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Politica

Nicolini (M5S): “Ma chi governa la provincia in campo economico ha mai condotto una azienda?”

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Potrebbe sembrare una questione marginale, ma restituisce la misura dell’improvvisazione e del dettaglio che quando si prendono decisioni in campo aziendalistico, in particolare verso gli imprenditori che contribuiscono a gran parte delle entrate fiscali, sembra che il decisore politico non abbia idea di come funziona il processo decisionale e quali siano le priorità nel sistema delle aziende private“.

Queste le parole del consigliere provinciale del MoVimento 5 Stelle, Diego Nicolini, che sottolinea:

Quando il provvedimento che prevedeva fino a 10.000 euro a fondo perduto per le micro aziende fino a 5 dipendenti era in trattazione presso la commissione competente, il sottoscritto e per la verità anche altri componenti delle opposizioni, avevano raccomandato di modificare i criteri proprio nel modo in cui vorrebbero cambiarli adesso.

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Con l’ormai consueta arroganza di chi nella commissione economia fa parte della coalizione di maggioranza in consiglio provinciale, ci avevano risposto che si deve fare come era stato da loro previsto adducendo varie motivazioni, tra le quali, che si doveva limitare la platea altrimenti alcuni avrebbero potuto approfittarne.

Adesso, a chiusura dell’esercizio finanziario, ci si accorge di aver fatto un pasticcio e di non aver valutato quello che per chiunque avesse avuto un minimo di esperienza sul campo era già emerso come il punto di criticità dell’intera questione: la restituzione di un contributo comunque concesso a fondo perduto che a posteriori sembra invece legato alla realizzazione di una condizione futura che comunque non era prevedibile al momento della richiesta. Un pasticcio, prima che semantico, di logica e di politica.

A distanza di mesi il messaggio alle aziende da parte di questa classe politica è chiaro e devastante: ‘anche se non avete i presupposti per ricevere i contributi, fate domanda egualmente, in quando le regole possono cambiare in corso d’opera e non disperate se poi dovete restituire quanto avete richiesto senza averne titolo, in quanto si troverà sempre una soluzione’.

In una fase dove si richiede sempre più l’autocertificazione, la digitalizzazione delle richieste e dei flussi informativi e quindi si punta alla sburocratizzazione come cardine per lo sviluppo, non a caso uno dei punti fondanti sul quale sta spingendo l’attuale programma di governo nazionale ed in particolare dal M5S, si richiede che alla base ci siano criteri chiari e ponderati ed una nuova responsabilità, anche aziendale, che tramite la digitalizzazione dei processi, in particolare la fatturazione elettronica ma non solo, permette di avere sempre la situazione sotto controllo“.

E ancora: “Particolarmente ambigua è la posizione di Lanz che, mentre il sottoscritto ed altri della minoranza (in particolare il Team K) sostenevamo le posizioni che adesso lui stesso sta prendendo, in commissione difendeva il provvedimento e sosteneva che era giusto restituire ed addirittura ‘punire’ con un interesse chi avesse chiesto questo contributo pur non avendone i requisiti o non prevedendone le conseguenze.

Nello scorso novembre Lanz, quando oramai il difetto era venuto a galla, mi dileggiava anche chiedendomi se io avessi una sfera di cristallo e ad aprile ero capace di vedere il futuro, quando era evidente che i criteri da loro decisi erano fatti male.

Nel caso particolare non ci sentiamo nemmeno di condividere le posizioni di Renzler, in quanto è fuori luogo parlare di speculazione se chi ha chiesto un contributo poi si ritrova con una situazione di mercato o congetturale migliore rispetto a quella prospettata. È nel DNA di un piccolo imprenditore fare sacrifici per poter sopravvivere massimizzando tutte le opportunità a disposizione in un periodo di crisi generalizzata. Compito dell’amministrazione pubblica è dare incentivi con regole certe e ponderate.

In realtà, come al solito, è successo quello che sembra un eterno loop all’interno della maggioranza: si parte con una posizione, probabilmente preconfezionata dall’apparato amministrativo interno, salvo poi accorgersi che il mondo reale del commercio e dell’imprenditoria è totalmente differente.

Quelli che dovrebbero essere contributi della minoranza vengono sempre declassati ad inutili e superflui. Auspico che in un futuro si prendano con più serietà e meno arroganza le proposte che nascono da chi conosce il mondo dell’aziende, anche dall’interno“,  conclude Nicolini.

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