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Arte e Cultura

Leonardo 500: l’innovazione geniale

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Il 10 dicembre alla LUB l’ultimo incontro tematico di “Leonardo500 – L’innovazione geniale

Quando arte e creatività dialogano con scienza e tecnologia: Maria Grazia Mattei e Mattia Carretti raccontano le trame e le tendenze di una storia in divenire.

Si concludono il 10 dicembre le conferenze collaterali di LEONARDO500 – L’innovazione geniale che parlano di ricerca e innovazione oggi, nello spirito originale e straordinario di Leonardo.

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Nell’incontro “Arte, Scienza, Tecnologia e Società: trame e tendenze”, in programma martedì alle ore 18.00 nell’aula D1.02, al primo piano della Libera Università di Bolzano, in piazza Università 1, la creatività entra in dialogo con scienza e tecnologia, esplora modalità di comunicazione e interazione tra umani e macchine e s’interroga sull’impatto sociale dei cambiamenti in corso.

La Digital Trasformation letta con gli occhi degli artisti è una storia ancora da scrivere.

Interviene e modera Maria Grazia Mattei, giornalista e critica d’arte, apprezzata curatrice per mostre ed esposizioni nazionali dedicate al digitale come linguaggio espressivo e specchio della contemporaneità, fra le quali le due antologiche dedicate a Pixar al PAC di Milano (2011) e al Palazzo delle Esposizioni di Roma (2018), la collettiva Oltre il Villaggio Globale (1995) presso La Triennale di Milano; Interattività: Studio Azzurro (1998) alla Rocca Paolina di Perugia e la rassegna Opera Totale che si è tenuta a cadenza annuale dal 1996 al 2002 al Teatro Toniolo di Mestre.

Maria Grazia Mattei è l’ideatrice del programma di disseminazione dell’innovazione Meet the Media Guru e fondatrice di MEET, primo centro internazionale per la Cultura Digitale in Italia, la cui sede sarà inaugurata a Milano nel 2020, ma che è già operativo.

Mattei dialogherà con Mattia Carretti, media artist e co-fondatore di “*FUSE“, pluripremiato studio creativo italiano che opera nell’ambito delle arti digitali e del design.

Fondato nel 2007 a Modena, “Fuse” esplora le possibilità espressive date dall’uso creativo delle tecnologie digitali attraverso installazioni, esperienze immersive e live performance.

La conferenza sarà accompagnata da una proiezione video montata ad hoc dallo staff MEET per la conferenza e che presenterà sia estratti storici che operazioni contemporanee.

L’ingresso è libero.

Ricordiamo che fino all’11 dicembre sarà possibile visitare la mostra LEONARDO500 – L’innovazione geniale negli spazi dell’Università di Bolzano in piazza Università 1 a Bolzano (lun-sab ore 10.00-19.00, ingresso libero – visite guidate mar ore 13, gio dalle 20 alle 22 o su prenotazione: impronta.del.digitale@gmail.com), organizzata dall’Ufficio Cultura della Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige, dalla Società Dante Alighieri Comitato di Bolzano, da Anthelios Comunicazione Milano, con il patrocinio da parte del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo MiBACT e del Comitato nazionale per le celebrazioni leonardesche a cinquecento anni dalla morte.

APPROFONDIMENTI

I contenuti dell’evento “Arte, Scienza, Tecnologia e Società: trame e tendenze”

La Cultura Digitale è ontologicamente predisposta ad una attitudine connettiva, com’è evidente dalle collaborazioni e relative sperimentazioni risalenti agli Anni Sessanta fra i cosiddetti pionieri, autori ed artisti d’avanguardia – musicisti, scultori, videoartisti – con scienziati e ricercatori “curiosi”.

Per molti anni, gli strumenti espressivi del digitale sono stati utilizzati per divulgare ricerche avanzate che, per il loro grado di complessità ed astrazione, restavano quasi sempre ignoti all’opinione pubblica.

Oggi non è più così.

La democratizzazione degli strumenti digitali, pensiamo alle potenzialità creative multimediali di un “semplice” smartphone, ha contribuito alla nascita di figure ibride non ascrivibili all’identikit dell’artista “tradizionale”.

Sono professionisti con competenze trasversali di grafica, design e linguaggi audiovisivi in genere, che scelgono di esprimersi con il digitale.

