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Economia e Finanza

Se il cliente non va al negozio, il negozio va al cliente. Il paradosso del retail

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Il paradosso del retail arriva quando, in un ambiente completamente digitalizzato e standardizzato, il consumatore chiede a gran voce un’attenzione personalizzata e la possibilità di vivere esperienze di acquisto reali.

Il negozio fisico diventa quindi lo spazio perfetto per soddisfare le nuove esigenze, consentendo di completare il processo di acquisto in modo autentico e, in alcuni casi, memorabile.

I brand, consapevoli di questa realtà, si trovano faccia a faccia con la necessità di reinventarsi continuamente per continuare a catturare l’attenzione dei clienti.

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Non a caso, il 2018 è stato un anno segnato dalla stabilità della vendita al dettaglio italiano: secondo un’analisi di Tiendeo.it, il numero di negozi fisici di largo consumo è aumentato del 3%.

L’e-commerce continua a crescere, sì, è una un dato oggettivo, ma i negozi fisici sono estremamente importanti per i brand, che devono adattarsi ai nuovi tempi.

Per il consumatore non è più necessario viaggiare nel futuro, perché il futuro ha ormai preso piede nel quotidiano.

Quello che il consumatore cerca nel negozio del qui e ora, del presente, è un trattamento umano e diretto. In questo contesto, la tecnologia in store è il miglior alleato per valutare l’esperienza che il consumatore può vivere in loco.

Sono stati creati negozi intelligenti e intuitivi per i consumatori omnichannel sempre più esigenti (negozi senza casse, con realtà aumentata, ecc.).

Un riferimento internazionale è Amazon Go, i cui scaffali intelligenti hanno dato spazio a un nuovo approccio, che prevede che il consumatore entri liberamente nello stabilimento e prenda il prodotto desiderato (senza casse) caricando tutto sulla sua carta di credito. E così l’acquisto in negozio funziona esattamente come quello in e-commerce.

Il negozio tradizionale ha compiuto così un giro su se stesso di 360º, o due. Ora ci sono negozi che puntano a far vivere esperienze uniche al consumatore (flagship store), altre temporanee, spesso accompagnate da una rappresentazione scenografica originale e fuori dal comune (negozi pop-up), altri itineranti, oppure negozi all’interno di negozi, al di là della ridondanza (shop-in-shop).

Ci sono poi negozi che hanno optato per la conversione in punti di ritiro, offrendo quindi la massima praticità e tempi di consegna allettanti nella gestione degli ordini e-commerce.

L’ultima tendenza è rappresentata da piccoli negozi di colossi mondiali situati nel centro delle grandi città, ma solo per un tempo limitato.

Durante lo scorso Black Friday a esempio, Milano è stata scelta da Amazon per il suo primo pop-up store in Italia.

In Via Dante, nell’Amazon Loft for Xmas – questo il nome del temporary shop milanese – un’anteprima dei prodotti più interessanti per i regali di Natale, dall’elettronica ai prodotti locali.

E Zalando risponde scegliendo Corso Como come location del temporary store da cui annunciare il proprio ingresso nel settore della bellezza e della cura del corpo.

Esemplare Patagonia, sempre con uno sguardo all’ambiente e una filosofia anti spreco, che lo scorso inverno ha allestito un pop up di un giorno nella capitale meneghina per vendere capi di seconda mano in ottime condizioni, come incoraggiamento a far durare il più possibile i propri vestiti.

L’intero ricavato è stato devoluto in beneficenza ad associazioni no profit italiane. Emblematico è il caso di IKEA, il gigante svedese, che dopo l’inaugurazione del suo primo small-format store di New York, ha replicato l’esperienza americana nel cuore di Parigi con l’apertura di un un punto vendita formato small shop.

Quando si pensa a IKEA, si materializzano automaticamente infiniti corridoi all’interno di grandi magazzini industriali situati alla periferia della città. Ma il marchio punta ora su un nuovo concetto di business da diffondere in tutto il mondo.

Una strategia che gli permette di diversificare le tipologie dei suoi negozi ed essere in grado di avvicinarsi al consumatore urbano in modo facile e conveniente, migliorando l’esperienza del brand: la vicinanza diventa un valore, ed è apprezzata.

Siamo di fronte a un consumatore iperconnesso, sempre più insaziabile e altamente informato, e al tempo stesso facilmente distraibile e meno disposto a spostamenti in eccesso. Ma se il cliente non va al negozio, il negozio va al cliente.

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Economia e Finanza

Comunicazioni a mezzo posta, agenzie private penalizzate

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Numerose imprese in difficoltà dopo avere affrontato costosi investimenti. E migliaia di posti di lavoro a rischio. Tutto ciò perché una liberalizzazione, portata apparentemente a conclusione quasi due anni fa, è rimasta sulla carta.

A farsi carico del grido di dolore dell’imprese che operano nel mercato della comunicazione a mezzo posta è la CNA, che le associa quasi tutte attraverso CNA Agenzie di recapito, con una inviata ai ministri competenti, Lugi Di Maio e Alfonso Bonafede.

A quasi due anni dall’abrogazione del regime di esclusiva in favore di Poste Italiane nei servizi di notifica degli atti giudiziari e delle violazioni al Codice della strada – spiega CNA Trentino Alto Adige illustrando la lettera – la liberalizzazione del mercato della comunicazione a mezzo posta in realtà è rimasta sulla carta.

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Si è fatta drammatica, nel frattempo, la situazione delle imprese private che operano, fattivamente, nel mercato dei servizi postali, della distribuzione e del recapito parcel. Alla luce del grave ritardo accumulato nel processo di liberalizzazione sono necessarie soluzioni condivise in vista della effettiva apertura del mercato”.

