Alto Adige
Vette Dolomitiche, immagini “rubate”
Dolomiti, patrimonio UNESCO. Dolomiti, patrimonio dell’umanità dunque patrimonio di tutti. Anche se non significherebbe che tutti ne possono usufruire a proprio uso e consumo. Dolomiti sensazione di puro, di fresco.
E allora perché non servirsene per pubblicizzare una mozzarella? Beh, i puristi potrebbero dire che forse c’è anche un altro modo, altri termini, altri paragoni, ma da quando le cime dolomitiche (stilizzate) hanno iniziato ad adornare i vagoni dei treni altoatesini, pardon! “sudtirolesi”, è stato tutto un correre ad utilizzare lo Sciliar per pubblicizzare le mele della Val Venosta, (che è tutta da un’altra parte), le Tre cime di Lavaredo per un cioccolato fatto in provincia di Alessandria e per una nota marca tedesca di auto sportive fino a giungere all’utilizzo fatto dell’immagine di Passo Giau per far da sfondo alle mozzarelline di un consorzio lattiero-caseario altoatesino.
La qual cosa ha fatto sobbollire le genti della provincia di Belluno, tanto da destare la curiosità del principale giornale del Veneto che ha dedicato ampio spazio a questa sorta di innocente (?) ultimo (in fatto di tempo) “furto” d’immagine.
La zona, celebre per aver ospitato aspre e combattute tappe del Giro d’Italia e per aver fatto da sfondo alla più recente serie di “A un passo dal cielo” è certamente bellissima, ma ospita una popolazione gelosa dei propri panorami oltre che delle sue tradizioni, della lingua e della sua cucina: una popolazione che per la gran parte (è la voce dei propri rappresentanti come i sindaci) protesta per queste scelte, anche se ammette che si tratta, in fondo, di pubblicità gratuita per le bellezze dell’ampezzano.
Il sindaco di Rocca Pietore ad esempio, parla in una intervista di una sorta di mancanza di rispetto e che per la legge del taglione, quella di “occhio per occhio…” aver intenzione di prendere l’immagine della parte trentina della Marmolada legandola a quella del suo paese. Da Cibiana invece arriva un appello al “rispetto dei territori e di chi li abita” e viene fermamente condannato lo scippo dell’immagine della Ra Gusela che spunta con la sua vetta in un mare di pascoli verdi: i pubblicitari l’hanno utilizzata come sfondo; in primo piano un letto di paglia su cui sono adagiate con tre confezioni di mozzarella.
La distanza siderale tra un concetto “terrone” (non ce ne vogliano, ormai è un vezzeggiativo) come il formaggio a pasta filata e le aspre cime, mèta storica delle prime ascensioni, è forse colmata dall’ormai universale concetto della globalizzazione, passepartout per giustificare qualsiasi indebito accostamento culturale, geografico, letterario, storico e così via.
E allora perché stupirsi se la cima del Monte Rite e sullo sfondo il Pelmo, il “trono degli dei” (tutto provincia di Belluno e sempre da quelle parti) viene usata per pubblicizzare il Trentino e il lago di Mosigo a San Vito di Cadore viene indicato in Val Pusteria?
Insomma al di là degli svarioni il tutto ci fornisce alcune indicazioni generali e suggerimenti: il primo è quello che l’immagine non è necessariamente legata alla “denominazione di origine” che ormai non è più “controllata” ma frutto del caso e delle elucubrazioni “artistiche” di qualche designer pubblicitario che di geografia proprio non sa nulla; la seconda è quella che la pubblicità, così interpretata, uccide storia e cultura e peculiarità paesaggistiche facendo leva solo sulle sensazioni; la terza, e qui siamo ai suggerimenti, è quello di non andare a cercare il sushi in qualche rifugio dolomitico. Meglio un formaggio di malga e una polenta! Alla faccia della infernale globalizzazione!
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