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Economia e Finanza

Verso una clamorosa protesta di bar e ristoranti

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In queste ore sta prendendo forma una clamorosa protesta da parte dei titolari di bar e ristoranti.

L’idea è quella di un’apertura simbolica – saracinesche alzate e luci accese – per poi consegnare ai sindaci le chiavi degli esercizi.

Perché riaprire il primo di giugno al 30% della potenzialità dei locali, con regole e limitazioni che per essere applicate hanno anche dei costi, ma dovendo sempre sostenere le stesse spese, vuol dire iniziare una strada che porta al fallimento.

Lapidario il commento di un esercente: Il governo Conte non può pensare di scaricare sulle nostre spalle tutti gli oneri, un atteggiamento di menefreghismo nei nostri confronti che non possiamo accettare. Noi in queste condizioni il 18 maggio non apriremo. A oggi nessuno dei nostri dipendenti ha preso un euro di cassa integrazione, cosa aspetta il governo: che qualcuno si uccida?

Noi non riprenderemo avendo il 30% del locale aperto e il 100% dei costi. Non è vero che andrà tutto bene, la metà delle nostre aziende in queste condizioni fallirà. E con noi tutto l’indotto, i nostri fornitori. Chi è seduto nelle stanze del Palazzo non ha cognizione del mondo reale”.

Il rischio che stiamo correndo è che al contenimento dei contagi, corrisponda una strage di piccole e medie attività commerciali che non reggeranno una chiusura così prolungata.

Ci vorrebbero degli aiuti economici che non arrivano, ma non si pensano nemmeno.

Ci vorrebbero degli sgravi fiscali e un ricalcolo degli affitti perché ancora per un lungo periodo, l’attività all’interno dei locali sarà minima e tutto si svolgerà all’esterno. Ma al momento nessuno parla di aiuti, solo di restrizioni.

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