Italia & Estero
Morte simultanea e domande etiche: le gemelle Kessler tra mito e legge
La scomparsa simultanea delle gemelle Alice ed Ellen Kessler a Grünwald, nei pressi di Monaco di Baviera, ha riacceso immediatamente il dibattito pubblico sulla possibilità del suicidio assistito in Germania, ipotesi avanzata dai media, in particolare dal quotidiano Bild. L’episodio, per la sua natura e per la fama internazionale delle Kessler, non è rimasto confinato alla cronaca locale ma ha sollevato questioni giuridiche, etiche e culturali di ampio respiro.
Secondo le prime ricostruzioni e le informazioni riportate dalla stampa tedesca, le due artiste sono state trovate morte insieme nella loro abitazione a Grünwald. Le autorità di polizia hanno escluso l’intervento di terzi e hanno aperto un’indagine preliminare per chiarire le circostanze dell’accaduto. La notizia ha naturalmente richiamato l’attenzione anche sul quadro normativo vigente in Germania riguardo al fine vita.
Nel 2020 la Corte Costituzionale federale tedesca ha pronunciato una sentenza che ha segnato un punto di svolta: è stata riconosciuta la possibilità del suicidio assistito, sebbene con limiti e condizioni precise. La giurisprudenza ha stabilito che il suicidio assistito è ammissibile, ma il legislatore e le pratiche mediche devono rispettare paletti stringenti; al contempo è vietata l’eutanasia attiva. Tra le regole pratiche più rilevanti figura la necessità che la persona sia in grado di assumere autonomamente il farmaco letale, distinguendo così il suicidio assistito dall’eutanasia attiva o da forme di eutanasia “passiva”.
Nonostante la sentenza della Corte, in Germania non esiste ancora un protocollo legislativo chiaro e condiviso che disciplini in modo dettagliato tutte le fattispecie, lasciando aperti margini di incertezza per medici, associazioni e famiglie. La combinazione tra giurisprudenza e mancanza di una normativa organica contribuisce a tensioni politiche e a dibattiti etici sul territorio.
Le gemelle Kessler non erano soltanto personaggi riconosciuti per la loro vita privata: il loro peso culturale è significativo. Dalle scene dei cabaret e delle televisioni degli anni Cinquanta fino alla consacrazione tra gli anni Sessanta e Settanta, Alice ed Ellen hanno incarnato una simbiosi artistica che le ha rese icone dello spettacolo europeo. Storici dello spettacolo e filosofi dell’etica, come Adriano Fabris, hanno ricordato il ruolo emblematico delle Kessler nella televisione e nella cultura di quel periodo, sottolineando la persistenza del loro mito.
Già in un’intervista del 2012 le due donne avevano espresso il desiderio di non essere separate nella morte, una dichiarazione che oggi assume una nuova e dolorosa rilevanza alla luce dell’accaduto. Quel desiderio espresso anni fa viene oggi richiamato come possibile elemento di contesto dalle cronache che seguono le indagini.
La vicenda solleva interrogativi che vanno oltre la singola tragedia: quali sono i confini tra desiderio individuale di porre fine alla propria vita e responsabilità sociale e medica? Come devono muoversi istituzioni e legislatori in un Paese in cui la sentenza costituzionale del 2020 ha liberalizzato il suicidio assistito con limitazioni non banali? La morte delle Kessler riapre il confronto pubblico sulla regolamentazione del fine vita in Germania e invita a riflettere sul rapporto tra diritti individuali, tutela sanitaria e memoria culturale.
Intanto le autorità proseguono le indagini a Grünwald per verificare con esattezza le cause e le modalità della morte, mentre l’opinione pubblica e i media internazionali seguono la vicenda, richiamando l’attenzione sull’eredità artistica delle gemelle Kessler e sulla necessità di chiarire norme e pratiche sul suicidio assistito.
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