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Arte e Cultura

Mostra sui ghiacciai: 10.000 visitatori, dal 23 agosto ad Anterselva

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Per 2 mesi e mezzo la mostra “Goodbye Glaciers – Il ritiro dei ghiacciai in immagini“, coordinata dall’Ufficio idrografico della Provincia di Bolzano, ha fatto tappa al Centro visite del Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina, a Campo Tures.

Foto ed esposizioni, che raccontano di vecchi e nuovi metodi di misura dei ghiacciai, e delle aree rimaste scoperte a causa dei cambiamenti climatici, sono state letteralmente prese d’assalto in queste settimane. Oltre 10.000, infatti, i visitatori, tanto che il responsabile del Centro visite, Franz Hinteregger, sostiene che “la mostra ha colpito nel segno, toccando un nervo scoperto e molto sensibile fra turisti e residenti”.

Entro il 2050, infatti, la metà della massa dei ghiacciai alpini sarà scomparsa, e proprio questo profondo cambiamento rappresenta il cuore della mostra itinerante.

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Oltre alle visite guidate – spiega Hinteregger – abbiamo ulteriormente arricchito l’esposizione con reperti storici della seconda guerra mondiale, ma anche di secoli fa, che ci sono stati forniti dal gestore del rifugio Vedrette di Ries“.

Ora la mostra verrà smatellata e si trasferirà presso il Centro della Protezione civile ad Anterselva di Mezzo, dove sarà visitabile da venerdì 23 agosto a domenica 22 settembre, dal giovedì alla domenica, dalle ore 10 alle ore 16.

Di seguito le ulteriori tappe di Goodbye Glaciers: dal 27 settembre al 23 novembre al Centro visite del Parco del Gruppo di Tessa a Naturno; dal 29 novembre al 29 dicembre nella Galleria civica della città di Bolzano; dal 7 gennaio 2020 fino al 24 gennaio al Palazzo provinciale 11, a Bolzano.

In Tirolo la mostra sarà visibile dal 31 gennaio al 29 marzo presso l’Alpinarium a Galtür e nella galleria Claudiana dal 3 aprile al 31 maggio 2020 Innsbruck.

Dal 5 giugno al 2 agosto 2020 toccherà all’Aquaprad di Prato allo Stelvio, infine dal 7 agosto al 27 Settembre 2020 al centro visite del Parco Naturale a Längenfeld in Ötztal.

La mostra nasce dalla collaborazione dell’Ufficio idrografico dell’Agenzia per la Protezione civile con l’Ufficio parchi naturali e i partner del progetto Interreg GLISTT, un piano di monitoraggio interregionale dei ghiacciai per l’Alto Adige e il Tirolo in collaborazione tra Università di Innsbruck, Eurac Research e Provincia di Bolzano.

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Arte e Cultura

Museo provinciale miniere: al via il convegno di storia mineraria nel segno di Massimiliano I

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Ruota attorno alla figura dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo, a 500 anni dalla morte, il 18° Convegno internazionale di storia mineraria, che si terrà dal 25 al 28 settembre 2019 alternatamente nelle località minerarie di Schwaz, Hall in Tirol, Vipiteno e nella sede di Ridanna del Museo provinciale Miniere. 

L’imperatore Massimiliano I fu, come recita il sottotitolo del convegno citando un’antica fonte, “un particolare amante delle miniere”.

L’attività estrattiva rivestiva cioè un ruolo centrale nella sua politica economica. Proprio ad approfondire il ruolo economico giocato dalle miniere, soprattutto da quelle tirolesi, sotto Massimiliano I è dedicata la maggior parte degli interventi dei circa 30 esperti ed esperte di storia mineraria da Italia, Austria, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria che parteciperanno.

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Si parlerà, ad esempio, del rapporto di Massimiliano con gli altri potenti dell’epoca, delle fonti di finanziamento della sua “Weltpolitik”, del ruolo dei banchieri e dell’impatto delle miniere sulla circolazione monetaria dell’epoca.

Non mancheranno relazioni su aspetti antropologici, come la storia e il significato delle danze dei minatori o la nascita della confraternita dei Canopi di Pergine, e assolutamente tecnici, ad esempio la metallurgia delle enormi figure in bronzo (“Schwarze Mander”) che ornano il monumento funebre di Massimiliano I a Innsbruck. 

