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Società

Le forze del Soccorso Alpino Militare in esercitazione congiunta il 26 e 27 novembre a Bolzano

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Le diverse forze del Soccorso Alpino Militare e Civile si riuniranno il 26 e 27 novembre a Bolzano per una esercitazione congiunta che si terrà al Circolo “DRUSO”.

Si tratta degli uomini del Comando delle Truppe Alpine, dei rappresentanti del Comitato Nazionale Soccorso Alpino Speleologico (CNSAS) e del soccorso Bergrettungsdienst (BRD) dell’Alpenverein Südtirol (AVS) che saranno impegnati nella formazione, addestramento e standardizzazione dell’equipaggiamento delle Squadre di Soccorso Alpino Militare (SSAM).

Non saranno tralasciati aspetti di fondamentale importanza quali le funzioni di comando e controllo che risultano necessarie durante le fasi dell’emergenza laddove gli assetti militari vengano richiesti dal Sistema di Protezione Civile Nazionale ad operare con entità civili deputate alla gestione dei soccorsi – si legge in una nota – . In tale quadro si affronterà anche il ruolo determinante dei sistemi di comunicazione e di trasporto delle squadre soccorso ove il ruolo degli elicotteri militari dell’aviazione dell’Esercito risulta essere determinante“. 

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Il Workshop del Soccorso Alpino Militare fra l’altro coinvolgerà esperti del settore che racconteranno delle ultime esperienze fra cui il quelle del recupero in parete da parte di una SSAM del 3° reggimento alpini di Pinerolo che sebbene impegnata per addestramento nell’ottobre scorso ha garantito il soccorso e recupero di un infortunato sul Monviso o di quella del 9° reggimento alpini de l’Aquila che concorre ed opera in maniera attiva a concorso del sistema di soccorso a disposizione delle autorità prefettizie.

Non mancherà anche la presenza delle aziende di settore che potranno illustrare il livello di tecnologia delle attrezzature che nello specifico settore risultano indispensabili per approcciare in maniera efficace le fasi del soccorso.

Cui Prodest

Lucrezia Borgia: inatteso dramma dell’amor materno al Valli

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Ha perfettamente ragione l’amico Francesco Micheli a essere felice per la seconda messinscena, dopo quella del Festival Donizetti 2019 che lo ha visto Direttore artistico, al Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia, della “Lucrezia Borgia”, nuova co-produzione di numerose fondazioni teatrali, Reggio, Piacenza, Trieste, Ravenna e, naturalmente, Bergamo, città natale del grande compositore.

È anche il segno di vitalità del Festival bergamasco che, dopo alcune stagioni di decollo, ha decisamente preso il volo con una stagione, la penultima, 2018, impreziosita da presenze vocali imponenti come l’ottimo Pop, e l’ultima, esempio di uno sforzo creativo e impresariale encomiabile.

Questa “Lucrezia Borgia” avrà certamente un’ottima vita commerciale, per i seguenti, chiari motivi: 1. è stata pensata bene dal punto di vista impresariale, il parteterre dei coproduttori è vasto e solido; 2. Il personaggio di Lucrezia “madre tragica”, così come sottolineato dal giovane e intelligente regista Andrea Bernard, è appropriato e chirurgicamente stigmatizzato nella drammaturgia e scenografia; 3. Figurando spesso in uno splendido isolamento sia vocale che squisitamente teatrale, il personaggio della gran dama richiede interpreti eccellenti e, in esso, la ormai grande Carmela Remigio a Bergamo e la già stupenda Francesca Dotto a Reggio Emilia sono andate letteralmente a nozze, ai limiti della standing ovation.

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Ma non finisce qui: la scenografia (ottimo Alberto Beltrame) gioca gli spazi con delicatezza e classe anche malgrado i volumi in movimento, grazie a un sagace uso delle luci. Le coreografie, così importanti in questo spettacolo, sono sempre leggere e coordinate (brava Marta Negrini), e i costumi (Elena Beccaro) segnano una sintassi avvincente che colpisce il preconscio.

