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Little Dresses for Africa: vestitini dalle federe per i bimbi bisognosi

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La voglia di fare del bene non ha età e, come è giusto che sia, ognuno lo fa con i mezzi che ha a disposizione. Al mondo c’è chi dona il proprio tempo, chi le proprie conoscenze e chi i propri soldi.

Lei, Lillian Weber, residente nell’Iowa, ha scelto di donare un abito al giorno alle bambine/ragazze africane in difficoltà.

E così ha fatto, dal 2011, fino al compimento del suo centesimo compleanno. Ha cucito un abito diverso dall’altro, perché ogni abito doveva essere speciale. 

L’obiettivo della signora Lillian era di arrivare a 1000 vestitini prima di salutare questo mondo: obiettivo raggiunto e superato.

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Ben 1234 abiti confezionati e donati a “Little Dresses for Africa”, un’organizzazione no profit che distribuisce vestiti negli orfanotrofi, nelle chiese e nelle scuole di 47 paesi africani e in altre zone povere come Haiti, l’Honduras, la Thailandia, il Messico.

Come funziona?

Chi si sente ispirato dal lavoro della signora Lillian, può andare sul sito “Little dresses for Africa”, dove si trovano i modelli per tagliare e cucire i vestitini. 
Per la stoffa si sfruttano le federe dei cuscini lasciando ampio spazio alla creatività ma rispettando alcune regole: aggiungere tasche a piacimento ma non attaccare bottoni o cerniere e non utilizzare elastici al posto dei nastrini.

Per quanto riguarda la spedizione, basta imbustare gli abiti per taglia (non in buste singole altrimenti occupano più spazio), ed inviare il tutto direttamente a: 
“Little dresses for Africa” 
21805 Woodruff Road 
Rockwood, MI 48173,
includendo una busta con francobollo e indirizzo del mittente, se si vuole avere verifica del ricevimento della merce.

Come fare un vestitino?

Per i maschietti vanno benissimo pantaloncini semplici, e ce n’è un grande bisogno!
Ecco le indicazioni riportate nel link qui sotto:

http://www.littledressesforafrica.org/blog/wp-content/uploads/2015/04/Nancy-notions-britchesforboyspattern.pdf

Per le femmine, ci si può sbizzarrire un po’ di più, seguendo le indicazioni nel disegno qui sotto:

http://www.littledressesforafrica.org/blog/wp-content/uploads/2009/08/24-477-page/2016-Pillow-case-dress-instructions-with-sizes-1-2.pdf

Sempre per le femmine, si pone un altro problema: le mestruazioni. 
Come aiutare? 
Ad insegnare l’importanza dell’igiene ci pensa l’organizzazione che, visti i buoni risultati, chiede aiuto per la creazione di assorbenti.

http://www.littledressesforafrica.org/blog/wp-content/uploads/2013/03/2014-Sani_pad_instructions1.pdf

Cosa si può aggiungere a queste storie di umanità?
 Fare del bene è sempre possibile, basta avere voglia di farlo!

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Come e dove richiedere il calcolo Isee

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L’Isee, indicatore della situazione economica equivalente, è lo strumento di valutazione della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate.

Viene calcolato con riferimento al nucleo familiare del richiedente e sulla base delle informazioni raccolte con il modello Dsu (dichiarazione sostitutiva unica) e delle altre informazioni disponibili negli archivi dell’INPS e dell’agenzia delle Entrate.

Quale nucleo familiare viene considerato per il calcolo ISEE?

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Il nucleo familiare di chi richiede la prestazione sociale agevolata è costituito dai componenti della famiglia anagrafica alla data di presentazione della dichiarazione sostitutiva unica.

Salvo eccezioni (separazioni, allontanamenti, abbandoni), i coniugi che hanno diversa residenza anagrafica fanno parte dello stesso nucleo familiare.

Il figlio minorenne fa parte del nucleo del genitore con il quale convive. Il figlio maggiorenne non convivente con i genitori, ma a loro carico ai fini Irpef, fa parte del nucleo familiare di questi ultimi.

Scadenze
La domanda va fatta ogni anno entro il 31 gennaio dell’anno successivo (per esempio, la domanda del 2019 va presentata entro il 31 gennaio 2020).

Dove
La domanda va presentata esclusivamente presso un patronato che provvederà ad inoltrarla all’Agenzia ASSE.

Per maggiori informazioni consultate i siti della Provincia o della Rete Civica.

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Mamma&Donna

Schwarzer Peter

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Ai giorni nostri, il gioco dello Schwarzer Peter, viene proposto ai bambini, mentre, in passato, veniva utilizzato per estorcere denaro.

