Politica
Consumi culturali in Alto Adige, Vettorato: “Ottimi riscontri, il lavoro paga”
La cultura in Alto Adige viaggia con riscontri positivi rispetto alla media nazionale. Lo si evince da un’indagine condotta, tra aprile e agosto del 2019, dall’Istituto provinciale di statistica ASTAT, che ha fotografato il gradimento della popolazione rispetto alle proposte culturali promosse sul territorio.
Dai dati, ad esempio, emerge che il 48% degli altoatesini va a teatro, l’82% degli intervistati, inoltre, è soddisfatto dell’offerta e il 50% rileva come negli ultimi dieci anni vi siano stati mutamenti positivi nella gestione delle attività culturali.
“Le politiche culturali promosse a livello locale – sottolinea l’assessore alla cultura in lingua italiana Giuliano Vettorato – sono state efficaci. Lo dimostrano sia i numeri della partecipazione culturale degli altoatesini, che è più alta della media nazionale in quasi tutti gli ambiti considerati, sia i dati sull’opinione dell’offerta culturale in termini qualitativi”.
Boom al Centro Trevi motore della cultura
Un dato molto positivo è quello relativamente alla conoscenza del Centro Trevi di Bolzano, che rappresenta a tutti gli effetti un laboratorio della Ripartizione cultura italiana della Provincia per sperimentare nuove forme di avvicinamento alla cultura della cittadinanza.
“L’indagine del 2000 – rimarca Vettorato – aveva rilevato che era conosciuto dal 37% dei bolzanini di lingua italiana e ora l’indagine Astat rivela che la percentuale è praticamente raddoppiata su Bolzano (67%) ed è cresciuta a livello provinciale fino al 56,1%”.
I dati vengono confermati anche dalla grande affluenza di pubblico al Centro Trevi, che nel 2019 ha superato le 95.000 presenze.
Investimenti futuri in attività culturali
Secondo il sondaggio ASTAT, c’è ancora bisogno di investimento pubblico in attività culturali e sono gli stessi altoatesini a chiederlo. L’89% degli intervistati chiede nuovo impegno per sostenere maggiormente corsi di formazione (45%), iniziative linguistiche (30%), concerti di musica non classica (29%), spettacoli teatrali (23%) etc.
Non solo. L’89% chiede maggiori fondi anche per il sostegno dei giovani artisti (44%), le associazioni (27%), la produzione di libri e documentari (22%) e l’organizzazione di mostre (20%).
“Questo dimostra – evidenzia Vettorato – quanto la spesa pubblica in cultura sia a tutti gli effetti un vero e proprio investimento, un volano in grado di generare plus valore, consapevolezza, crescita sociale ed economica del nostro territorio.
Da questo punto di vista, siamo tutti stimolati, io in primis come assessore competente, insieme a funzionari pubblici, operatori culturali, imprese creative, mondo associazionistico e cooperativo, a studiare nuove vie per migliorare la comunicazione degli impatti positivi e vitali della cultura sulla nostra società“.
“Il periodo di emergenza legato al Covid-19 ha ulteriormente dimostrato come questo settore abbia saputo lavorare in rete, fornendo un contributo fondamentale per la collettivitá”, conclude Vettorato.
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