Insomma, per una via o per l’altra del Grande Crocevia Estetico (il teatro musicale lirico), c’è tutto ciò che inconscio, fantasia e senso comune possano chiedere a una Lucrezia Borgia: il noir, l’emozione, il senso storico, il veleno (quello non deve mancare!) e, in aggiunta, il dramma di una madre. Anche l’ambiguo di Orsini (interpretato dall’ottimo contralto Veta Pilipenko en travesti) gioca su questo unheimlich, su questo straniante che ci accompagna fino alla fine.

Voglio ora soffermarmi su un aspetto particolarmente riuscito: l’uso del quadro del palcoscenico. Da terra a cielo, tutto il volume, dunque base, altezza e profondità, è agito magistralmente in questo spettacolo. La base è attraversata da veloci e giustificatissime presenze, che prendono spesso (il Papa in ouverture, con sublime effetto anche di luci; i gruppi di attori e figuranti) traiettorie geometriche interne, verso un dietro che è filosofico, è il nostro back-mind, la nostra attesa del grottesco sinistro nella Borgia.

L’altezza è scossa da pendenze e incombere di soffitti mobili, che non ci lasciano tranquilli (comme il faut!). La profondità, col prevalere del buio orizzontale, sconfina nel nostro spirito direttamente e si riempie di suoni e dolore ferale, fino alla morte di una madre e del suo figlio, nell’ombra cupa della vendetta e del veleno.

Eros e Thanatos, Borgia e Orgia, bene e male, Venezia e Ferrara si scontrano in continuazione come elettroni impazziti e ci portano all’epilogo dell’esplosione terrificante. Paragoni? Per come il bravo Bernard ha lavorato, siamo di fronte a un risultato eccezionale: la deflagrazione finale ricorda l’urlo panico di Rodolfo in Bohème o la tragedia materna che chiude Cavalleria Rusticana.

Tanto bella, questa regia e questo allestimento, che è subito sfidato: grande rischio per la coproduzione internazionale, che vede in prima fila nel 2020 il Comunale di Bologna, con un’altra “Lucrezia Borgia”, esordio in giugno!

“Pigliate la deformità morale più orrida, più ributtante, più completa, mettetela dove risalta meglio, nel cuor di una donna […], poi mescolate a tutta questa difformità morale un sentimento puro, il più puro che la donna provar possa, il sentimento materno […]”, ed ecco il nostro dramma… Citano Victor Hugo, a Bologna, nella tragedia da lui scritta (“Lucrezia Borgia”, 1833, appunto il titolo) cui s’ispirò Donizetti per commissionare a Felice Romani il libretto (fresco fresco, 1833 pur esso), e attaccano proprio dove a Bergamo e al Valli sono stati grandi.

E mettono in campo il “primouomo” (ormai così noto per le sue doti di altruismo ed equilibrio psicologico, mai, cioè, invadente “primadonna”) Stefan Pop in Gennaro e, udite udite, la grande Yolanda Ayuanet nella di lui madre Lucrezia…

Scontro titanico! Non vedo l’ora che giunga, questo giugno 2020.

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Società

 Stop ai litigi con i vicini: uscita la nuova versione del “Vademecum condominiale” del CTCU

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Nemmeno l’uomo più buono può stare in pace, se ciò non garba al vicino cattivo”, così citava Friedrich Schiller. Secondo i dati diffusi dal Ministero della Giustizia, soltanto da gennaio a settembre 2019, nel settore “condomini”, sono state registrate un 14% (più di 15.000 procedimenti) di nuove mediazioni civili.

Ricordiamo che anche nel settore delle liti condominiali, la procedura di mediazione è obbligatoria prima che possa essere avviata un’azione legale: 3 su 20 delle nuove azioni civili che presuppongono una mediazione ricadono quindi in questo ambito.