In Alto Adige si chiama anche “Uomo Nero” ed è un semplicissimo gioco di carte.

Come si gioca?

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Si può fare una partita a due o giocare fino ad un massimo di 8 persone.

Uno spazzacamino o un gattone nero raffigurano lo “Schwarzer Peter“.

Si distribuiscono tutte le carte e ogni giocatore deve eliminare le coppie uguali.

Le carte rimanenti sono quelle che entrano in gioco.

Si parte dal giocatore di destra, che deve pescare una carta a caso dal mazzo di carte tenute in mano, coperte, dall’avversario.

Se si pesca una carta con un’immagine uguale ad una che si ha in mano, vuol dire che si è formata una nuova coppia.

Quindi si scarta la coppia.

Altrimenti si mette la carta nel mazzo e si passa a far pescare il giocatore di destra.

Pescando, fino a quando vengono eliminate tutte le coppie.

Chi per primo esaurisce le carte esce e termina la sua partita.

Alla fine resta una sola carta in gioco, lo Schwarzer Peter e il giocatore che l’ha in mano perde la partita.

Ovviamente questo è il modo di giocare se si possiedono le carte specifiche, ma esistono altre versioni di gioco da fare con le carte regionali o quelle francesi, basta scartare tutti i fanti e lasciare solo quello di picche.

In Veneto lo Schwarzer Peter  è chiamato “gioco dell’asino” o “della Vecia” e, la carta che ti fa perdere la partita, è quella che raffigura un fante di spade.

Il gioco si svolge più o meno allo stesso modo: appena ricevute le carte, ogni giocatore scarta dal proprio mazzo le coppie di carte dello stesso valore e le carte rimanenti sono quelle che entrano in gioco.

Il gioco prosegue come per lo Schwarzer Peter spiegato precedentemente.

Altra variante del gioco è quella che si gioca a Milano, dove lo Schwarzer Peter è rappresentato dalla Donna di Picche e il gioco prende il nome di  “Peppa tencia” (“Peppa scura”).

Conosco molti genitori a cui piace giocare  volentieri a Schwarzer Peter, per due motivi: ogni partita ci riporta indietro nel tempo e ci fa ricordare quando ci giocavamo con la mamma o con le amichette e poi, perché è sicuramente un modo semplice per passare del tempo con i nostri bambini.

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Svezzamento – E’ ora di aggiungere il pesce

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Il pediatra dice che è giunto il momento di iniziare ad aggiungere il pesce alla dieta del tuo bambino.

Meglio fresco o omogeneizzato? Come cucinarlo?

Il pesce è un alimento prezioso perché ha un contenuto proteico quasi pari alla carne, ma è più digeribile, contiene meno grassi e di migliore qualità.

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Le linee guida dicono che si può integrare a svezzamento avviato, a partire dal sesto mese, 2-3 volte la settimana. Inizialmente meglio usare l’omogeneizzato piuttosto che il pesce fresco perché durante la sua preparazione vengono utilizzate le parti migliori tra cui il filetto che ha un gusto più delicato ed è più digeribile.

Le prime volte si può aggiungere direttamente qualche cucchiaino di omogeneizzato alla pappa a cui è abituato il piccolo poi, quando avrà conosciuto il gusto, potrà essere proposto da solo con un piccolo contorno di verdure.

Quando si inizia a proporre il pesce fresco ci sarà qualche passaggio in più da fare, in quanto va pulito dalle viscere e dalle squame e poi lavato sotto l’acqua corrente. Dopo la cottura bisogna eliminare la testa, la coda, la pelle e le lische (meglio schiacciare bene con una forchetta per trovare anche quelle più piccole).

Non serve fare ricette troppo complesse, basta cucinarlo al vapore e condire con un filo di olio extravergine d’oliva.

Sono sconsigliati gamberi e crostacei fino ai 2 anni di età, in quanto sono alimenti che potrebbero causare allergia.
Se il bambino è a rischio meglio aspettare fino all’anno di età, prima di aggiungere il pesce alla sua alimentazione.

Ma ai bambini il pesce piace?
La Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica, durante uno studio sulla carenza di iodio, di cui il pesce è ricco, ha dedotto che più di un piccolo italiano su 4 non lo gradisce a causa delle spine  e dell’odore.

Cosa fare in questo caso? Basta proporlo nel modo giusto proponendolo con tante ricette diverse.

I contenuti sopra descritti sono puramente a carattere informativo. Non sostituiscono in nessun modo il parere del medico.

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