Potremmo definirli digital creator perché generano atmosfere e visioni nuove, e le indirizzano verso il mercato dell’industria creativa e non verso il mercato dell’arte classico.

Ad alimentare la loro ricerca è spesso l’interazione con saperi diversi e molto distanti come ad esempio biologia, neuroscienze o psicologia cognitiva mentre l’estetica che li caratterizza è frutto della fusione fra mondi fisici e virtuali, una tendenza così avanzata che il critico Lev Manovich ha definito “AI Aestetics”[1] .

Provocando, possiamo dire che se l’estetica è sintetica o digitale, l’obiettivo dei loro lavori è spesso analogico.

Il motore che guida questi creativi è il desiderio (e l’ambizione) di generare consapevolezza e cambiamento in chi entri in contatto con il loro lavoro. Nei casi più felici c’è chi si spinge a definirla “Awareness Art: attraverso un’esperienza di interazione fra tecnologia e persone, infatti, i fruitori si aprono ad un mindset nuovo grazie ad un processo emotivo, prima che razionale.

Per farlo usa installazioni immersive, stampa 3D, sensori e data visualization che raccontano sempre più spesso il cambiamento climatico, l’inquinamento, i fenomeni migratori. In una parola, le grandi crisi della contemporaneità.

Tutt’altro che “fredde”, queste esperienze digitali generano empatia e coinvolgimento soggettivo ad un livello più o meno profondo.

Dopo anni di distacco quando non di disimpegno, oggi creativi ed artisti spingono per un rinnovato ruolo sociale dell’arte nella costruzione della sfera pubblica.

Per farlo usano i social network come leva di disseminazione e viralizzazione, una strada impensabile fino a qualche anno fa quando critici, galleristi e media tradizionali erano l’unica strada per diventare rilevanti.

È così che progetti, installazioni ed esperienze creative non istituzionali o “alternative” assumono peso e ribalta internazionale in quanto conosciute, apprezzate e condivise dal pubblico, su scala globale.

MEET e l’innovazione

La missione di MEET è contribuire a colmare il divario digitale attraverso una disseminazione permanente, critica e abilitante del pensiero digitale.

Le attività del MEET ruotano attorno a temi chiavi quali co-creazione e nuovi linguaggi artistici, internazionalità, valorizzazione dei talenti e approccio esperienziale.

La sua azione è rivolta a generare consapevolezza e motivazione nelle persone affinché esse stesse diventino promotori del pensiero digitale.

La cultura da sempre traccia ed evolve le storie e le sensibilità di riferimento della collettività rimodellandone le forme quando trasformazioni tecniche e sociali introducono nuove possibilità di azione ed espressione.

E’ in questi momenti e condizioni che operano i tanti Leonardo della storia.

L’era digitale è un fenomeno che affonda le sue radici nel secolo scorso nei laboratori di scienziati e artisti che sperimentavano forme nuove di comunicazione e interazione tra umani e macchine, ma negli ultimi decenni ha vissuto una potente accelerazione grazie alla condivisione di potenti sistemi di calcolo e l’inclusione diffusa di funzioni creative.

Il rapporto tra Arte, Scienza, Tecnologia e Società sarà quindi la trama su cui si costruisce la conferenza che avrà come obiettivo tracciare e mostrare alcune tendenze che emergono da queste riflessioni e sperimentazioni transdisciplinari.

“*FUSE”

Sin dalle origini la ricerca di “*FUSE” ha avuto come obiettivo primario la creazione di installazioni e performance multimediali capaci di coinvolgere il pubblico, amplificando l’impatto emotivo della narrazione.

Nel corso degli anni la ricerca di *fuse si è evoluta, tendendo verso un approccio che valorizza la sperimentazione pura, l’intento è quello di realizzare opere in grado di spostare i confini fra diverse discipline artistiche e cercare nuove connessioni tra luce, spazio, suono e movimento.

*fuse ha al suo attivo diversi riconoscimenti internazionali fra i quali numerosi Digital Design Award e Celeste Prize. Attualmente il progetto Multiverse di *fuse è stato selezionato per la mostra AS-Helix: Art and Science Integration in the Age of Artificial Intelligence allestita al National Museum of China di Pechino.