Oggetto di lamentele sono, ad esempio, il mancato rispetto del regolamento condominiale, il disaccordo sull’utilizzo delle parti comuni dello stabile, la contestazione circa i criteri o le modalità di suddivisione delle spese condominiali.

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Molte delle controversie nascono però, come accade spesso, per scarsa chiarezza riguardo quelli che sono i propri diritti e doveri all’interno di un condominio. 

Poiché le informazioni giuridiche in questo ambito non sono facilissime da reperire, già nel 2008 il Centro Tutela Consumatori Utenti (CTCU) di Bolzano aveva deciso di redigere e pubblicare una prima versione del “Vademecum condominiale”, nella quale erano stati riepilogati gli aspetti più salienti delle regole di convivenza nel condominio.

Ora il vademecum è stato sottoposto ad una terza revisione generale al fine di integrarlo con le riforme normative più recenti che hanno riguardato questo settore.

La nuova versione del “Vademecum condominiale” è suddivisa in 7 parti che illustrano i principali temi riguardanti l’argomento: vengono fornite le definizioni e i concetti base, si descrivono il regolamento di condominio e la tabella dei millesimi, si chiariscono le formalità nella convocazione di un’assemblea e si sintetizzano in una tabella riassuntiva le varie maggioranze richieste.

Vengono altresì elencati nel dettaglio i compiti dell’amministratore e illustrata la procedura di selezione dello stesso. Inoltre, si analizzano le voci di consuntivo di esercizio, nonché i lavori di manutenzione e di ammodernamento e  gli aspetti della privacy all’interno del condominio. 

Seguono la parte pratica con alcuni fac-simili (es. di ripartizione spese, di regolamento condominiale) e le lettere tipo (punti all’ordine del giorno, annullamento di deliberazioni, …), e la nuova Parte 7, nella quale sono state sintetizzate le norme attualmente vigenti.

Il Vademecum condominiale dovrebbe trovare un suo spazio, magari tra i libri in cucina – oppure in formato digitale sul proprio PC o tablet – in modo da essere sempre a portata di mano in caso di dubbio, e fungere da guida per i propri diritti e doveri”, si augura Gunde Bauhofer, Direttrice del CTCU.

Il Vademecum condominiale è stato stampato dalla Provincia Autonoma di Bolzano e può essere ritirato gratuitamente presso la sede del Centro Tutela Consumatori Utenti, oppure presso lo Sportello mobile del consumatore e tutte le sedi periferiche del Centro oppure scaricato dal sito web del CTCU (https://www.consumer.bz.it/it/vademecum-condominiale).

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18-25 gennaio: Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

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La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani si celebra dal 18 al 25 gennaio e vede le diverse confessioni cristiane riunite assieme. Quest’anno sono previste tre preghiere ecumeniche a Bolzano, Merano e Bressanone.unit

Ci trattarono con gentilezza” è il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 2020 e si riferisce a un testo biblico (Atti 28,2). Narra del naufragio dell’apostolo Paolo e dei suoi compagni di viaggio a Malta e di come furono accolti e curati in modo ospitale dalla popolazione locale.

Anche ai nostri giorni, proprio nel medesimo mare, molte persone affrontano orrori di ogni tipo – si legge in una nota della diocesi – . Gli stessi luoghi menzionati nel testo biblico si ritrovano nei racconti dei rifugiati di oggi. L’ospitalità è una virtù fondamentale per costruire l’unità tra i cristiani e ci spinge ad una maggior generosità verso coloro che si trovano nel bisogno“.

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Durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2020 sono in programma tre preghiere ecumeniche: martedì 21 gennaio alle 17.30 a Bressanone (Chiesa parrocchiale San Michele), giovedì 23 gennaio alle 20 a Merano (Chiesa Maria del Conforto) e venerdì 24 gennaio alle 20 a Bolzano (Chiesa evangelica).

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