Le imprese in questione – aggiunge la CNA regionale – hanno già soddisfatto i requisiti previsti dal regolamento dell’Agcom e conseguito la Licenza individuale speciale. Ma inutilmente. Le linee guida elaborate dal ministero della Giustizia impongono alle imprese corsi di formazione per ora non partiti. Una situazione che finisce con il consolidare inevitabilmente posizioni dominanti”.

CNA è preoccupata per la tenuta dei livelli occupazionali e, più in generale, per la permanenza delle imprese su un mercato in grande sofferenza. Intanto, sono già stati pubblicati diversi bandi di gara cui le imprese private non hanno potuto partecipare perché, pur possedendo la licenza, non hanno ottemperato agli obblighi di formazione.

Una iattura per gli operatori postali e anche per le stazioni appaltanti, che hanno dovuto rinunciare a offerte più competitive.

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Economia e Finanza

Cultura e legalità per lo stop ai prodotti contraffatti, Cna: “Daspo urbano per gli ambulanti”

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Daspo urbano per i venditori ambulanti di prodotti contraffatti e perdita di benefici come il reddito di cittadinanza o l’indennità di disoccupazione per chi commercia o acquista consapevolmente i falsi. Sono due delle misure allo studio presentate dal viceministro dello Sviluppo economico, Dario Galli, in un’audizione alla commissione Attività produttive della Camera sul Piano nazionale anticontraffazione 2018-2020.

Il Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione, a cui prende parte anche la CNA, insieme al ministero della Giustizia, sta esaminando proposte normative orientate a colpire gli introiti della contraffazione tra le quali il divieto di “ambush marketing” (cioè il commercio parassitario connesso a grandi eventi), il contrasto dell’ambulantato illegale con la possibilità di colpire anche la detenzione per la vendita e l’aggravante per chi acquista prodotti contraffatti su piattaforme di e-commerce.

Altre misure andrebbero a colpire il favoreggiamento della produzione di beni contraffatti e migliorerebbero il controllo doganale delle piccole spedizioni, con l’obiettivo di rendere l’apparato normativo più efficace rispetto alle sfide poste dal fenomeno.

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“Per CNA la lotta alla contraffazione rappresenta una delle linee prioritarie d’intervento – afferma Claudio Corrarati, presidente di CNA Trentino Alto Adige – . Questo fenomeno deve essere combattuto, senza se e senza ma, con un’azione congiunta di istituzioni, sistema delle rappresentanze e cittadini. Le misure delineate dal viceministro Galli vanno proprio in questa direzione”.

Quando si parla di merci contraffatte il pensiero va inevitabilmente a prodotti che recano riproduzioni di marchi d’impresa registrati o a copie perfette di prodotti coperti da brevetti o copyright.

Esiste però un’altra contraffazione – precisa Corrarati – che è quella del marchio di origine o dell’indicazione geografica di provenienza delle merci. L’indebita, o falsa, indicazione del ‘Made in Italy’ penalizza soprattutto le imprese che operano nel settore moda e nelle esportazioni poiché a questo tipo di lavorazioni viene riconosciuto un elevato valore aggiunto”.

La lotta alla contraffazione è una partita complessa che va giocata giorno dopo giorno. Occorre un’azione decisa di sensibilizzazione perché il consumatore perda la convinzione secondo cui la contraffazione è da un lato un problema limitato alle griffe più famose e all’industria dell’audiovisivo e dall’altro una forma di sostentamento di immigrati e disoccupati.

Proprio a questo scopo, come CNA, svolgiamo da anni incontri per sensibilizzare i consumatori al fenomeno della contraffazione e alle sue implicazioni. 

E’ questo uno dei punti nevralgici dell’azione che deve essere condotta – conclude Corrarati – soprattutto i giovani devono acquisire una cultura della qualità, del valore intrinseco di un buon prodotto e del valore aggiunto dato dal saper fare”.

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Economia e Finanza

La ditta bolzanina WrapRoad partecipa al concorso mondiale di Wrapping Design

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La ditta bolzanina WrapRoad partecipa al concorso mondiale di wrapping design.

Saranno ben 53 i Paesi in gara per questo contest, tra cui l’imprenditore bolzanino Stefano Burigo. Mancano solo pochi giorni alla scadenza per presentare i lavori svolti dalle numerose aziende.

Sono circa 800 infatti, le ditte a livello mondiale che parteciperanno a questo concorso.

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Il concorso consiste nel sottoporre a giudizio di ben 9 giudici di fama mondiale i progetti di rivestimento (wrapping) a stampa intera su automezzi.

Stefano Burigo, leader nel settore e titolare della ditta WR che ha sede in via Lungo Isarco Destro 31, intervistato dalla nostra redazione, si dice molto entusiasta ed orgoglioso di partecipare ed in fibrillazione dalla voglia di pubblicare la sua opera sul sito ufficiale www.wraplikeaking.com

Un lavoro impegnativo ma che promette grandi soddisfazioni, quello che Burigo Ore ed ore di lavoro spese per progettare, disegnare, elaborare graficamente ed wrappare direttamente sull’auto che presenterà.

Da quest’anno anche il pubblico potrà votare online per far assegnare al vincitore un premio extra.

Ci saranno 5 vincitori, uno per ogni continente, i quali verranno ospitati a Las Vegas, dal 5 all’8 novembre per il gran finale, dove verrà eletto il re del wrapping  ” WRAP LIKE A KING 2019

Al vincitore andranno 15000 dollari oltre ad avere pubblicità sui vari siti internet, riviste specializzate e media.

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