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Italia ed estero

Foibe, Slovenia e Croazia protestano con l’Italia su frasi di Salvini e Tajani. Pahor scrive a Mattarella

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Le parole di Salvini e del presidente dell’Eurocamera Tajani sulle Foibe scatenano le proteste di Slovenia e Croazia.

Inaccettabili simili dichiarazioni da parte di alte cariche dello Stato secondo il presidente sloveno Pahor, che ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Salvini ha parlato degli eventi legati alle foibe come ‘una forma di pulizia etnica‘ e ha comparato i bimbi morti nelle foibe ai piccoli ebrei di Auschwitz.

Accuse di “inaccettabile revisionismo storico” per Tajani arrivano invece dal premier croato Plenkovic e degli eurodeputati croati.

In occasione della Giornata del Ricordo Tajani, in visita alla Foiba di Basovizza, ha parlato di Istria e Dalmazia italiane e della difesa della Patria.

Il fascismo era un fatto, e aveva lo scopo di distruggere il popolo sloveno”, ha scritto il premier premier sloveno Marjan Šarec sul suo account Twitter.

Il ministro degli esteri sloveno, Karl Erjavec, in una breve nota, in cui non fa riferimento diretto a Tajani, ha scritto che “dichiarazioni che tendono verso il revisionismo storico sono contrarie all’ordinamento europeo”.

Dal canto suo Tajani è tornato sulle frasi contestate provando a smorzare le polemiche: “Mi spiace se il senso delle mie parole è stato mal interpretato. Non era mia intenzione offendere nessuno. Volevo solo inviare un messaggio di pace tra i popoli, affinché ciò che è accaduto allora non si ripeta mai più”.

Il mio riferimento all’Istria e alla Dalmazia italiane non era in alcun modo una rivendicazione territoriale. Mi riferivo agli esuli istriani e dalmati di lingua italiana, ai loro figli e nipoti, molti dei quali presenti alla cerimonia”, ha concluso il presidente del Parlamento europeo.

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Italia ed estero

Pietramurata: 59enne altoatesino muore sulla pista da enduro

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Mentre stava impostando una curva, Jochen Rainer, 59 anni, con la sua moto è caduto a terra.

Per alcuni momenti si è pensato ad un banale incidente, invece poi è apparso subito chiaro il dramma.

L’altoatesino è deceduto sul colpo oggi pomeriggio (22 febbraio) in Trentino mentre si stava allenando sulla pista da enduro del “Ciclamino” di Pietramurata, probabilmente a causa di un malore.

Alle 15.30 è subito scattata la macchina dei soccorsi con l’immediato arrivo dell’elisoccorso e dei vigili del fuoco di Dro.  

Purtroppo ogni tentativo di rianimarlo è stato vano.

Rimane da capire l’esatta dinamica dell’incidente su cui stanno indagando le forze dell’ordine. L’uomo originario di Vipiteno era residente a Bolzano.

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Italia ed estero

Turista uccisa da una mucca in Tirolo: contadino condannato a risarcire quasi 500mila euro

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Cinque anni fa in Tirolo una turista tedesca perse la vita in seguito all’attacco di una mucca: ora il contadino proprietario dell’animale è stato condannato ad un risarcimento di 487 mila euro.

Una sentenza che potrebbe avere forti ripercussioni sulle gestione dei pascoli in Austria.

Il 28 luglio 2014, durante un’escursione nella Pinistal, la 45enne fu calpestata e uccisa dal bovino mentre ricorreva il suo cane che stava attraversando il prato dove si trovava la mandria.

Il contadino, in sua difesa, ha evidenziato la presenza di cartelli che mettevano in guardia dalla presenza sul pascolo di mucche con vitellini:  bestie che possono diventare pericolose se sentono minacciata la prole.

L’uomo, che ha annunciato ricorso, respinge dunque ogni responsabilità. Tuttavia secondo l’accusa, data in quel caso la potenziale pericolosità degli animali, era necessaria l’installazione di una recinzione.

 

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Italia ed estero

Dà del “finocchio” a un manager: condannato il figlio di Giovanni Rana

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E’ stato respinto dalla Cassazione il ricorso di Gian Luca Rana, amministratore delegato del pastificio creato da Giovanni Rana e figlio del re della pasta fresca, contro la sentenza prima del Tribunale di Verona e poi della Corte d’Appello, che lo avevano condannato a risarcire un ex dirigente dell’azienda.

Il giovane Rana avrebbe ripetutamente dato “del finocchio” al manager e per i giudici della Corte Suprema, dare pubblicamente e ripetutamente “del finocchio” ha arrecato “concreto e grave pregiudizio alla dignità del lavoratore, nel luogo di lavoro, al suo onore e alla sua reputazione“.

Come riporta il quotidiano veneto “Il Gazzettino”, secondo la testimonianza di alcuni colleghi tra il 2001 e il 2007 il dirigente sarebbe stato più volte apostrofato con il termine offensivo.

L’azienda ha sempre negato e continua a negare che il suo amministratore delegato abbia mai rivolto appellativi omofobi al suo ex dirigente. Già nel 2010 in primo grado, il tribunale ha escluso qualsiasi condotta o atteggiamento persecutorio omofobo.

Al dipendente, in entrambi i gradi di giudizio, è stato riconosciuto un indennizzo pari alla retribuzione di sei mesi.

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