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Economia e Finanza

Parrucchieri chiusi in Alto Adige rimarranno senza ristori, CNA porta il caso Bolzano al governo

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Il caso delle aziende chiuse in Provincia di Bolzano, dichiarata zona rossa in anticipo rispetto al Governo e pertanto non coperta dal Decreto Legge Ristori Bis, finisce all’esame del Governo grazie all’intervento della CNA nazionale.

Oggi (14 novembre) il presidente di CNA Trentino Alto Adige, Claudio Corrarati, ha avuto un approfondito confronto con il presidente di CNA nazionale, Daniele Vaccarino, al quale ha illustrato la situazione che riguarda molte aziende.

Per primi, in una situazione già conclamata ormai da 10 giorni, i parrucchieri, fermi in Alto Adige per effetto dell’ordinanza provinciale che dichiara tutto il territorio zona rossa, ma non inseriti nell’elenco ATECO dei beneficiari del Decreto Ristori Bis perché l’ultimo Dpcm del primo ministro Conte prevede che i parrucchieri, in zona rossa, stiano aperti, mentre i centri estetici sono chiusi. Altre categorie rientreranno nella fattispecie delle aziende prive di ristoro per effetto del lockdown rigido, più duro di quello previsto dal Dpcm, scattato oggi in Alto Adige.

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Il presidente nazionale Vaccarino illustrerà il problema al ministro per lo Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli. Martedì ne parlerà al premier Conte. La CNA nazionale vuole che il “caso Bolzano” diventi emblematico delle problematiche nate con i lockdown su base comunale, provinciale e regionale, asincroni rispetto a quelli nazionali.

Dalla Provincia – argomenta il presidente regionale Corrarati – non abbiamo avuto né risposte né garanzie. Comprendiamo che c’è tanta preoccupazione per l’emergenza sanitaria ed è in atto uno sforzo titanico per sottoporre a test quasi tutta la popolazione, in merito al quale chiediamo massima chiarezza per i lavoratori autonomi. Con l’intervento di CNA Nazionale, intanto, contiamo di smuovere le acque a Roma sul problema ristori“.

Se il castello normativo con Dpcm e ordinanze territoriali mostra flessibilità e capacità di risposta immediata sul versante sanitario e di protezione civile – aggiunge Corrarati – non altrettanto si può dire sul castello normativo di Dpcm e Decreti Legge Ristori, che fotografano situazioni senza rapide possibilità di adeguamento. C’è la necessità che i semafori delle zone rosse, arancioni e gialle, accesi o spenti dalle Regioni e dalle Provincie, siano assistiti dall’accensione immediata di aiuti.

O si cambia il quadro nazionale, oppure le Regioni e le Province autonome devono anticipare la liquidità e l’integrazione salariale necessaria agli imprenditori e ai lavoratori delle aziende chiuse, in attesa delle modifiche nazionali e di eventuali storni dal Governo. Idem con le scadenze fiscali, siano essi saldi o acconti, da sospendere, rinviare o perfino annullare. Altrimenti aumenteranno le persone disperate che manifesteranno in piazza“.

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