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Economia e Finanza

Produzione di energia rinnovabile, arriva il Decreto Fer

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Va bene l’approvazione tanto attesa del Decreto Fer per il rilancio della produzione di energia rinnovabile, ma il provvedimento va considerato come una misura ponte, in attesa di una programmazione organica e strutturata funzionale all’attuazione del Piano nazionale energia e clima”.

Lo sostiene la CNA Trentino Alto Adige, mettendo in risalto come le Province di Bolzano e Trento siano leader in Italia nella produzione di energia rinnovabile, ma anche nel know how delle micro, piccole e medie imprese per la produzione e installazione di impianti e per la progettazione da parte di tecnici specializzati che, sempre di più, collaborano e si formano insieme alle PMI.

È stato firmato dai ministri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente l’atteso DecretoFer, che destina annualmente 5,8 miliardi di euro all’incentivazione della produzione di energia rinnovabile.

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Si tratta di un provvedimento che dà respiro al mercato delle rinnovabili – spiega Claudio Corrarati, presidente della CNA regionale – dopo il lungo stop che ha caratterizzato in particolare il sostegno al fotovoltaico e ha contribuito negli ultimi anni al rallentamento della crescita del settore che aveva raggiunto importanti risultati anticipando l’obiettivo fissato al 2020”.

Secondo Gianni Sarti, responsabile Ambiente e Risparmio energetico di CNA Trentino Alto Adige: “In vista degli obiettivi sfidanti al 2030, quando le rinnovabili dovranno coprire il 30% del fabbisogno energetico nazionale, il Decreto Fer rappresenta un’opportunità per gli operatori, che non solo possono riprendere a investire, ma potrebbero strutturare una filiera tutta italiana delle rinnovabili. In Trentino Alto Adige possiamo sviluppare una filiera interamente regionale”.

Il Decreto presenta diversi spunti positivi, ma anche qualche criticità per le Pmi. Secondo CNA Trentino Alto Adige “nonostante sia positivo il reinserimento nel Decreto del fotovoltaico, inizialmente escluso, permane una forte criticità per le Pmi, poiché rimangono esclusi dagli incentivi per questa tecnologia gli impianti di potenza inferiore ai 20KW, che rappresentano la tipologia più diffusa, realizzata dalle piccole imprese e dalle famiglie.

Tale disposizione è in forte contraddizione con l’obiettivo di incrementare l’autoproduzione (anche sfruttando i sistemi di accumulo) dichiarato dal Governo all’interno del Piano nazionale integrato per l’energia ed il clima 2030, per il quale l’intenzione è quella di sfruttare l’installazione di moduli fotovoltaici sui tetti, superando in parte la logica dei grandi parchi a terra”.

I piccoli impianti fotovoltaici – chiarisce Sartirispondono in maniera più efficace agli obiettivi di sostenibilità economica: proprio questi impianti hanno consentito negli anni lo sviluppo di un mercato per le numerose piccole imprese specializzate nel settore.

Per questi impianti, che più di tutti hanno subito il drastico stop agli incentivi degli ultimi anni, occorrerebbe invece prevedere misure adeguate a rendere economicamente sostenibile l’intervento, ottimizzando il rapporto costi/benefici.

Proprio tali impianti in passato hanno consentito il maggior numero di interventi di rimozione dell’amianto, che viene positivamente riproposto nel Decreto Fer, innescando un circolo virtuoso di sostenibilità non solo ambientale ma anche della salute e della sicurezza dei cittadini“.

Tale esclusione, quindi, non valorizza appieno l’apporto che le piccole imprese possono fornire al sistema per il raggiungimento degli obiettivi al 2030 e rischia, semmai, di rallentare le tendenze già in corso circa la diffusione dell’autoproduzione di energia, allontanando tra l’altro dalla loro possibilità uno strumento che consente di abbattere il costo della bolletta”.

Il presidente Corrarati aggiunge: “Se è vero che per tali impianti rimane valida, al momento, la possibilità di ricorrere alle detrazioni fiscali del 50%, come ricorda lo stesso Decreto, è anche vero che tali misure possono essere utilizzate solo da privati e non dalle imprese che vogliono investire in autoproduzione.

Sarebbe più coerente, quindi, ipotizzare una revisione complessiva e omogenea del sistema incentivante destinato alle Fer in grado di dare stabilità e organicità alla programmazione degli investimenti nelle varie tecnologie, valorizzando il possibile apporto delle Pmi”.

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Economia e Finanza

Mancati pagamenti, il Decreto Crescita apre ai professionisti in difficoltà per debitori insolventi

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I professionisti in difficoltà a causa di debitori insolventi con processi penali a carico potranno accedere, come le PMI, ai finanziamenti agevolati. Lo rende noto CNA Professioni Trentino Alto Adige.

L’articolo 19-ter del DL 34/2019, noto come Decreto Crescita, convertito in Legge 58/2019, estende il “Fondo per il credito alle aziende vittime di mancati pagamenti” previsto dall’art. 1 commi 199-202 della legge n. 208/2015 (legge di stabilità 2016) ai professionisti.

Scopo di questo fondo – spiega CNA Professioni regionale – è sostenere attraverso finanziamenti agevolati, coloro che si trovano in una situazione di crisi potenziale a causa di mancati pagamenti frutto di un’attività illecita di rilevanza penale imputabile ai loro debitori”.

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La disposizione inoltre amplia la platea dei soggetti debitori ai “debitori nell’ambito dell’attività di impresa” e allarga il novero delle fattispecie di reato rilevante ai fini dell’accesso al Fondo. Ai reati di estorsione, truffa, insolvenza fraudolenta, e false comunicazioni sociali  (già previsti dalla L. n. 208/2015) vengono aggiunti i reati disciplinati dalla legge fallimentare: bancarotta fraudolenta, bancarotta semplice, ricorso abusivo al credito.

