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Merano

Beutel, la confessione: “L’ho uccisa per gelosia”

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E’ la gelosia il movente che ha portato Johannes Beutel ad uccidere la moglie Alexandra Riffeser ieri mattina nella loro abitazione meranese.

Durante l’interrogatorio reso nelle ultime ore agli inquirenti Beutel avrebbe ammesso le proprie responsabilità, confessando di avere ucciso la compagna.

All’origine della discussione una crisi profonda della relazione tra i due coniugi sfociata nell’aggressione mortale alla donna.

Lei si occupava di artigianato orafo mentre lui lavorava per una ditta di spedizioni in Austria.

Vivevano con due bambine piccole in quel paradiso che oggi si è trasformato in un inferno. Quel pezzo di terra tranquilla, immerso nei vigneti tra Merano e Lagundo, in cui si collocava l’agriturismo di famiglia.

Pochi istanti per un colpo di testa forse dettato dalla paura o da una sorta di egoistica ansia di possesso che troppo spesso muove la mano dei femminicidi.

Addolorati e increduli, i vicini di casa della coppia hanno poca voglia di parlare. Difficile in questi casi esternare la propria costernazione per una tragedia consumata a pochi metri dalla propria abitazione.

La triste statistica sui casi di femminicidio in Alto Adige era stata confermata solo pochi giorni fa dall’Istituto provinciale di statistica Astat che nel contesto dell’indagine sui presidi socio-assistenziali, ha dedicato un approfondimento specifico all’attività delle strutture che assistono le donne in situazione di violenza, ovvero i centri d’ascolto antiviolenza e le case delle donne.

Il quadro che ne è uscito è molto simile a quello dell’anno scorso.

Il fenomeno della violenza sulle donne in Alto Adige si verifica quasi sempre all’interno della famiglia, non cala nei numeri e non si modifica nelle caratteristiche: la maggior parte delle vittime appartiene alla fascia centrale di età (da 30 a 49 anni 59%).

Il maltrattatore è quasi sempre il partner (56%).

Lo studio Astat 2017

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