzano assieme ad alcuni “contenuti” del Festival sponsorizzato dall’amministrazione cittadina.

In ultima posizione, la pubblicità dell’agenzia di Max Maglione.

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L’impertinente

L’Impertinente, Atto primo: Il Re è nudo

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Vi diamo il benvenuto al primo pungente appuntamento con L’IMPERTINENTE: la rubrica dell’osservatore impietoso.

Impietoso come lo può essere uno sguardo lucido e implacabile sul teatro della vita di provincia. Perché di qualsiasi argomento si tratti, c’è pur sempre qualcosa da commentare.

Con ironia certamente e con quell’attenzione alle diverse angolazioni dalle quali possiamo osservare il nostro piccolo grande mondo, che è la Provincia autonoma di Bolzano.

Per vedere con i vostri occhi le sue contraddizioni e raccontarle con le nostre parole, non prive, quando necessario, di una punta di doverosa cattiveria.

Perché per noi impertinenti nella perfidia verbale vi è quel sottile piacere di poter dire elegantemente e con millimetrica puntualità, quasi chirurgica giornalistica precisione, ciò che la società non vuole sentire.

Lingue lunghe ma non troppo.

Abbiamo rispetto per la dignità umana e i dati sensibili. Non inveiremo gratuitamente. Se non ce ne darete motivo, si intende.

Ma non siamo cattivi. In fondo lo facciamo per voi.

Per informarvi, divertirvi, farvi scoprire lati della cultura umana e delle sue bizzarre consuetudini che nemmeno sospettavate esistessero.

Con un occhio puntato sui passi falsi della politica, le storture dei fraintendimenti di massa; dalle piccole beghe di quartiere ai grandi insulti istituzionali, alle bagarre che prendono vita dalla dialettica dell’agorà.

Perché a noi la piazza interessa e insieme ad essa le sue contraddizioni. Non amiamo i luoghi troppo affollati, ma ci trovate ovunque.

Qui grattiamo la patina pelosa dei finti perbenismi. Ci piace urlare che il Re è nudo. Ci divertiamo. Talvolta proviamo rabbia per ciò che non abbiamo la possibilità di approfondire. Ma andiamo avanti.

Per trovare del buono e del marcio in tutto. E raccontarvelo.

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