Il decreto crescita prevede infine la possibilità di beneficiare di un acconto sul finanziamento erogato dal Fondo del 50%, con saldo, alla verifica dei requisiti.

Il soggetto che si occupa di gestire le pratiche e di concedere il finanziamento – informa CNA Professioni – è il Ministero dello Sviluppo economico.

Pertanto la domanda dovrà essere presentata solo in modalità telematica all’indirizzo https://agevolazionidgiai.invitalia.it, sezione Accoglienza Istanze DGIAI. Alla domanda dovrà essere allegata tutta la documentazione richiesta per permettere una corretta gestione della pratica di erogazione”.

CNA Trentino Alto Adige è a disposizione per affiancare i professionisti associati nell’espletamento delle pratiche.

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Economia e Finanza

Unione consumatori, +422 euro l’anno a Bolzano

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Sebbene l’inflazione in Italia sia congelata, i tassi rilevati dall’Istat hanno calcolato che il costo medio della vita è comunque aumentato dello 0,7 per cento.

Una percentuale che a livello italiano si traduce in 172 euro in più per famiglia in media all’anno mentre in provincia di Bolzano l’aumento è dell’1,4 per cento ovvero 422 euro.

Il capoluogo non è tuttavia la città con il tasso più elevato (il record del tasso di inflazione più alto appartiene in ogni caso a Bari con un +1,7 per cento) ma rimane comunque quella con la spesa aggiuntiva maggiore.

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Al secondo posto tra le città più care c’è Verona (+ 1,5 e 389 euro), Bari (+1,7 e 354 euro). Perugia la meno cara con abbassamento dei prezzi dello 0,1% che genera un risparmio annuo di 23 euro.

 

 

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Economia e Finanza

Mobilità a Bolzano, gli artigiani chiedono soluzioni

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Gli artigiani e le piccole imprese chiedono al Comune di Bolzano interventi a breve, medio e lungo termine per la mobilità affinché si possa “Muovere l’economia, muovendosi in economia”, ovvero senza perdere tempo e denaro per lavorare in serenità.

È quanto emerge dal sondaggio condotto da CNA-SHV tra gli associati da inizio giugno a inizio luglio, subito dopo che il Comune ha illustrato il Piano Urbano della mobilità sostenibile (Pums).

Dalle risposte degli imprenditori emerge che il 55% è favorevole al Pums e agli obiettivi di diminuire il traffico veicolare, migliorare i mezzi pubblici e ridurre l’inquinamento. Il 23% manifesta, però, necessità di approfondire la conoscenza del documento e l’8% ha molte perplessità.

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Per quanto concerne l’introduzione del ticket per i pendolari e i turisti, il 51% è favorevole, il 20% contrario, il 14% perplesso il 12% vorrebbe avere più dettagli. In totale, il 46% non è favorevole a questa misura.

Incide, in questo quesito, il voto di artigiani e imprese che hanno sede o abitano fuori città. Su quale sia il mezzo di trasporto ad alta capacità e poco inquinante da realizzare sull’asse centro-Ponte Adige, ma anche sulle altre direttrici principali, le risposte sono molto diversificate: il 39% privilegia il metrobus elettrico, il 21% propone le cabinovie urbane, il 14% ciascuno per il tram e il Minimetro su rotaia, l’8% vorrebbe più linee di tram.

Un anno fa, un analogo sondaggio aveva rivelato che l’87% dei mezzi aziendali era compreso nella gamma tra Euro 2 e Euro 5, destinati al blocco da gennaio 2020 al 2023. L’avvicinarsi del divieto ha convinto le imprese a investire.

Adesso il 45% ha veicoli tra Euro 2 ed Euro 5, a rischio di blocco, mentre gli Euro 6 sono saliti al 24% e i veicoli elettrici o ibridi al 15%.

Infine la riapertura solo ai veicoli aziendali, in determinate fasce orarie, di viale Trento (per il quale il Comune sta mettendo a punto una sperimentazione che dovrebbe partire a settembre) e di ponte Resia in direzione via Resia. Il 62% è favorevole, il 15% è contrario, il 15% è perplesso e il 7% vorrebbe prima conoscere il piano dettagliato.

Secondo Corrarati “In periodi di emergenza sono necessarie soluzioni di emergenza. Tra cantieri pubblici e privati, in programma o già avviati, ci saranno molti disagi.

Da qui la richiesta di aprire in determinati orari le vie inutilizzate come viale Trento e Ponte Resia in direzione via Resia, puntando su strumenti innovativi che utilizzino le telecamere non solo per la sicurezza ma anche per il monitoraggio del traffico, indirizzando i flussi veicolari verso percorsi liberi attraverso sistemi semaforici e segnaletici smart.

Un esempio in tal senso è l’App sviluppata dal Comune su proposta di CNA per verificare le aree di sosta di carico e scarico libere per i veicoli aziendali”.

Il segretario Schwienbacher ha sottolineato come “artigiani e Pmi stiano già dando un contributo in termini di investimento, cambiando gradualmente i veicoli Diesel più vecchi con mezzi Euro 6 o addirittura elettrici o ibridi.

Ma non si può pensare di lasciare nei guai quel 45% che non ha cambiato i veicoli e probabilmente non ha le risorse per farlo. Rilanciamo la proposta di una rottamazione green utilizzando incentivi provinciali e comunali, finanziabili in parte con gli utili di A22, principale fonte di inquinamento della città”.

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