[1] Lev Manovich, AI Aestatics, Strelka Press, 2018

Arte e Cultura

Musei provinciali altoatesini: oltre 850.000 visite nel 2019

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Dieci musei, oltre venti mostre permanenti e temporanee, conferenze, laboratori, manifestazioni all‘aperto, concerti e ricerca: con questo programma i Musei provinciali nell’anno 2019 hanno raggiunto la cifra di 850.867 visite.

I Musei provinciali confermano quindi numericamente più o meno il risultato degli ultimi anni, la cifra si assesta quasi sempre tra le 800.000 und le 900.000 visite.

Con 294.748 visite il Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano con la sua star Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio, ha mancato di poco il suo miglior risultato di sempre dell’anno 2018.

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Il Touriseum a Merano ha contato 193.690 visite. Il Museo provinciale Miniere ha richiamato nelle sue quattro sedi a Ridanna, sul Monteneve e in Valle Aurina complessivamente 92.628 persone, che si sono immerse nell’ambiente ostile e nella dura vita dei minatori di un tempo.

Il Museo storico-culturale della Provincia di Bolzano Castel Tirolo ha chiuso l’anno con 81.118 ingressi. Il museo, che gestisce anche Castel Velturno e la Cappella di Santo Stefano a Montani di Sopra, nei pressi di Laces, ha proposto tre mostre temporanee.

Il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige di Bolzano ha totalizzato 74.506 ingressi. Merito della roccia lunare, proveniente dal Johnson Space Center della NASA, Houston (USA), che dall’agosto scorso fino al 22 febbraio prossimo è esposta nella mostra temporanea “Pazzi per la Luna”; quest’ultima è dedicata alla luna e alle missioni Apollo che ne permisero la conquista e si può visitare fino all’inizio di giugno di quest’anno.

Inoltre sono state organizzate circa 30 conferenze su temi scientifici, 20 laboratori per bambine e bambini, escursioni a tema e mostre temporanee come la mostra “La casa principesca”, che racconta la storia del palazzo, in cui oggi si trova il museo, e che oltre 500 anni fa l’imperatore Massimiliano I fece costruire per i suoi uffici amministrativi, della vita quotidiana al suo interno e del ruolo, che ebbe nello sviluppo commerciale di Bolzano come città commerciale e fieristica.

Quanto ai tre musei etnografici, il Museo provinciale degli usi e costumi di Teodone, il Museo provinciale della caccia e della pesca Castel Wolfsthurn di Mareta e il Museo provinciale del vino di Caldaro, riuniti sotto una direzione unica, hanno realizzato complessivamente 51.355 ingressi.

Al Museo degli usi e costumi hanno tenuto banco tra le altre cose le tradizionali manifestazioni in occasione dell’apertura del museo a Pasquetta e della Giornata internazionale dei musei, la giornata tematica sul lino con stand informativi e dimostrazioni, il programma estivo con dimostrazioni di artigianato, le giornate dei “Niggilan” – un dolce locale di pasta lievitata o quelle delle acconciature intrecciando i capelli.

Nel suo terzo anno come Museo provinciale, il Forte di Fortezza vanta un’ulteriore crescita a 35.291 ingressi. Oltre al programma ordinario, l’anno scorso il museo ha ospitato una lettura con l’autore austriaco Raoul Schrott, la biennale d’arte „50X50X50 Art Südtirol“, che fornisce una panoramica dell’arte contemporanea in Alto Adige e la mostra “Studiato a Innsbruck. Ricordi di studentesse e studenti altoatesini”, un omaggio ai 350 anni dell’Università di Innsbruck (visitabile fino al 3 maggio prossimo).

A fine anno invece si è ripetuto il percorso “Arte d’Avvento” con opere e installazioni di artiste ed artisti, che si confrontano criticamente col Natale e la sua commercializzazione. Tra i progetti di ricerca del 2019 spicca invece quello sui valli alpini Littori della Seconda Guerra mondiale, che vuole fornire una panoramica sui documenti sparsi in diversi archivi all’estero. 

Chiude questa panoramica il museo provinciale ladino con le sue due sedi: il Museum Ladin Ciastel de Tor di San Martino in Badia e il Museum Ladin Ursus ladinicus di San Cassiano nel 2019 insieme hanno realizzato 27.531 ingressi.

