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Bolzano

“Il mio dramma e di altri 60”: prosegue la battaglia di Puglisi Ghizzi. Oggi il presidio per i diritti dei lungodegenti

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Presidio di sensibilizzazione oggi in via Cassa di Risparmio, rivolto alla Direzione Generale ASL di Bolzano durante il corso di una riunione della dirigenza per chiedere l’osservanza delle leggi nazionali a tutela dei malati gravi in lungodegenza.

“IL MIO DRAMMA E DI ALTRI 60” è ormai lo slogan della dura e giusta battaglia che il consigliere comunale Maurizio Puglisi Ghizzi sta conducendo per la sua famiglia recentemente colpita da un brutto dramma.

Sua moglie Alessandra Dardengo versa infatti in uno stato di coma vigile dal 2018, ovvero da quando è stata colpita da un’emorragia cerebrale e risulta ricoverata in una casa di riposo nel quartiere Firmian, dove si è costretti a pagare una tariffa altissima (1.580 euro al mese) perchè in provincia di Bolzano i diritti dei lungodegenti non vengono riconosciuti.

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Questo avviene ignorando la normativa nazionale ed in presenza di una sentenza del consiglio di stato risalente al 2015, la numero 339, che prevede che le spese per il ricovero dei malati in coma vigile alimentati da una sonda siano a carico dello Stato.

Un’ulteriore assurdità, considerato anche il fatto che nel resto d’Italia questo avviene. In Alto Adige invece no, perché i lungodegenti in condizioni critiche come quelle del coma vigile vengono equiparati agli anziani nelle case di riposo.

Il punto è che si tratta invece pazienti giovani che non possono essere accuditi a casa. Nella stessa situazione del consigliere di CasaPound, altre 60 famiglie.

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Solidarietà è stata espressa anche da altre forze politiche. Tra i presenti: i consiglieri Trigolo, il consigliere provinciale di L’Alto Adige nel cuore/Fratelli d’Italia Alessandro Urzì, il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Marco Galateo, e i consiglieri Caruso, Della Ratta assieme a numerosi cittadini coinvolti nella stessa problematica.

Ecco la prova che l’assessore Waltraud Deeg con le sue dichiarazioni apparse oggi sulla stampa locale non ha capito nulla di ciò che sta accadendo con gli ammalati gravi in lungodegenza – ha affermato Puglisi Ghizzi – . La Provincia autonoma che lei dovrebbe rappresentare non ha competenza sulla classificazione delle persone e non può dunque arrogarsi il diritto di classificare degli ammalati gravi ai nonnini della casa di riposo.

Cosi facendo denota, oltre all’impreparazione sull’argomento, una mancanza di sensibilità (certo non obbligatoria per un assessore al sociale, ma gradita) che è sottolineata anche dalle dichiarazioni al Corriere dell’Alto Adige sull’equità delle tariffe richieste: stiamo parlando non di anziani e della loro pensione che, in base alle capacità può essere richiesta per una quota residenziale/alberghiera in casa di riposo, ma di familiari che, il piu delle volte, per una disgrazia sono stati tolti ad una famiglia per la quale contribuivano al mantenimento.

E poi esiste la Costituzione con l’art. 32 che recita ‘La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività». Del resto noi, non abbiamo mai fatto osservazione sugli emolumenti più o meno congrui che percepite’, conclude.

Ad abundantiam, un passaggio importante di tutta la questione che il consigliere ha invitato l’assessore Deeg a leggere:

E’ ormai da ritenersi un principio giurisprudenziale consolidato: per i ricoveri in RSA di pazienti non autosufficienti gravi, che non siano ‘meramente sostitutivi dell’assistenza familiare’, ma che siano ‘curativi’, al punto da costituire l’unica possibilità terapeutica e di mantenimento in vita della persona, i costi sono a totale carico del SSN.

Lo ha ribadito, con recente sentenza n. 1964/2017, pubblicata il 22 giugno scorso, il Tribunale ordinario di Monza che, affrontando un caso di paziente affetto da disturbo psicotico grave, ed altre patologie collaterali (incontinenza, catetere ed altri presidi infermieristici) ha ritenuto che la spesa per il suo ricovero fosse esclusivo onere della Sanità pubblica e non del paziente stesso e della sua famiglia.

Il Tribunale ha richiamato gli assunti della Corte di Cassazione, ed in particolare quelli della recente pronuncia 22776 del 2016** secondo cui, dalla riforma del Sistema Sanitario del 1978 legge n.833, art. 30, e sue specificazioni (DPCM 1985; DPCM 14.2.2011) le prestazioni di natura socio sanitaria ad alta integrazione sanitaria (dalla quale vanno esclusi solo i ricoveri meramente sostitutivi dell’assistenza familiare) vanno interamente considerate terapie e rese nell’ambito della gratuità di sistema. E ciò anche se siano rese insieme a quelle strettamente connesse ed inscindibili di tipo alberghiero (letto, cibo ecc…)“.

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