In Alto Adige, il convegno farà tappa giovedì 26 settembre, la mattina a Vipiteno (Municipio, inizio ore 8.30) e nel primo pomeriggio, dalle ore 13, nella sede del Museo provinciale Miniere a Masseria di Ridanna. Armin Torggler, collaboratore scientifico del museo, proporrà un excursus sulla storia delle miniere nelle valli di Tures e Aurina nel XV e XVI secolo.

La partecipazione è gratuita e aperta a tutti gli interessati. Il programma dettagliato è disponibile sul sito web www.bergbaukongress.eu.

Il convegno è un’iniziativa annuale organizzata dalle tre città minerarie di Hall in Tirol, Schwaz e Vipiteno su impulso della casa editrice austriaca Berenkamp e dell’Istituto di diritto romano e storia del diritto dell’Università di Innsbruck in collaborazione col Museo provinciale Miniere.

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Arte e Cultura

I sogni protagonisti della Giornata della Cultura ebraica 2019

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Mentre a Merano, una delle 88 località d’Italia (uno dei 34 Paesi ad aderire) si celebrava la Giornata Europea della Cultura Ebraica 2019 con 250 persone presenti a un concerto di musica tradizionale in sinagoga, a Finale Emilia (Modena) le donne prendono in mano “il sogno”, tema del 2019, e danno lustro alla radice giudaica delle due occidentali, giudaico-cristiane.

Le obiezioni all’inclusione nella civiltà italiana della storia culturale ebraica vanno definitivamente rimosse: dalla seconda distruzione del Tempio di Gerusalemme, il nostro Paese è stato la prima terra di diaspora ebraica, dopo l’abbandono della città dei tre monoteismi.

Questa presenza vale tanto quanto la vista binoculare rispetto a quella monoculare: ci dona una visione prospettica, basilare e profonda, accresce la grande dimensione storica del nostro meraviglioso Paese, aumentando la funzione di ispirazione per tutti i visitatori occidentali e occidentalizzati. Nessuno al mondo può sfuggire: già oggi l’Italia è così, ed è ben più importante per il mondo di quanto sia la “Pietra Nera” per il miliardo circa di musulmani.

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Familiarizzare con la civiltà ebraica è fondamentale affinché il “Viaggio in Italia” divenga ancor più importante di quanto fosse già ai tempi di Goethe. 

La presenza ebraica si è formata e sviluppata nella Penisola dall’età romana (II sec. a.C.) al Medioevo (X sec. d.C.) e gli ebrei, in Italia, hanno costruito una propria peculiare identità, anche rispetto ad altri luoghi della diaspora. Conoscendo e capendo meglio la cultura ebraica (la sua grande musica, la psicanalisi, la stupenda evocazione -anche tradotta- dei suoi testi sacri, l’elevatezza della sua letteratura, la saggezza delle sue pratiche intellettuali e rituali, i suoi filosofi, la salubrità e varietà della sua cucina…) potremo capire meglio la nostra cultura occidentale.

Le ardite metafore in letteratura, la stupenda prosa dello “Zohar” (il “Libro dello Splendore”, probabilmente l’ultimo testo religioso della storia umana), le numerologie della kabbalah aprono la cultura ebraica verso “il sogno” in modo diverso dall’altra nostra radice, quella cristiana.

E veniamo quindi al “sogno ebraico” del 15 settembre 2019 a Finale Emilia. La città, terremotata nel 2012 e ancora sofferente, ha attuato iniziative, private e pubbliche, di grande pregio: fatto eccezionale, gestite da non-ebrei, anche grazie alla collaborazione di un’amministrazione comunale sensibile, a dimostrazione che l’umano può avere diversi modi di pensare, ma la bellezza e la ricchezza culturale è un valore per tutti. Ricordiamo tre di queste iniziative.

La prima: visite guidate a due luoghi simbolo della storia ebraica finalese. Uno, il Ghetto di Finale, denominata fin nel 1800 “la piccola Venezia estense” per i suoi tanti canali, con la mente alle celebrazioni due anni fa del 500° del primo Ghetto a Venezia. La parola deriva infatti dall’area ove esso sorse, l’area del “getto”, in veneziano, della colata di fusione dei metalli delle industrie metallurgiche serenissime. Due, il Cimitero ebraico, con nella mente la tomba di Rabbi Loewe, il creatore del Golem, il primo robot o umanoide, del suggestivo cimitero ebraico di Praga. 

Obiettivo raggiunto: grande suggestione onirica.