In primavera otto dei dieci musei riapriranno i battenti per una nuova stagione, mentre il Museo Archeologico dell’Alto Adige ed il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige sono aperti tutto l’anno.

Informazioni sui Musei provinciali, sulle loro manifestazioni, orari, prezzi ecc., (nonché sugli altri musei dell’Alto Adige) sono online sul portale www.musei-altoadige.it.

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Scienza e Cultura

L’orso in letargo: un pomeriggio al Museum Ladin

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Ogni giovedì fino agli inizi di marzo al Museum Ladin l’orso preistorico Ursus ladinicus sarà il tema di una visita guidata ed un laboratorio per bambine e bambini.

La serie dal titolo „Un orso in letargo“ prevede una visita al museo ed un laboratorio creativo per bambine e bambini dai cinque ai dodici anni e si terrà alla sede del museo di San Cassiano in Val Badia ogni giovedì a partire da questa settimana e fino al 5 marzo compreso dalle ore 17 alle ore 18.

Informazioni e prenotazione obbligatoria presso l’Ufficio Turistico San Cassiano al numero telefonico 0471 849422 (fino alle ore 12), il numero dei posti è limitato.

Il museo è dedicato all’orso preistorico delle caverne di 40.000 anni fa e alla geologia delle Dolomiti. Numerosi reperti originali – ossa, denti, crani – e installazioni video illustrano gli aspetti dell’Ursus ladinicus e il suo habitat.

Nel piano interrato si trova la ricostruzione della grotta delle Conturines, luogo di ritrovamento dell’Ursus ladinicus, con una ricostruzione dell’orso delle caverne in letargo e dell’orso bruno M12 (Mico).

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Arte e Cultura

Centro Trevi, ripartita la rassegna “Lingue al cinema”

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Imparare una lingua significa anche varcare la soglia di una cultura. Le parole di una lingua si adattano all’ambiente in cui vengono usate, rappresentano una visione del mondo legata ad un luogo.

Ed ecco che guardare un film in lingua originale, oltre a scoprire i toni profondi della voce di Al Pacino, offre il doppio valore aggiunto di abituarsi all’ascolto, acquisire nuove competenze, rafforzare la comprensione e la curiosità per una lingua che non è la nostra.

È ripartita giovedì 23 gennaio al Centro Trevi, con un gran pubblico di spettatori interessati, la rassegna Lingue al cinema – Kino und Sprachen, una iniziativa curata dal Centro studi e ricerche “Palladio” di Bolzano con il sostegno dell’Ufficio bilinguismo e lingue straniere della Ripartizione cultura italiana.

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Il Centro Trevi offre a tutta la cittadinanza importanti occasioni di conoscenza e di confronto – sottolinea l’assessore Giuliano  Vettoratoe con questo spirito sono ripartite le serate di visione di film in lingua straniera accompagnate da tutor che aiutano a capire e aumentano la conoscenza delle lingue sul nostro territorio“. 

Ogni giovedì film in lingua originale

Film in lingua originale con sottotitoli nella stessa lingua vengono introdotti, proiettati e discussi insieme ad un tutor di madrelingua. Oltre che nell’ascolto gli spettatori potranno quindi cimentarsi anche in momenti di vera e propria conversazione e, se per qualcuno, ci fosse il desiderio di riprendere alcuni passaggi linguistici ma non solo, potrà prendere in prestito il film presso il Centro Multilingue di Bolzano o la Mediateca Multilingue di Merano.

Al notevole bagaglio si aggiunge anche la scheda di accompagnamento e approfondimento che ricevono gli spettatori. Gli appuntamenti della rassegna sono tutti gratuiti, è sufficiente essere utenti del Centro Multilingue, della Mediateca Multilingue Merano o del Centro Studi “A. Palladio”.

Le proiezioni sono programmate, a cadenza settimanale, tutti i giovedì fino al 14 maggio alle ore 18 presso il Centro Trevi di via Cappuccini 28 a Bolzano e il martedì, sempre alle 18, presso il Centro per la cultura di Merano.

Il programma completo della rassegna è a disposizione sul portale web della Provincia dedicato alle lingue nella sezione Lingue al cinema, da cui si può accedere anche all’archivio delle scede di accompagnamento e approfondimento sui singoli film.

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