La seconda, “a casa” di Giovanna Guidetti della Osteria della Fefa, un delizioso pranzo Kosher, da… sogno! Lascerò a Diletto Sapori, saggio sociologo del convivio, una descrizione più dettagliata delle grandi qualità gastronomico-culturali di Giovanna, anche nell’interpretare la tradizione culinara ebraica di questa città mediana dello Stato Estense. La gastronomia ebraica è rimasta proprio come fatto tradizionale in paese, malgrado Finale non conti più alcuna presenza ebraica.

“Proprio nessuno”, afferma l’assessore alla cultura Gianluca Borgatti, a fronte di una comunità fino al 1815 tra le più vaste del nord-est, svuotatasi con la restaurazione post-napoleonica e l’avvento di quegli estensi austriacanti che attuarono persecuzioni in varie forme, anche violente, fino a causarne la fuoriuscita.

La terza iniziativa, presso la grande ed efficiente Biblioteca di Finale, costruita dopo il terremoto, ha riguardato un libro “Il Generale Rubino Ventura” ben scritto da Maria Pia Balboni: il protagonista è un personaggio di famiglia ebraica, avventuriero dalla vita emozionante e speciale, prima generale di Napoleone e poi mercenario d’alto livello presso importanti corti orientali, in particolare indiane Sikh. Avvincente la descrizione della genesi di quest’opera fatta dalla Balboni, in bilico tra ricerca e segni esoterici, tra sogno e realtà.

Ma il vero coronamento della giornata è stata la riduzione teatrale del libro, attuata dall’attrice e drammaturga Maria Antonietta Centoducati e dal suo “Teatro dei Sentieri”, composto dall’attore Gianni Binelli e dal musicista Ovidio Bigi: un successo ai limiti della standing ovation, cui peraltro la bravissima Centoducati è quasi abituata.

I presenti, un centinaio di persone, hanno avuto la stupenda esperienza di entrare nei personaggi del romanzo e nel loro tempo, con una invenzione teatrale di grande risultato: anche qui, sogni a go go, con le anime del generale tombeur des femmes e della sua consapevole e ironica moglie Anna che rammentavano dall’aldilà una vita avventurosa, piena di episodi emozionanti. Rubino Ventura era un ebreo che non si curava delle sue origini, ma soltanto delle sue qualità umane.

Come tutti qui, in fraternità, nel comune di Finale Emilia, provincia di Modena, a pochi chilometri da Ferrara, dove sorge il MEIS, Museo degli Ebrei Italiani e della Shoah, destinato a divenire il secondo, ma forse il più bello, dei musei ebraici al mondo, dopo quello di Gerusalemme.

Lì troverete una mostra, divenuta permanente, che vi spiega perché l’Italia è il secondo Paese ebraico del mondo, dopo Israele: lo dice la storia della diaspora, seguita alla distruzione del Tempio di Gerusalemme, di là dal mare Mediterraneo.

Intorno, però, sono ancora evidenti i danni del terremoto del 2012, e sospetti i ritardi dell’amministrazione regionale nell’assolvere a quanto di propria competenza, per ridare alla terra finalese le sue bellezze cittadine, che sono ancora, da troppi anni, coperte di tubi innocenti e di transenne.

Speriamo che anche questo non rimanga… un Sogno!

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Arte e Cultura

Dal Friuli per studiare il Geoparc Bletterbach

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Anche in Friuli si vuole creare un geoparco. Così, questa settimana una delegazione ha visitato il Geoparc Bletterbach per studiarne il modello di gestione e la collaborazione col Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige.

Un viaggio studio al Geoparc Bletterbach e al Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, la sua istituzione scientifica di riferimento. Lo hanno condotto questa settimana studiosi e funzionari coinvolti nel progetto Geotrac – Geoparco transfrontaliero delle Alpi carniche.

Il gruppo ha potuto confrontarsi con gli esperti del museo, tra cui la paleontologa Evelyn Kustatscher, che da anni studia il Bletterbach, sulle migliori pratiche di gestione di un geoparco e su come supportare scientificamente un’area di questo tipo.

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Finanziato dal programma di cooperazione territoriale europea Interreg V Italia-Austria, il Geoparco delle Alpi carniche, in fase di creazione, copre un’ampia porzione di territorio italiano e austriaco sulla dorsale carnica a nord di Tolmezzo. L’obiettivo è valorizzare il patrimonio geologico della zona e favorire il suo sviluppo sostenibile.

Al progetto collabora come partner, tra gli altri, proprio il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige.

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